AGROSELVICOLTURA

Pioppo con canna da zucchero Crescono le superfici in India

I nuovi cloni ibridi e l’alto valore di mercato del legno aprono la strada alla coltura in clima subtropicale

In India, con il
progresso economico, cresce anche la forestazione produttiva senza diminuire la
sicurezza alimentare e contribuendo alla tutela delle superfici forestali
naturali. Questo anche grazie alla pioppicoltura e all’agroselvicoltura, cioè
piantando il pioppo in consociazione con le colture alimentari. In India la
pioppicoltura si è diffusa a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso nella
parte settentrionale del paese, oltre i 27° Lat N. In 40 anni, con lo sviluppo
dell’industria del legno e la crescente necessità di materie prime, il pioppo è
diventata la principale fonte di approvvigionamento di legname.
Complessivamente sono presenti 362.700 ha a pioppo di cui 315.700 ha di
piantagioni. Un forte impulso si è avuto negli ultimi quattro anni con 255.000
ha di pioppo di nuovo impianto tutti di agroselvicoltura.
Questo recente impulso trova la sua regione nelle scelte politiche che hanno
portato ad una notevole riduzione dell’utilizzazione delle foreste naturali e
al conseguente incremento della coltivazione di alberi fuori foresta, interessando
gli stati nord-occidentali (Uttar Pradesh, Punjab, Haryana, Uttarakhand ((Uttaranchal),
Jammu & Kashmir, l’Himachal Pradesh, il Bihar ed il Rajastan (fig. 1), con
diffusione prevalente nelle fertili pianure alluvionali del bassopiano
indo-gangetico, ai piedi dell’Himalaya.

Annualmente
vengono utilizzati 5,1 milioni di m3 di legno di pioppo di cui 4,8
milioni di m3 per usi industriali (pannelli di compensato e
cartiera) e 300.000 m3 per energia (legna da ardere). Forte di
questi numeri la Commissione Nazionale Indiana del Pioppo ha organizzato a fine
ottobre 2012, a Dehradun nello stato dell’Utterakhand, la 24a sessione
della Commissione Internazionale del Pioppo. Questa commissione, istituita
dalla FAO nel 1947 in Francia, con l’Italia tra i Paesi fondatori; organizza
riunioni ogni quattro anni in uno dei 37 paesi membri intorno ad un tema
specifico; in questa sessione il tema era ‘migliorare la vita con pioppi e
salici’. Oltre alla presentazione di lavori scientifici e tecnici è stato
possibile ai delegati dei vari Paesi visitare anche vivai, piantagioni e
industrie locali.

Specie e cloni utilizzati

Delle oltre 30
specie appartenenti al genere Populus
ben 6 specie possono essere considerate autoctone nel subcontinente Indiano: Populus ciliata, P. gamblii, P. jaquemontii
var. glauca, P. rotundifolia, P. alba
e P. euphratica. Il loro areale
naturale si estende nella parte nord dell’India, sulle montagne ad altitudine
comprese tra i 1000 ed i 3000 m s.l.m. I pioppi indigeni coprono una superficie
di circa 47.000 ha di cui 18.800 destinati a protezione ambientali.

I cloni di pioppo,
destinati alla coltivazione fuori foresta nelle zone pianeggianti, sono stati
importati a partire dagli anni ‘50 soprattutto da Australia e Stati Uniti. L’organismo
che si è maggiormente occupato dell’introduzione di specie esotiche in India è
stato il Forest Research Institute di
Derhadun. In 70 anni sono stati importati più di 600 cloni delle specie: P. deltoides, P. trichocarpa, P. nigra,
P. laurifolia, P. yunnanensis, P. violacens,
P. maximowiczii, P. simonii, P. szechuanica,
P. tacamahaca, P. tremuloides, e P.
grandidentata
. Durante la prima fase di diffusione delle piantagioni
pioppicole, vennero testati anche alcuni cloni italiani tra i quali I-214,
I-445, I-67/55, I-145, Lux, Luisa Avanzo, BL-Costanzo e Jacometti78B ma le
migliori performance si ottennero con i cloni di P. deltoides di provenienza Nordamericana. A quel tempo non
esisteva ancora un programma di miglioramento genetico a livello nazionale per
la selezione di genotipi idonei alle condizioni ambientali indiane che vanno
dalle zone freddo aride dello Jammu and Kashmir a quelle caratterizzate da una
stagione vegetativa lunga, molto calda e con piovosità elevata dell’Uttar
Pradesh. Solo a partire dagli anni ‘80, sono stati impostati i primi programmi
di miglioramento genetico ibridando cloni di P. deltoides con le specie autoctone. Attualmente ad occuparsi del
miglioramento genetico del pioppo sono alcuni enti; tra i pubblici il Forest
Research Institute di Derhadun, il centro di Haldwani dello State Forest
Department dell’Uttarakhand, la Parmar University of Horticulture and Forestry
di Solan nell’Himachal Pradesh e un’impresa privata, la Wimco Seedling Ldt di. Quest’ultimo
ente è quello che più si è speso per la diffusione dell’agroselvicoltura presso
gli agricoltori.

