Progetto Arca: suolo in salute con l’agricoltura bio-rigenerativa

Alimenti nutrienti e di buona qualità possono essere prodotti solo da suoli sani. Il progetto marchigiano, portato avanti dagli imprenditori Garbini, Fileni e Loccioni, si propone come soluzione per promuovere una gestione sostenibile dei suoli, mirata a mantenere nel futuro la fertilità dei terreni e la loro capacità produttiva

Pratiche di coltivazione bioconservativa, agricoltura biologica, rigenerazione del suolo, filiera alimentare e zootecnica di qualità certificata, tecniche produttive sostenibili e misurabili con strumenti di elevata innovazione tecnologica. Questi i capisaldi del progetto Arca (Agricoltura per la rigenerazione controllata dell’ambiente) nato nel 1988 a Serra San Quirico (An) per iniziativa dell’imprenditore Bruno Garbini e ripartito ora con i soci Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni.
Un'iniziativa che ha l’obiettivo di dare una risposta concreta alle nuove necessità della nostra terra e dei consumatori, ormai sempre più esigenti in tema di sostenibilità ambientale.
Ed è proprio la forte attenzione nei confronti dell’ambiente diffusa oggi tra la popolazione (a livello politico, macroeconomico e socio culturale) che ha reso possibile la rinascita del progetto dopo trent’anni dalla sua ideazione.
L’intento di Arca è quindi quello di “riportare in equilibrio il rapporto dell’uomo con la terra, valorizzare il ruolo dell’agricoltore che ne è il custode e rendere consapevoli le persone che con le loro scelte di acquisto possono trasformarsi da consumatori a rigeneratori”.
Questo il tema centrale del recente convegno organizzato dai tre imprenditori Garbini, Loccioni e Fileni nella suggestiva Abbazia di Sant’Urbano, nel comune di Apiro (Mc), nel cuore delle Marche.

Bruno Garbini, Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni durante la presentazione del progetto Arca.

Un momento di incontro dove i partecipanti hanno potuto scoprire come è nato il progetto e, insieme a esperti e agricoltori, parlare di valore della terra, di rigenerazione, di bio-conservazione e di responsabilità d’impresa.
Ma vediamo nel dettaglio, secondo quanto raccontato al convegno, in cosa consiste il progetto Arca.

In cosa consiste


Il miglioramento della fertilità dei suoli è sicuramente il focus del progetto e sulla base di questo prendono forma tutte le attività di Arca: tra gli obiettivi, quello di definire e divulgare buone pratiche agricole bio-rigenerative e sostenibili per lo stato di salute dei terreni, dell’ambiente e dell’uomo per le aree geografiche interessate.


Un modello di recupero e sviluppo territoriale che a partire dal Centro Italia, vuole offrirsi come modello da seguire anche in altre realtà territoriali.
Nello specifico, parlando di rigenerazione del suolo, Arca cerca di promuove l’utilizzo di concime organico da fonti animali, questo infatti permette di arricchire il suolo in termini di microflora, microfauna e humus disponibile.
Arca punta anche a costituire filiere agroalimentari solide e innovative che attribuiscano un prezzo consono alla materia prima per la filiera zootecnica e alimentare, oltre a promuovere prodotto, produttore e territorio di riferimento.
Tecnologia e innovazione sono altri due principi che stanno alla base del progetto.  Arca infatti si pone l’obiettivo di controllare ogni fase della filiera attraverso la mappatura di tutti i parametri del terreno con sensori elettronici dei principali parametri dei suoli.
Il progetto, infine, si propone anche come certificazione e garanzia per i consumatori che sanno di avere davanti un prodotto sano, di qualità, buono e realizzato con tecniche sostenibili in grado di incentivare la rigenerazione del suolo e l’economia circolare tramite riutilizzo delle deiezioni o altro.
Si arriva così fino al consumatore finale, attraverso canali di distribuzione mirati, e si rafforza il dialogo tra agricoltori e industria agroalimentare, promuovendo un’economia circolare e locale sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico.

Un modello virtuoso e innovativo

Negli ultimi 50 anni i progressi tecnologici in agricoltura hanno permesso di compiere un enorme salto di qualità sulla produzione alimentare e migliorato la sicurezza alimentare mondiale. In molti paesi, tuttavia, questo sfruttamento intensivo ha impoverito il suolo, mettendo in pericolo la nostra capacità di mantenere, in futuro, la produzione in tali aree.
«Diventa pertanto fondamentale attuare buone pratiche agricole che ci consentano di continuare a produrre in maniera soddisfacente ma che portino contemporaneamente a un miglioramento delle condizioni dei terreni tanto sfruttati – ha spiegato Bruno Garbini -. Senza dimenticare che un suolo vivente e sano è un alleato prezioso per la nutrizione e la sicurezza alimentare. Il progetto Arca –ha continuato Garbini – ha l’intenzione di promuovere una gestione sostenibile dei suoli, mirata ad aumentare la produttività. Il dissesto idrogeologico che caratterizza molti dei nostri suoli oggi nasconde la storia di un terreno sfruttato per decenni da tecniche agricole intensive che hanno portato a un significativo impoverimento di materiale organico, ovvero la vita che nutre le nostre colture.  Ricordo ancora con chiarezza – ha affermato Garbini - l’impegno che mio nonno metteva quando lavorava i campi affinché la fertilità del terreno fosse protetta: le lavorazioni erano superficiali, il concime era costituito da materiale organico e si attuavano rotazioni colturali. Quello che Arca intende fare oggi è proprio questo: ripristinare un sistema fatto di tradizione e amore per la terra, sfruttando nel migliore dei modi tutte le innovazioni tecnologiche presenti oggi sul mercato».
«Arca si offre come modello virtuoso e innovativo esportabile in tanti altri territori italiani. Vuole riportare in auge quella che era la tradizione del passato, la simbiosi tra uomo e natura, unendo innovazione e tradizione - parlano così i tre imprenditori Garbini, Fileni e Loccioni al convegno -. L’idea è quella di portare avanti un’agricoltura fatta di rotazioni colturali, lavoro superficiale, sostanze naturali che sostituiscano la chimica, prodotti biologici da commercializzare in zona. Ma l’idea – ha aggiunto Garbini – è anche quella di portare all’interno del territorio marchigiano un numero sempre maggiore di visitatori con l’obiettivo di prendercene cura». 

Nel video qui sotto alcune considerazioni di Enrico Loccioni sul progetto Arca: «Rinunciare alla qualità del cibo significa rinunciare alla qualità della vita!».

 

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