«La sostenibilità passa dall’innovazione»

Tea, digitale, glifosate: le sfide di Bayer secondo Marc Aupetitgendre

Marc Aupetitgendre, Country Division Head Italy & Greece di Bayer Crop Science
L’entusiasmo dei giovani agricoltori è la premessa per un futuro più green & smart. Marc Aupetitgendre (Bayer): «Ma Bruxelles deve garantire la possibilità di giocare con le stesse carte dei concorrenti internazionali».

Dice il saggio:

«Chi pianta tamarindi, non raccoglie tamarindi».

Un proverbio orientale che mette in evidenza la tendenza all’alternanza tra generazioni che seminano e generazioni che raccolgono, a volte anche oltre i propri meriti.

Oggi, dopo aver raccolto i nefasti effetti delle pandemie e dei cambiamenti climatici, è arrivato il momento di tornare a seminare e in agricoltura in Italia si affaccia una nuova generazione di imprenditori agricoli disposta a seminare sostenibilità e convinta che il modo migliore per farlo sia quello di ricorrere ai sistemi produttivi più evoluti e innovativi.

 

 

L’ha messo in evidenza l’ultima indagine dell’Osservatorio giovani agricoltori di Edagricole che abbiamo realizzato in collaborazione con Bayer. L’elaborazione di Nomisma sui dati raccolti nel corso del 2020 svela l’identikit di una nuova leva di imprenditori agricoli italiani under 40 competenti, interconnessi e aperti all’innovazione (clicca per saperne di più).

Intervista pubblicata su Terra e Vita 9/2021

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Il 69% si dichiara infatti pronto a utilizzare le Tea (Tecnologie di evoluzione assistita, la frontiera più evoluta e sostenibile delle biotecnologie) mentre il 45% già utilizza una o più soluzioni di agricoltura digitale, ve lo aspettavate?

Sinceramente no, non a questo livello – risponde Marc Aupetitgendre, da due anni al vertice di Bayer Crop Science in Italia con il ruolo di Country Division Head Italy & Greece -, ma ci rispecchiamo nella visione di agricoltura che emerge dall’indagine.
I giovani agricoltori hanno un ruolo determinante perché guardano il mondo con occhi diversi e spesso questo sguardo passa dallo schermo di uno smartphone o di un tablet. Hanno aspettative molto alte nei riguardi dell’innovazione tecnica e digitale perché può consentire di valorizzare le loro competenze, decisamente più elevate rispetto a quelle delle generazioni precedenti.
Anche l’Unione Europea lo ha capito. Ha fissato ambiziosi obiettivi di sostenibilità nel Green Deal e nelle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversity 2030” - politiche di ampio respiro che condividiamo nei fini, ma molto meno nei mezzi per realizzarli- e ha attribuito proprio ai giovani, attraverso il Next Generation Eu, la responsabilità maggiore per il raggiungimento di questi target.
Ma se si vogliono attribuire delle responsabilità, occorre anche garantire la disponibilità degli strumenti adeguati per realizzarle. Se si crede veramente che l’agricoltura abbia un ruolo decisivo nel nuovo paradigma della produzione sostenibile, allora non si può continuare a penalizzare l’innovazione nel campo delle biotecnologie e dell’agrochimica.


«L’Italia ha tanto da insegnare a tutta Europa

per l’attenzione alla qualità e alla territorialità del cibo, un tema che sta diventando centrale anche in ottica sostenibilità».

Marc Aupetitgendre

 

 

 

 

 

 

Marc Aupetitgendre, francese, da quasi due anni al vertice di Bayer Crop Science in Italia con il ruolo di Country Division Head Italy & Greece è ormai diventato un acceso sostenitore del Made  in Italy, ma dietro questa posizione c’è un segreto.

Ingegnere agronomo, dopo il master all’Isara di Lione ha lavorato nel settore dell’agribusiness in Inghilterra prima di approdare a Bayer dove ha ricoperto varie posizioni in Francia e Germania prima di approdare a Milano, in un paese che conosce bene, patria della nonna materna che ha di recente compiuto 95 anni. 


Il Green Deal sta entrando con forza nell’architettura della nuova Pac, L’Unione europea vuole un’agricoltura più giovane, smart e green, qual è il contributo di Bayer?

