L’Ocm che non avete mai visto

Italia Ortofrutta Unione nazionale
Italia Ortofrutta chiede di rimodulare l’aiuto definendo azioni che fanno giocare all'attacco le imprese, grazie a investimenti in innovazione e ricerca

Italia Ortofrutta Unione nazionale ha celebrato i suoi primi 50 anni con un evento dedicato al sistema organizzato a oltre 20 anni dalla nasciata dell’Ocm (nel 1996)  e ai grandi temi del futuro agricolo.

Il legame tra lo sviluppo dell’Unione e la politica di sostegno al settore ortofrutticolo è evidente, lo hanno ricordato il presidente onorario e quello in carica, Gianni Petrocchi e Gennaro Velardo. L’unione è cresciuta insieme all’Ocm, anzi l’intero settore è cresciuto con l’Ocm. E i risultati raggiunti sono frutto di una intuizione: creare un unico soggetto per il trasferimento in Italia degli indirizzi europei e trarre i benefici della politica di sostegno. Oggi come ieri la missione principale dell’Unione è organizzare il mondo della produzione in una logica di sistema e renderlo ancora più coerente con l’evoluzione e gli indirizzi europei.

Ed è stato appunto il futuro il tema della giornata, ovvero come il sistema ortofrutticolo si relaziona con i nuovi temi e i nuovi scenari dell’agricoltura. Scenari molto differenti rispetto a pochi anni fa e con dinamiche in veloce evoluzione. Il mercato è difficile, sempre più globalizzato, influenzato da fattori geopolitici, con una perdita di competitività dovuta proprio alla carenza di mercati di sbocco.

Nella sua relazione il direttore di Italia Ortofrutta, Vincenzo Falconi, ha ribadito come uno degli elementi fondamentali della svolta del 1996 sia stato guardare alle imprese e al mercato, in particolare rendere le “imprese Op” protagoniste del modello di sostegno. Un connubio che ha portato risultati importanti: il concetto che «il reddito deve venire dal mercato» era rivoluzionario e resta attuale ancora oggi. Senza dimenticare altre scelte allora innovative, come coniugare l’approccio commerciale con il rispetto ambientale. Elemento di fondo della nuova Pac.

Il sistema organizzato in Italia e in Europa

«Il comparto ortofrutticolo organizzato – ha continuato Falconi - è una realtà affermata alla quale vengono chiesti specifici impegni nell’interesse dell’intero settore. Le Op sono “imprese guida” che trasferiscono nei territori gli indirizzi europei e guidano l’evoluzione di una intera fetta della nostra agricoltura. Il sistema ortofrutticolo è capace di coniugare le esigenze del mondo produttivo con le più ampie richieste dei cittadini consumatori in un’ottica imprenditoriale che significa creare valore e creare benessere per tutti. Un modello che ci ha portato a essere i primi utilizzatori di risorse del settore con oltre 250 meuro di aiuto ogni anno».

Un calcolo per tutti

L’ortofrutta italiana soffre di una progressiva perdita di competitività, è cosa nota a tutti. Per la prima volta l’Italia ha importato più ortofrutta di quanta ne ha esportata”, ha detto Falconi, ricordando come tra il 2018 e il 2019 abbiamo perso 10 centesimi/kg sul prodotto esportato da 1,26 a 1,18euro/kg, mentre abbiamo importato ortofrutta a un costo unitario crescente che è passato dal 1,02 euro/kg del 2018 a 1,1 euro/kg del 2019.

E stiamo perdendo posizioni commerciali rispetto ai paesi nostri concorrenti nel commercio ortofrutticolo. L’Italia si posizione al decimo posto nella classifica dei produttori mondiali di frutta e ortaggi in calo rispetto al 2003 in cui occupavamo il settimo posto. Relativamente, poi, agli scambi internazionali (che negli ultimi anni sono raddoppiati), l’Italia si trova all’ottavo posto. La Spagna è al secondo. Un indicatore di questo rallentamento lo troviamo anche analizzando la spesa dei Programmi operativi: negli ultimi anni è aumentata la percentuale di spesa per interventi alla produzione. Un fenomeno che riscontriamo solo in Italia. Se da un lato denota la resilienza del settore e la sua capacità di modulare il sostegno per adattarsi ai cambiamenti, dall’altro lato sembra quasi sancire un minor impegno verso le azioni più orientate al mercato e alla commercializzazione ripiegando verso la copertura dei costi di produzione.