I cloni vengono
selezionati oltre che per la rapidità di crescita anche per la resistenza ad
alcune malattie tipiche degli ambienti caldo-umidi e agli insetti. Tra i cloni
selezionati i più coltivati sono: G48 (36% delle pioppelle prodotte nei vivai
nel 2012) S7C15 (19%), Udai (12%), WSL39 (9%), S7C8 (6%), Wimco 81 (5%), WSL32
(3%); in misura minore altri 15 cloni tra questi ad esempio anche il G-3
(0,17%), un clone introdotto dall’estero, che costituiva ben il 90% della
produzione vivaistica negli anni ‘90. Nel 2010 sono stati posti in commercio
sei nuovi cloni: Wimco 62, Wimco 81, Wimco 83, Wimco 108, Wimco 109 e Wimco
110, tutti con ottime produzioni in varie località e tolleranza alle malattie;
l’ultimo sembra anche poco appetito dalla Crisomela del pioppo. Il rinnovamento
clonale, a detta degli operatori indiani del settore, procede con lentezza; ma
comunque ad un ritmo superiore a quello del nostro Paese, dove nonostante siano
iscritti al Registro nazionale dei Cloni forestali almeno una cinquantina di
varietà clonali, il clone I-214, selezionato a fine anni ‘20 del secolo scorso,
e coltivato a partire dagli anni ‘60, è ancora usato su oltre l’80% delle
superficie pioppicola.

Le fasi di coltivazione

Il pioppo viene
propagato usando talee prelevate da fusti di un anno di età. Le talee vengono
messe a dimora su terreni ben preparati nel mese di gennaio e febbraio alla
distanza di 80 × 40 cm corrispondente a densità di oltre 30.000 piante per
ettaro. A seconda dell’intensità delle cure colturali adottate si ottengono, a
fine stagione vegetativa, circa 20.000 piantine commerciali per ettaro con
altezza compresa tra 3 e 6 m.

Recentemente la
Wimco ha introdotto una variante nel sistema vivaistico: le talee di piccole
dimensioni (5 cm di lunghezza) vengono fatte radicare in vasetto e poi trapiantate
in pieno campo fino all’inizio di luglio, in questo modo si elimina la
disformità del vivaio, e le fallanze, caratteristica negativa dei cloni di P. deltoides notoriamente di difficile
radicazione.

Ogni anno vengono
prodotte complessivamente circa 48 milioni di pioppelle, circa il 75% viene
commercializzato, il 10% viene utilizzato per produrre talee e il rimanente è
scarto. La produzione vivaistica è distribuita come segue: 41% nell’Uttar
Pradesh; 24% nel Punjab; 15% sia in Haryana sia in Uttarakhand; 2% in Himachal
Pradesh e la quota restante equamente distribuita negli altri stati.

Prima dell’impianto
le pioppelle a radice nuda vengono poste in acqua per almeno 48 ore. L’impianto
viene effettuato nei mesi tra dicembre e febbraio adottando spaziature di 5 × 4
m, 5 × 5 m, 7 × 3 m, 8 × 3 m, oppure in filari a bordo campo con distanza di 2
o 3 m tra le piante. La scelta della spaziatura dipende molto dal tipo di
coltura agricola associata. Le pioppelle sono poste in buche di 7-10 cm di
diametro, profonde 60-90 cm.