Bayer lavora principalmente in due ambiti: salute e nutrizione. Viviamo le forti difficoltà di questo periodo storico con un senso di grande responsabilità in tutti e due i settori. Siamo partiti due anni fa, dopo l’acquisizione di Monsanto, con un nuovo percorso confermando un forte impegno in agricoltura per ricercare e offrire soluzioni innovative per le grandi sfide del nostro pianeta: garantire la sicurezza alimentare per una popolazione in decisa crescita e gestire al meglio le risorse non rinnovabili, razionalizzando l’uso dei mezzi tecnici.
La sostenibilità è nel cuore di Bayer, ma al centro di questo obiettivo ci deve essere la scienza.
Siamo un’azienda votata all’innovazione: continuiamo a sviluppare nuovi mezzi tecnici attraverso forti investimenti in ricerca e sviluppo e oggi mettiamo a punto anche percorsi innovativi per aiutare gli agricoltori a ottimizzare l’uso di questi mezzi tecnici.
Fare agricoltura oggi significa prendere velocemente numerose decisioni in ambiti diversi e in condizioni ambientali che mutano velocemente a causa del cambiamento climatico.
L’approccio più performante sarà quello basato sull’uso dei dati. Bayer ha investito sul digitale sviluppando assieme a The Climate Corporation una delle piattaforme più affidabili, Climate FieldView, che consente di ottimizzare l’uso degli agrofarmaci, dei fertilizzanti, dei mezzi di biocontrollo, dell’acqua e della semente in un’ottica di produzione integrata.

Ci sono delle differenze nella gestione digitale di colture erbacee e arboree?

Il punto di partenza è diverso. Sulle colture estensive, attraverso Climate FieldView, partiamo da Gps e immagini satellitari basate sulla tecnologia Ndvi, sviluppando algoritmi specifici che ci consentono di migliorare le performance delle pratiche agricole nello spazio e anche nel tempo, tra un anno e l’altro.
All’interno di questo sistema aggiungiamo anche le informazioni che abbiamo acquisito in fase di sviluppo dei nostri prodotti e della nostra semente, realizzando ad esempio le densità di semina più adeguate per i nostri ibridi di mais nelle diverse condizioni ambientali, ecc.
Colture come orticole, frutta e vite sono invece più focalizzate sulla modellizzazione dello sviluppo della coltura e delle malattie per allestire programmi di difesa di precisione basati su dati climatici e fenologici.
Per riuscirci abbiamo sviluppato Dss (decision support systems) e Dst (decision support tools) facili da usare e accessibili da smartphone come ad esempio la nuova app che, in base principalmente alla temperatura del suolo, consente di ottimizzare il contenimento dei nematodi su pomodoro.


Quattro tipi di funzionalità

FieldView è uno strumento a supporto dell’attività degli agricoltori a 360°. Le funzionalità possono essere raggruppate in quattro diverse tipologie:

  • connettività dei dati, con la possibilità di raccogliere e archiviare in un’unica piattaforma digitale i dati raccolti dalle diverse operatrici in campo e i dati inseriti manualmente per poi consultarli accedendo al proprio account Climate FieldView. L’agricoltore può decidere liberamente se trasferire i dati ad altri sistemi attraverso cloud;
  • strumenti di analisi del rendimento, per comprendere meglio la variabilità dei diversi appezzamenti;
  • prescrizione di semina e fertilità, ovvero la possibilità di creare mappe di prescrizione per gestire semine e fertilizzazione con rateo variabile in base ad obiettivi personalizzati
  • immagini avanzate per il monitoraggio dei campi, FieldView è collegato con il sistema di satelliti Sentinel in grado di rilevare circa due volte alla settimana gli stessi appezzamenti. FieldView è in grado di processare le immagini ad alta risoluzione migliorandone la qualità e consentendo di memorizzare note di campo geolocalizzate per favorire la successiva elaborazione.

Sono strumenti che consentono di gestire al meglio mezzi tecnici come gli agrofarmaci, che però rimangono nel mirino delle istituzioni europee.

