Cresce la voglia di pasta di qualità

Un'indagine realizzata da Last Minute Market in collaborazione con Swg mette in evidenza che già ora gli italiani sono disposti a spendere mediamente 1,6 euro al kg per una pasta di qualità. E il 10% si spinge fino a 2,5-3 euro/kg

Mentre le mietitrebbie concludono le raccolte di frumento di una campagna che si annuncia sia per il tenero che per il duro particolarmente positiva, c'è chi sta cercando di valorizzare al meglio uno dei prodotti finiti, la pasta. È il caso del Pastificio Agricolo Mancini che in quel di Fermo sta portando avanti un progetto virtuoso a 'ciclo chiuso': produzione in loco con varietà nazionale, pastificio immerso nei campi, trasformazione con tecnologie d'avanguardia, commercializzazione solo nella ristorazione e in negozio specializzati. Ma della realtà creata dal marchigiano Massimo Mancini parleremo in uno specifico articolo su Terra e Vita.

Intanto vale la pena puntualizzare che per la pasta di qualità gli spazi di crescita sono notevoli. Lo conferma un'indagine realizzata, per conto proprio di Mancini Pastificio Agricolo, dalla società Last Minute Market, spin off dell’Alma Mater di Bologna, in collaborazione con Swg, su un campione di 1.300 soggetti maggiorenni.

«La nostra mission - sottolinea Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e docente di Economia Agraria nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari a Bologna - è quella di dare valore al prodotto e soprattutto ai produttori, da sempre i più penalizzati, perché all’interno della filiera sono coloro che meno beneficiano del valore aggiunto».

Secondo l’indagine, il mercato della pasta artigianale attualmente seduce il 7% degli intervistati, che hanno affermato di utilizzarla abitualmente. «Nonostante la crisi - evidenzia Matteo Guidi - amministratore delegato di Last Minute Market - gli italiani sono disposti a spendere di più per una pasta di qualità: in media 1,6 euro per 500 g, con il 10% degli intervistati che spenderebbe fino a 2,5-3 euro (la pasta di Mancini si colloca attorno ai 2,5 euro per mezzo kg, ndr). Il fatto che una pasta sia prodotta dalla stessa azienda che coltiva il grano rappresenta un valore abbastanza importante per la metà degli intervistati e molto importante per il 36%».

Un aspetto da non sottovalutare è una certa carenza di informazioni da parte del pubblico sulla provenienza della materia prima: la maggior parte, infatti, ignora quanti km faccia il grano prima di essere trasformato in pasta. Oltre la metà delle persone che hanno partecipato all’indagine ha una nozione piuttosto vaga riguardo ai procedimenti utilizzati per la produzione di pasta. «Per essere un Paese in cui mediamente si consuma questo prodotto quasi 5 volte alla settimana è quanto meno curioso che regni una tale confusione riguardo a come viene prodotta» commenta Matteo Guidi.  «Ecco perché è importante promuovere una maggiore comunicazione riguardo alla filiera».

Per quanto riguarda lo spreco alimentare, un dato sconfortante: secondo le informazioni fornite da Last Minute Market, la pasta cotta sarebbe l’alimento maggiormente gettato via, proprio perché non gli viene attribuito abbastanza valore.

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