Un nuovo approccio di mercato

Falconi ha poi lanciato un messaggio: «Si deve fare un cambio di passo e ricominciare a giocare in attacco aggredendo i mercati per riacquisire competitività». Un nuovo approccio con il mercato, dunque, necessario per tornare a interpretare meglio il rapporto con il mercato partendo dal mercato nazionale, dove si fa fatica a fare reddito e ampliare con maggiore velocità i mercati extra-Ue. «E’ necessario ridare valore al prodotto ortofrutticolo per far si che tutta la filiera ritorni a guadagnare e avere una distribuzione del valore più equa. La politica del basso costo ha prodotto il risultato che il consumatore apprezza poco il prodotto ortofrutticolo anche se è un prodotto oggettivamente più ricco di servizi, di certificazione, di rispetto ambientale, più sicuro, ecc.

E ancora: «Vediamo con favore tutte le norme finalizzate a tutelare il settore dalle pratiche commerciali sleali. Ma c’è una questione di fondo che emerge poco nelle analisi, e cioè che il settore è nella stragrande maggioranza dei casi invisibile agli occhi del consumatore. Il riequilibrio del potere negoziale della filiera deve andare di pari passo con l’incremento di visibilità delle Op. Ci piacerebbe avere una norma che potesse garantire la visibilità del nome delle Op sulle confezioni e sui punti vendita. La giusta visibilità, ancora prima di un prezzo più alto, è una questione di riconoscimento degli impegni del sistema produttivo. Insomma, è necessario tornare a dare dignità e valore al modo di produrre italiano».

Falconi ha poi parlato di reciprocità e uniformità delle regole, scarsa marginalità e costi di produzione, lavoro in agricoltura, ricerca e innovazioni, qualità delle produzioni, ambiente e sostenibilità. Temi ripresi anche dai partecipanti alle tavole rotonde: Paolo de Castro (Parlamento Europeo), Angelo Benedetti (Unitec), Lorenzo Faregna (Federchimica Agrofarma), Carmine Pagnozzi (AssoBioplastiche), Claudio Dall’Agata (Consorzio Bestack), Raffaelle Borriello (ISMEA), Ettore Prandini (Coldiretti), Mauro Di Zio  (CIA – Agricoltori italiani), Nicola Cilento (Confagricoltura) Giorgio Mercuri (ACI), Franco Verrascina (Copagri).

Come usare l’Ocm

Falconi ha anche suggerito una soluzione: «Usare le leve dell’Ocm Ortofrutta per stimolare le attività mirate all’approccio con il mercato e che favoriscono le relazioni tra imprese. Il che è essenziale per creare quei legami virtuosi che possono aiutarci a competere meglio sui mercati e a riacquistare competitività nel contesto internazionale».

«Fermo restando la percentuale media di sostegno dei Programmi operativi del 50% - ha concluso Falconi - occorre rimodulare la percentuale dell’aiuto prevedendo un contributo maggiore per le azioni che migliorino l’orientamento al mercato, di ricerca e sviluppo e trasferimento delle innovazioni, che servano a investire in capitale umano inserendo nelle Op nuove figure professionali utili a gestire meglio i rapporti con il mercato o a dare risposta alle nuove modalità di vendita. Ma è fondamentale definire azioni realizzabili solo da Op che decidano di lavorare insieme ad altre Op per fare squadra e aggredire il mercato in una logica sempre più di sistema e di razionalizzazione delle risorse».

A chiudere i lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che ha sottolineato come in 50 anni l'agricoltura sia cambiata. Una evoluzione continua, che richiede strumenti e idee nuove. «Dobbiamo coinvolgere e incentivare i giovani e le donne, questa è la vera innovazione, se viogliamo progettare un futuro insieme».

L’Ocm che non avete mai visto - Ultima modifica: 2019-12-13T07:00:51+00:00 da Raffaella Quadretti

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