Al via alla Camera l’esame della nuova legge sull’agricoltura bio

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Biodinamico equiparato al bio, istituzione di un tavolo tecnico, elaborazione di un piano d'azione nazionale: le principali novità contenute nel provvedimento

«Finalmente è partita alla Camera la discussione sul progetto di legge per la tutela e lo sviluppo della produzione e dei prodotti biologici di cui è relatore il nostro portavoce

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Pasquale Maglione

Pasquale Maglione. Grazie a questa legge rispondiamo ad esigenze di un settore, quello agricolo, che da anni attende aggiornamenti normativi e migliorie per la tutela del settore biologico». Lo annunciano i portavoce del Movimento 5 Stelle Chiara Gagnarli e Paolo Parentela, rispettivamente componente e capogruppo in commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, tra i firmatari della proposta.

Biodinamico equiparato al bio

L’esame del disegno di legge darà luogo a molte discussioni a cominciare dall’articolo uno dove la produzione biologica viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale e il metodo di agricoltura biodinamica viene equiparato al metodo biologico nei limiti in cui il primo rispetti i propri disciplinari e i requisiti previsti a livello europeo per produrre biologico.

Secondo i detrattori della produzione biodinamica si tratta di un'equiparazione tra due produzioni basate su principi completamente diversi se non opposti.

Tavolo tecnico e piano d’azione nazionale

Il disegno di legge prevede l’istituzione all’articolo 5 di un Tavolo tecnico per la produzione biologica al quale viene affidato il compito di:

  1. delineare indirizzi e definire le priorità del Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica;
  2. esprimere pareri sui provvedimenti di carattere nazionale ed europeo in merito alla produzione biologica;
  3. proporre attività di promozione del biologico;
  4. individuare strategie per favorire l'ingresso e la conversione delle aziende convenzionali al biologico;
  5. l'istituzione del marchio biologico italiano per quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana;
  6. l'adozione del Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, contenente interventi per:
  • agevolare la conversione al biologico, con particolare riferimento alle piccole imprese agricole;
  • sostenere la costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera del biologico;
  • incentivare il biologico attraverso iniziative di informazione ed educazione al consumo;
  • monitorare l'andamento del settore;
  • favorire l'insediamento di nuove aziende biologiche nelle aree rurali montane;
  • migliorare il sistema di controllo e di certificazione;
  • incentivare enti pubblici ad utilizzare il biologico nella gestione del verde e a prevedere il consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e in quelle private in regime di convenzione;
  • incentivare la ricerca;
  • promuovere progetti per i prodotti provenienti dai distretti biologici che permettano la tracciabilità delle diverse fasi produttive e l'informazione al consumatore sulla sostenibilità ambientale, la salubrità del terreno, la lontananza da impianti inquinanti, l'utilizzo di prodotti fitosanitari ecocompatibili e le tecniche di lavorazione e imballaggio utilizzate.

Le altre misure previste

  1. l'adozione del Piano nazionale delle sementi biologiche;
  2. il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica alimentato dal contributo annuale, già previsto a legislazione vigente, dovuto, nella misura del 2 per cento del fatturato dell'anno precedente, dalle imprese titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l'ambiente. Il testo amplia il novero dei prodotti soggetti al contributo, includendovi quelli il cui codice indica un pericolo di inquinamento per l'ambiente acquatico. Innovativa risulta, altresì, l'introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo.
  3. il sostegno alla ricerca tecnologica ed applicata nel settore;
  4. la formazione professionale;
  5. nuovi strumenti per l'organizzazione della produzione, consistenti nella facoltà di :
  6. stipulare contratti di rete, costituire cooperative e sottoscrivere contratti di filiera tra gli operatori del settore;
  7. costituire distretti biologici;
  8. costituire organizzazioni interprofessionali (art. 14), finalizzate al riordino delle relazioni contrattuali, aventi il compito di meglio coordinare le modalità di immissione dei prodotti sul mercato e di redigere contratti tipo per la vendita di prodotti;
  9. stipulare accordi-quadro da parte dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale e aventi ad oggetto la disciplina dei contratti di cessione dei prodotti biologici, prevedendo un corrispettivo a favore dei produttori pari almeno ai costi medi di produzione;
  10. definire intese di filiera volte a: valorizzare le produzioni biologiche, i processi di preparazione e trasformazione con metodo biologico, la salvaguardia dell'ambiente, la tracciabilità delle produzioni, la promozione delle attività connesse, lo sviluppo dei distretti, la valorizzazione dei rapporti organici con le organizzazioni dei produttori biologico  per pianificare e programmare la produzione
  11. riconoscere organizzazione di produttori biologici da parte delle regioni secondo criteri che saranno definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni;
  12. divieto di uso di organismi geneticamente modificati nella produzione biologica nonché il divieto di usare i termini "biologico " o "bio" per i prodotti accidentalmente contaminati da organismi geneticamente modificati;
  13. consentire agli agricoltori che producono varietà di sementi biologiche iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione, nei luoghi dove tale varietà si sono sviluppate, il diritto alla vendita in ambito locale nonchè procedere al libero scambio delle stesse.

 

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