Modello agroforestale

La consociazione
con le colture erbacee inizia sin dalla prima stagione d’impianto, senza
determinare alcun azione negativa sull’accrescimento del pioppo, date le
condizioni stazionali esternamente favorevoli, con suoli alluvionali fertili e
profondi, falda freatica accessibile alle radici delle colture, alta radiazione
luminosa delle latitudini sub-tropicali ed abbondanti precipitazioni
monsoniche. Le operazioni colturali sono per lo più condotte manualmente, data
l’alta diponibilità di manodopera locale. Solo la lavorazione del suolo per la
semina delle colture è effettuata meccanicamente, tramite terzisti. Le colture
prevalentemente consociate sono canna da zucchero, grano e riso. Altre colture
adottate per la consociazione sono l’asparago, varie colture orticole, ed altre
ancora di minor diffusione. Le cure colturali praticate a beneficio delle
colture agricole, in primis
irrigazioni e fertilizzazioni, determinano comunque un maggiore accrescimento
del pioppo consociato (tab. 1); per questo motivo il modello agroforestale è ormai
la forma prevalente di coltivazione del pioppo in India. Vengono adottate due
principali forme di consociazione: a filari, con il pioppo disposto lungo i
bordi degli appezzamenti agricoli; oppure a piantagione silvoarabile, con le
consociazione condotta sottochioma, tra le strisce di terreno disponibile tra i
filari della piantagione. A causa dell’ombreggiamento della chioma del pioppo
si verifica una sensibile riduzione nella produzione della coltura agricolo
consociata, che è più pronunciata nel modello a piantagione silvoarabile
rispetto a quello dei filari bordocampo, a causa della più marcata riduzione
della radiazione luminosa sottochioma nel primo modello agroforestale (fig. 2).
Nonostante ciò, il modello a piantagione silvoarabile è quello più diffuso, a
causa dell’alto valore del legno di pioppo sul mercato locale; quindi per gli
agricoltori indiani è attualmente più conveniente massimizzare il numero di
piante di pioppo per unità di superfice. Numerose ricerche hanno infatti
dimostrato che il modello di piantagione pioppicola silvorabile ha margini di
redditività 2-5 volte superiori rispetto alla monocoltura agricola.

Turno e raccolta

Il pioppeto viene
normalmente raccolto tra i 6 e gli 8 anni di età; talvolta può essere raccolto
anticipatamente dopo soli 4 anni o tardivamente a 12 anni. I fattore che più
influenzano la data di raccolta sono le necessità finanziarie dell’agricoltore,
il prezzo di mercato del legno di pioppo e l’interesse dell’agricoltore per le
colture agrarie consociate. Ad esempio i 4 anni di turno vengono scelti dagli
agricoltori interessati alla produzione di canna da zucchero, coltura
conveniente solo nei primi anni del pioppeto. Agricoltori che invece hanno a
disposizione grandi superfici preferiscono allungare il turno per ottenere
legname di qualità più elevata.

Nei terreni
migliori gli accrescimenti sono molto elevati e raggiungono a metà turno
incrementi correnti di 5 m in altezza e 5 cm in diametro.

I tronchi di
pioppo vengono commercializzati allo stato fresco, tagliati durante il giorno,
trasportati al mercato locale o alle industrie durante la notte e venduti al
mattino successivo. I tronchi sono classificati base alla loro circonferenza
quelli >60 cm, tra 50e 60 cm e tra 30 e 50 cm trovano utilizzo nell’industria
del pannello; quelli al di sotto, nonché ramaglie, cimali e radici, vengono
destinati alla cartiera o a legna da ardere.

Per quanto
riguarda il bilancio economico a titolo di esempio si riportano i dati dell’azienda
del Sig. R. Singh. Nella primavera 2004 ha piantato 500 pioppelle su 2 acri di
terra (0,8 ha); dopo 7 anni ha raccolto 475 piante (95% di sopravvivenza). La
piantagione è stata consociata per i primi due anni con canna da zucchero,
successivamente fino al 6° anno con grano. Il costo totale di coltivazione del
solo pioppo, considerando un tasso di rivalutazione del 7% annuo, è risultato
di 154.152 Rupie (circa 2.270 €), le operazioni di raccolta sono costate
117.400 Rupie (1.730 €) quindi il costo totale è stato di 271.552 Rupie (4.000
€). Dalla vendita di tutto il legname incluse le radici e la legna da ardere
dai due acri di terra ha ottenuto 1.150.472 Rupie (16.920 €); il ricavo netto
corrisponde a circa 12.920 €. I costi sono decisamente più bassi di quelli
italiani poiché il costo della manodopera è decisamente inferiore (circa 50
Rupie per ora, circa 0,73 €) mentre i prezzi del legno al quintale sono pari o
superiori a quelli del nostro mercato: 813 Rupie (12 €) per i tronchi con circonferenza >60 cm, 550 Rupie (8 €)
per quelli tra 50 e 60 cm, 180 Rupie (2,65 €) per le radici e 200 Rupie (2,94
€) per la legna da ardere.

Considerando che a
questi redditi vanno aggiunti quelli annuali derivanti dalla colture
consociate, canna da zucchero e grano, si comprende l’entusiasmo degli
agricoltori pioppicoltori indiani nell’adottare il modello Agroforestale.

*Consiglio per la
Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura CRA-PLF Casale Monferrato (Al); *CNR-IBAF
Porano (Tr)

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Pioppo con canna da zucchero Crescono le superfici in India - Ultima modifica: 2013-02-14T00:00:00+01:00 da Redazione Terra e Vita
Pioppo con canna da zucchero Crescono le superfici in India - Ultima modifica: 2013-02-14T12:03:27+01:00 da Redazione Terra e Vita

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