Nel lockdown il biologico ha viaggiato a due velocità

Dati contrastanti fra aumento delle vendite e aziende a rischio chiusura. Successo per la filiera indirizzata alla gdo. Duro colpo per chi aveva scommesso sulla multifunzionalità. Reti di imprese per affrontare il mercato. Il commento di Maria Grazia Mammuccini (Federbio) ed Enrico Amico (Demeter)

Con il lockdown i consumi alimentari sono cresciuti e in particolare quelli di prodotti biologici. Per questo periodo, infatti, Almaverde Bio ha dichiarato un incremento delle vendite di quasi il 20%. Ma qualcosa non torna. Infatti un’indagine condotta da Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica) nello stesso periodo, ha evidenziato notevoli difficoltà per i produttori biologici. Addirittura due aziende biologiche su tre avrebbero un orizzonte di vita di pochi mesi a meno di un intervento importante da parte dello Stato.

 

 

La gdo non si è mai fermata

Maria Grazia Mammuccini

«Durante il lockdown ha retto bene la filiera industriale indirizzata alla gdo. Quest’ultima infatti non ha mai chiuso a differenza del canale horeca che solo adesso si sta lentamente riprendendo – afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio (Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica)–. In questo periodo sono cresciute le vendite del biologico oltre che nella gdo anche nei negozi specializzati e on line. Sicuramente la pandemia ha accentuato la nostra attenzione sul cibo di qualità e la tutela dell’ambiente».

 

 

Enrico Amico

Nonostante le difficoltà nei trasporti anche le vendite all’estero, specie di ortofrutta, sono andate bene, come ci riferisce Enrico Amico, direttore dell’azienda casertana Amico Bio (che produce ortaggi biodinamici), nonché presidente Demeter (associazione che certifica i prodotti biodinamici).

«Vendiamo il 95% nella gdo del nord europa (specie Svizzera e Germania) e in periodo di pandemia abbiamo visto un incremento di circa il 20% sia pure con un aggravio dei costi di trasporto del 30% in conseguenza dei ritorni a vuoto».
Chi ha sofferto di più, e continua a soffrire, sono invece le piccole e medie imprese biologiche che hanno investito molto sulla ristorazione, le mense pubbliche, i mercatini degli agricoltori, l’accoglienza turistica.

Multifunzionalità in crisi

multifunzionalità«Le aziende con spiccata multifunzionalità, bloccate dal lockdown, – continua la Mammuccini – sono quelle che hanno risentito di più della pandemia i cui effetti sono stati solo in piccola parte ammortizzati dai servizi di spesa a domicilio e dalle vendite on line. Chi aveva effettuato importanti investimenti in funzione di servizi accessori si ritrova senza un ritorno economico in grado di compensare le spese sostenute».
Oltre a questo la pandemia ha portato alla luce una serie di elementi su cui il biologico deve lavorare per riequilibrare e rafforzare la filiera anche in funzione di una giusta remunerazione dell’agricoltore.
«A fronte di una forte domanda – afferma Amico – si è verificato anche un piccolo aumento dei prezzi corrisposti all’agricoltore. Questi però sono rimasti imbrigliati in costi accessori conseguenti sempre alla pandemia».
Secondo la Mammuccini per sostenere il biologico è necessario strutturare reti di aziende e puntare sui mercati degli agricoltori. «La sicurezza non va vista solo dal punto di vista igienico-sanitario – afferma il presidente FederBio – ma anche come capacità di fornire cibo a uno specifico territorio».

Gioco di squadra per un salto di qualità

Se è giusto che il settore del biologico esulti per i recenti incrementi di mercato, deve anche fare un esame di coscienza e operare corrette valutazioni.
«Serve un nuovo approccio agroecologico – afferma Maria Grazia Mammuccini – per fare un ulteriore salto di qualità nella produzione e per favorire l’incremento delle superfici biologiche. Voglio precisare che non sarà possibile trasformare tutta l’agricoltura convenzionale in biologica ma dal biologico possono arrivare tante soluzioni importati da spendere anche nel convenzionale. E lo sanno bene le multinazionali che stanno investendo moltissimo sul biocontrollo».
E la strategia Ue Farm to Fork può dare una mano. «Chi l’ha scritta sembra proprio che si sia ispirato al disciplinare Demeter che vede come capisaldi i temi della biodiversità e del rispetto del suolo – conclude Enrico Amico –. I conservatori che rinnegano questo piano rientrano nelle regole del gioco e i comparti biologico e biodinamico potranno risultare vincenti solo se si sapranno strutturare. Confido molto nei giovani agricoltori che si avvicinano a questi settori per fornire nuove professionalità e un rinnovamento culturale».

 

Nel lockdown il biologico ha viaggiato a due velocità - Ultima modifica: 2020-06-17T22:48:00+02:00 da Alessandro Maresca

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