L’Unione europea coltiva un obiettivo ambizioso che rischia di diventare un’utopia. Punta alla transizione ecologica della produzione agricola facendo leva solo sulla riduzione quantitativa della chimica.
In particolare la strategia “Farm to Fork” pone il traguardo di una pesante riduzione degli agrofarmaci (meno 50% entro il 2030).
Siamo convinti invece che l’approccio debba essere basato sul rischio e non solo sulle quantità.
Continuiamo anche a pensare che la sostenibilità debba essere prima di tutto economica, perché senza reddito gli agricoltori non possono sviluppare nessun vantaggio per l’ambiente. Per questo aspettiamo una seria valutazione d’impatto di queste politiche: la sostenibilità non può essere un’opinione, ma si deve basare sulla scienza.
Occorre valutare ad esempio se è più sostenibile diserbare una sottile striscia di terreno sotto i filari di vite o frutticole con glifosate o consumare tutto il gasolio necessario per le numerose lavorazioni meccaniche che servono per raggiungere lo stesso risultato.
O crediamo ancora che queste operazioni possano farsi a mani nude?
Sul glifosate si gioca una partita importante non per Bayer, ma per tutta l’agricoltura europea. La scienza si è già espressa positivamente: le conclusioni di Efsa (l’autorità europea di sicurezza alimentare) e di Echa (l’agenzia europea per le sostanze chimiche) hanno condotto alla sua riapprovazione.
Entro il 2022 si concluderà il successivo processo di rinnovo, ma su questo rischiano di avere più peso le posizioni politiche delle associazioni ambientaliste, una scelta che priverebbe il nostro continente di un mezzo tecnico decisivo proprio per raggiungere l’ambizioso obiettivo di carbon neutrality, visto il ruolo decisivo di questa molecola nelle pratiche virtuose dell’agricoltura conservativa.

Un’altra partita decisiva da giocare a Bruxelles è quella relativa al nuovo inquadramento normativo delle Tea, previsto entro la fine dell’anno.

I vantaggi maggiori delle nuove biotecnologie di precisione sono proprio sul fronte della sostenibilità.
Oltre alla possibilità di sviluppare varietà resistenti alle malattie si può pensare ad esempio all’opportunità della messa a punto di varietà più efficienti nell’utilizzo di azoto e potassio, con effetti di possibile riduzione di mezzi tecnici che sono nel perimetro degli obiettivi del “Farm to Fork”.
Occorre però fare presto, perché lo sviluppo di varietà più resilienti ottenute attraverso genome editing e cisgenesi non dipende solo da uno “switch” normativo: serve un intenso programma di sperimentazione in campo per selezionare, per ogni ambiente, colture, target e tratti genetici su cui intervenire con modifiche mirate che mimano meccanismi evolutivi naturali.
Spinge all’ottimismo per il raggiungimento di questo risultato l’attenzione dei giovani agricoltori, con la percentuale del 69% di favorevoli a questa innovazione emersa nella rilevazione dell’Osservatorio Giovani e anche l’impegno delle Università, testimoniato dal recente accordo siglato da Siga, Società italiana di genetica agraria, e Coldiretti proprio sul fronte dello sviluppo di Tea adatte alle esigenze del sistema agroalimentare italiano.

Nel frattempo non viene meno l’impegno di Bayer nello sviluppo di soluzioni per la difesa.

Questo è sicuro, con cospicui investimenti di ricerca sia nel settore degli agrofarmaci tradizionali che dei prodotti per il biocontrollo, per aiutare i produttori nella messa a punto di strategie di difesa che vadano incontro alle esigenze dei consumatori.
Tra questi vi sono soluzioni come:

  • Serenade Aso, fungicida biologico naturale a base di Bacillus subtilis (ceppo QST 713) caratterizzato da rapidità di azione contro la botrite;
  • Sonata, antioidico biologico per la difesa di vite e orticole a base di Bacillus pumilus QST 2808;
  • Flipper, soluzione originale per la gestione di afidi, aleurodidi, tripidi e acari a base di a base di acidi carbossilici insaturi (sali potassici di acidi grassi C14 – C20).
  • Quest’ultimo prodotto può essere decisivo, dopo la revoca di importanti molecole, in strategie di difesa che facciano ricorso anche a Sivanto Prime, l’innovativo insetticida sistemico ad ampio spettro a base di Flupyradifurone caratterizzato dall’azione di Fast feeding cessation, che determina una rapidità di azione tre volte superiore rispetto agli standard di riferimento.

Oltre però ai prodotti di recente registrazione, è diventata strategica la difesa dei prodotti già esistenti, spesso ad azione multisito, nei processi di rinnovo delle registrazioni. Un’attività decisiva in ottica antiresistenza ma anche per garantire la necessaria copertura per alcune colture e alcuni target che rischiano di rimanere privi di soluzioni.
A titolo di esempio possiamo citare il recente rinnovo di approvazione di isoxaflutole, processo seguito da vicino dal Team Italia di Bayer. Questa sostanza attiva, essenziale per il diserbo del mais, è contenuta nei prodotti come Adengo Xtra e Merlin Flexx Xtra.

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«La sostenibilità passa dall’innovazione» - Ultima modifica: 2021-03-24T19:03:20+01:00 da Lorenzo Tosi

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