Nuova Pac: il capping ancora non c’è, ma piace sempre meno

capping
Un documento congiunto di 14 organizzazioni agricole di 10 Paesi europei (per l'Italia Confagricoltura) cerca di stoppare sul nascere la proposta del tetto ai pagamenti diretti della Pac

Prima ancora di capire i criteri di applicazione e l'impatto sulle agricolture europee, 14 organizzazioni agricole di 10 Paesi europei (Confagricoltura è la capofila) cercano di stoppare il capping.

La Professionale italiana e le altre strutture del Vecchio Continente hanno proposto un documento comune con cui si sollecitano le autorità dell'Unione europea a non prevedere tetti ai pagamenti diretti della Pac post

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura

2020. Il documento è stato inviato a eurodeputati, stakeholders e decisori dei vari Paesi membri e della UE, per sensibilizzarli sull'argomento.

Sul banco degli imputati la proposta della Commissione europea di introdurre la riduzione graduale dei pagamenti diretti che superano i 60mila euro con un tetto massimo fissato obbligatoriamente a 100mila euro. Quelle del capping (tetto ai pagamenti) e della regressività (la riduzione percentuale) sono – si legge nel documento congiunto delle 14 Organizzazioni - «proposte discriminatorie per le imprese agricole di molti Stati membri, che sono responsabili di una quota significativa della produzione agroalimentare dell'UE e che si impegnano a fondo per affrontare le questioni ambientali e climatiche».

Plafonamento e degressività facoltativi

Confagricoltura ricorda che anche nella dichiarazione congiunta dei ministri dell'Agricoltura di Francia e Germania sulla riforma della Pac si sottolinea che «il plafonamento e la degressività devono restare facoltativi per gli Stati membri».

Il documento delle organizzazioni agricole europee pone in evidenza che il sostegno al reddito  «è volto a compensare gli agricoltori dell'Unione europea per i loro costi di produzione più elevati a causa degli alti standard europei in materia di ambiente, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, benessere degli animali. Gli agricoltori forniscono beni pubblici sotto forma di standard produttivi elevati, indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda. Mettere un tetto assoluto ai pagamenti diretti significa ignorare questa realtà discriminando di fatto le grandi aziende agricole».

«In alcuni Stati membri, minaccerebbe il raggiungimento degli obiettivi ambientali e climatici dell'Ue in quanto gli agricoltori sarebbero spinti ad aumentare la produzione di colture a seminativo (per cercare di compensare il minor sostegno al reddito)».

«Potrebbe aumentare il numero degli “agricoltori in poltrona”, il che contrasterebbe con le finalità stesse della Pac e del plafonamento dei pagamenti diretti».

Innovazione penalizzata

Confagricoltura e le altre Organizzazioni partner sono convinte che - approvando proposte così limitative - si «produrranno effetti controproducenti per l'innovazione e gli investimenti, limitando l'espansione, lo sviluppo di quegli investimenti che nel settore agroalimentare hanno un impatto positivo sull'ambiente. Le grandi aziende agricole sono, infatti, le più motivate e hanno capitali da investire nelle nuove tecnologie e in agricoltura di precisione». L’unico risultato che si otterrà è quello di «condurre alla frammentazione le aziende agricole, con effetti negativi sull'occupazione».

Infine le Organizzazioni firmatarie sottolineano che non è corretto affermare che l'80% del budget dei pagamenti diretti è destinato al 20% dei beneficiari. Non si tiene conto che quel 20% (agricoltori che ricevono più di 5.000 euro) genera oltre l'80% della produzione agricola e bovina dell’UE, gestisce oltre l'80% delle superfici oggetto dell'attività agricola e impiega praticamente tutta la forza lavoro che opera nel settore.

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