Dop e Igp, Deserti: «Aumentiamo i fatturati non i prodotti tutelati»

Dop e Igp
Il comparto delle Indicazioni geografiche ha retto bene agli urti contro pandemia, guerra e inflazione e si prepara a vivere una nuova stagione chiedendo all’Europa semplificazione e più protezione

Anche in un periodo di alta inflazione e di forte aumento dei costi energetici, il comparto delle Ig (Indicazioni geografiche) tiene e si presenta, in assoluto, uno dei più resilienti dell’intera economia. Seppure, ovviamente, le difficoltà non manchino e occorra, prima di tutto, sorvegliare da vicino il nuovo regolamento europeo, che secondo l’attuale tabella di marcia dovrebbe entrare in vigore dall’autunno 2023. Sono questi alcuni dei contenuti emersi nel corso dell’International Trademark Association annual meeting di Singapore, dove Origin (Organization for an international geographical indications network – Organizzazione per una rete internazionale delle indicazioni geografiche), presieduta da Riccardo Deserti, che è anche direttore generale del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, ha presentato il suo 2023 “Gi Trends” panel, un sondaggio volto a monitorare, su base annuale, i principali trend economici e il sentiment delle Dop e Igp nel mondo, giunto quest’anno alla seconda edizione.

Il campione 2023, composto da 23 Ig di 13 Paesi nei settori agricolo, vitivinicolo, bevande spiritose e artigianale, rappresenta 68 miliardi di euro di fatturato aggregato, di cui 54 di export, mezzo milione di posti di lavoro diretti e circa 600.000 km2 di territorio (un’area più grande di Paesi come Germania o Spagna). Tale rappresentanza, peraltro, è piuttosto indicativa anche per monitorare l’andamento dell’agroalimentare di qualità, poiché all’interno delle 24 Ig prese in considerazione, 11 appartengono direttamente a questo settore e cinque sono del comparto vino. Una buona occasione, insomma, per fare il punto della situazione direttamente con Deserti che avverte: «Il futuro delle Ig si gioca sull’aumento del fatturato di quelle esistenti non sulla crescita numerica dei prodotti tutelati».

Presidente, alla luce del “GI Trends” che avete presentato all’evento di Singapore, qual è lo stato di salute di cui godono le Ig oggi?

«Buono e incoraggiante. Nel triennio terribile che abbiamo appena trascorso, una vera e propria tempesta perfetta tra pandemia, guerra in Ucraina, aumento dei tassi di interesse e inflazione, il comparto ha reagito molto meglio che altri settori, seppur con qualche eccezione. Ciò dimostra che la qualità, intesa non solo in senso organolettico del prodotto in sé, ma come sistema di garanzie certificate, è stata il salvagente che ha aiutato, meglio che in altri settori a reagire a questo prolungato periodo di crisi. Attenzione però: ciò non vuol dire che nell’estate 2023 la situazione sarà rose e fiori e che il peggio ce lo siamo lasciati alle spalle, perché rimangono da gestire anche molte preoccupazioni».

Quali sono alcune delle preoccupazioni a cui fa riferimento?

«Dopo l’enorme impennata dei costi di produzione che abbiamo registrato nel corso del 2022, i listini non sono affatto ritornati ai livelli pre-guerra in Ucraina. Soprattutto nelle filiere di qualità, questo mancato riassorbimento dei costi è fonte di preoccupazione. Per il momento, nonostante tutto, in Italia l’economia sta ancora tenendo, ma già in Germania, ad esempio, registriamo difficoltà diffuse. La preoccupazione, per quanto riguarda le aziende italiane, è soprattutto per i mercati esteri, dove il mercato delle Ig potrebbe segnare il passo. Anche se, appunto, ai blocchi partiamo con il piede giusto, come confermato dalla storia dell’ultimo triennio».

Un altro passaggio fondamentale per il comparto delle Ig, sarà quando entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo. Quando vi aspettate che diventi operativo?

«Il nuovo regolamento sulle Ig è atteso tra ottobre e novembre, sotto la presidenza di turno spagnola. Come sistema Italia stiamo cercando a tal proposito di far passare, all’interno di esso, alcuni importanti obiettivi. È stato fatto un ottimo lavoro dal Parlamento europeo, anche grazie all’impulso dato dall’onorevole Paolo De Castro, ma la decisione finale spetterà al Consiglio e alla Commissione. Non per niente tale sistema si chiama trilogo, perché appunto deve trovare un accordo comune tra questi tre differenti organi.

Ci può spiegare cosa cambierà nel concreto?

«Ciò che stiamo cercando di promuovere a livello di obiettivi del nuovo regolamento sono: la semplificazione delle procedure, per dare tempi certi all’iter di modifica dei disciplinari; l’aumento della protezione delle Ig, sia su internet sia nei prodotti trasformati, perché oggi sono poco o nulla tutelate; l’inserimento nei criteri di produzione delle Ig anche dell’elemento “sostenibilità”. Poi, da ultimo, la cosa che forse è anche la più importante: chiediamo che nel nuovo regolamento europeo sia previsto un rafforzamento del ruolo dei consorzi, come strumento per garantire che si crei valore lungo le filiere».

Dunque, il nuovo regolamento per Dop e Igp è comunque necessario?

«Come ho anticipato, ci sono tante cose che devono essere cambiate rispetto alla situazione attuale. Bisognerà ovviamente sorvegliare affinché il nuovo strumento prenda in considerazione la voce autentica delle filiere produttive, che ho espresso negli obiettivi di Origin. Già oggi, a chi produce le materie prime per le Dop, viene normalmente riconosciuto un prezzo più alto. Con la riforma delle Ig ci potrà essere un ulteriore vantaggio per il settore primario?

Una premessa è doverosa a questo proposito: prezzo più alto non vuol dire ottenere un margine più alto. Rispettare disciplinari significa infatti molto spesso avere anche costi maggiori da sostenere. Certamente, se con il nuovo regolamento sulle Ig si riuscirà a rafforzare la protezione e il ruolo di governo economico delle filiere – grazie al fondamentale ruolo dei Consorzi – si avrà anche una maggiore possibilità di tutelare il reddito dei produttori agricoli».

Ritiene che le Ig siano una strada da percorrere anche in futuro per sviluppare l’economia delle regioni? Ed eventualmente perché?

«Assolutamente sì, ma intendiamoci: ormai è chiaro che il patrimonio delle nuove Ig è già stato quasi completamente esplorato. Non bisogna quindi immaginare come percorso di sviluppo futuro un loro aumento di numero. Occorre invece lavorare per una crescita del fatturato, del loro valore economico e del numero di occupati. Si tratta di un obiettivo a portata di mano e, al contempo, di una grande opportunità».

Il sondaggio di Origin su Dop e Igp

Dieci domande alle associazioni che tutelano 23 prodotti tipici. Questi i numeri essenziali del “Gi trends” panel di Origin, giunto quest’anno alla seconda edizione. Cinque quesiti sono centrali e riguardano andamenti economici e aspettative del settore. Altri cinque sono formulate ogni anno, tenendo conto dello scenario economico internazionale in corso.

Le tendenze principali del 2023 sono gli alti costi energetici e l’inflazione (l’edizione 2022 si è concentrata sullo scenario post covid e sui temi della sostenibilità). Le risposte al sondaggio del 2023 riflettono i dati economici rilevanti del 2022 e l’umore all’inizio del 2023 rispetto al 2022.

Come noto, il settore delle Indicazioni geografiche è legato a doppio filo con il cibo e le bevande. Difatti ben 16 prodotti sui 23 presi in considerazione nel 2023 “Gi Trends” panel fanno riferimento ai comparti agricolo (11) e vitivinicolo (5). E con sei prodotti presenti (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Aceto balsamico di Modena, Prosecco e Chianti classico) l’Italia è il Paese più rappresentato.

Scarica il “Gi trends” panel 2023

Dall’indagine è emerso che le Indicazioni geografiche di Origin generano un fatturato aggregato di 67,83 miliardi di euro, di cui 54,12 di export. La quota media delle esportazioni è del 60% e i posti di lavoro diretti nel 2022 sono stati 419.433. Sempre nel 2022, il settore delle Ig ha mostrato di tenere, nonostante gli alti costi energetici e l’inflazione: 14 hanno registrato un incremento del fatturato, sei un calo, quattro sono rimaste sostanzialmente invariate. Per il 2023, 13 Ig prevedono una sostanziale stabilità nelle vendite, otto un incremento di fatturato, tre un calo. Questa prospettiva positiva suggerisce che, nonostante le incertezze, il settore dovrebbe mantenere la sua posizione di mercato e la propria competitività anche nell’anno in corso.

Dop e Igp, Deserti: «Aumentiamo i fatturati non i prodotti tutelati» - Ultima modifica: 2023-06-29T08:26:44+02:00 da Marco Pederzoli

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