Energia elettrica, produrla è una sicura fonte di reddito

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La transizione energetica è un percorso senza ritorno e l’agricoltura può essere protagonista di questa “rivoluzione”. Investimento vantaggioso anche senza contributi pubblici

L’introduzione del Green Deal europeo nel 2019 ha sancito l’avvio di un cambio di rotta per tutta l’economia mondiale, segnando l’inizio della transizione ecologica europea. Il piano prevede la neutralità climatica dell’intero continente entro il 2050 e lo sviluppo di un’economia circolare basata sulle fonti rinnovabili. Il settore agricolo è interessato da una verticalizzazione del Green Deal, ossia la strategia Farm to Fork, che delinea le prospettive di sviluppo del settore fino al 2050, definendo degli obiettivi intermedi al 2030. Rispetto a tale percorso, che risulta essere molto ambizioso e caratterizzato dalla necessità di introdurre riforme strutturali nonché nuove tecnologie, le opinioni dei diversi stakeholder (agricoltori, sindacati, politica, istituzioni ecc.) sono fortemente eterogenee ma in ogni caso il percorso è segnato. In realtà tutti i settori dell’economia dovranno fare i conti con la transizione ecologica: trasporti, costruzioni, sanità, comunicazioni, energia elettrica ecc.

Inoltre, il 20 novembre 2023 sono scattate le disposizioni della direttiva Ue “Renewable Energy Directive III” (Red III), secondo cui gli Stati membri devono provvedere a innalzare il consumo finale di energia dell’Unione europea per la quota da fonti rinnovabili fino ad almeno il 42,5% (andando a modificare la precedente direttiva Red II che poneva la quota al 32%), e diminuire la dipendenza da fonti fossili in particolare il gas metano di provenienza extra Ue. Questo apre nuove opportunità per il settore agricolo, che potrà giocare un ruolo di primordine in questo processo, soprattutto per quanto riguarda due ambiti: la produzione di energia e lo stoccaggio del carbonio.

Energia e agricoltura

La produzione di energia rinnovabile all’interno delle aziende agricole non è una novità. La possibilità di svolgere anche altre attività, oltre alla coltivazione del fondo o all’allevamento degli animali, è presente ormai dal lontano 2001. Tuttavia, negli ultimi anni si sta assistendo a una forte accelerazione da parte del legislatore per favorire la diffusione di impianti di produzione di energia, in particolare da fotovoltaico, all’interno delle aziende agricole. Un esempio evidente è la definizione di due linee di cofinanziamento derivanti dal Pnrr per la realizzazione di impianti su fabbricati agricoli (Parco Agrisolare, vedi Terra e Vita n. 25/2023) e al di sopra delle coltivazioni (Agrivoltaico, con una dotazione di 1,1 mld di € e con bando di prossima emanazione). Si tratta di due importanti strumenti che permettono di abbattere il valore dell’investimento iniziale e, quindi, di ridurre in maniera significativa il rischio d’impresa per l’investimento.

Le misure sono finalizzate alla realizzazione di impianti che possono arrivare ad assumere potenze significative: fino a un MWp nel caso dell’agrisolare e, probabilmente, anche oltre nel caso dell’agrivoltaico (aspetto che verrà definito nel bando). Si tratta di taglie rilevanti per un’azienda agricola, in grado di generare un reddito considerevole.

Attraverso tali strumenti di co-finanziamento si arriverà a installare una potenza complessiva di circa 2,5 GWp che rappresenterà solo una piccola parte di quello che servirà al Paese per soddisfare la propria sete di energia. Alcuni studi hanno stimato che al 2030 serviranno 40 GWp, che diventeranno addirittura 200 nel 2050. Il che vuol dire che attraverso le due misure del Pnrr si otterrà poco più dell’1% dell’energia necessaria all’Italia. È evidente che c’è una prospettiva di mercato enorme per chi intende produrre energia, indipendentemente dalla presenza di un sussidio pubblico.

L’energia come commodity

L’energia prodotta dagli impianti rappresenta una commodity, proprio come il grano o il mais, che può essere valorizzata in diverse modalità dal produttore. Così come tutte le altre commodity, anche l’energia elettrica è caratterizzata dal fenomeno della volatilità dei prezzi. In particolare la fig. 1, che riporta il Prezzo unico nazionale (Pun), si nota che essa ha avuto un andamento con tendenza al ribasso fino alla metà del 2020, arrivando a toccare il minimo di 20 €/MWh durante la fase acuta della pandemia. Da lì in poi la situazione si è rapidamente invertita, registrando aumenti di 20-25 volte che hanno portato le quotazioni a superare i 550 €/MWh. Attualmente la situazione sembra essere rientrata entro i livelli di guardia con valori che si aggirano intorno a 110-120 €/MWh.

Difficile prevedere come si evolverà il mercato ma è abbastanza evidente che il settore è destinato a mantenersi estremamente dinamico sulla scia di una domanda elettrica destinata a salire sensibilmente in seguito alla progressiva elettrificazione di interi settori (mobilità, climatizzazione, decarbonizzazione ecc.).

Una delle opzioni con cui l’energia può essere valorizzata è la vendita nel mercato libero attraverso la “Borsa elettrica”. Si tratta di un mercato regolamentato dell’energia elettrica gestito dal Gestore dei mercati energetici (Gme) e simile alle normali borse finanziarie in cui operano la maggior parte degli operatori del mercato (produttori di energia, trader, grossisti e investitori).

Parallelamente, una delle opzioni più frequentate per la commercializzazione dell’energia è stipulare un accordo con il Gse per la cessione dell’energia attraverso la procedura del ritiro dedicato. In questo caso il Gse riconosce al produttore il prezzo zonale orario (a sua volta dipendente dalla borsa), oppure un valore minimo garantito (opzione a scelta del produttore) per l’energia prodotta.

Un’altra modalità con cui si può commercializzare l’energia è il Power purchase agreement (Ppa): si tratta di un contratto di acquisto dell’energia a medio e lungo termine che ne regola la somministrazione tra un soggetto produttore – che possiede l’impianto – e uno acquirente (off-taker). Nell’ambito di tale somministrazione vengono definiti una serie di parametri, tra cui il prezzo di cessione dell’energia prodotta e il tempo di durata del contratto. Tale modalità di commercializzazione dell’energia permette di stabilizzare la volatilità dei prezzi e di ridurre il rischio d’investimento.

tab. 1a L’impianto oggetto della simulazione
Dati impianto Valore U.M.
Potenza 1.000,00 kW
Producibilità attesa 1.350 kWh/kWp
Energia prodotta 1.350.000 kWh/anno
Riduzione rendimento impianto 0,80 % annuo
Prezzo energia 0,1190 €/kWh
Costo unitario 1.300 €/kWp
Costo impianto 1.300.000
Quota di cofinanziamento 80 %
Costo impianto (Capex) 260.000
Tasso di ammortamento fiscale 9,00 %
Tasso di inflazione 0,035 %

 

La redditività

L’investimento nella tecnologia fotovoltaica, in tutte le sue forme (su fabbricato, agrivoltaico, flottante ecc.) è in grado di generare reddito che si integra perfettamente con l’attività agricola e con tempi di rientro di tutto rispetto. Così come per qualsiasi investimento, può essere valutato attraverso una simulazione dei flussi di cassa futuri (ricavi e costi) derivanti dell’esercizio dello stesso. Di seguito viene riportata una simulazione di un impianto della potenza di 1 MWp (tab. 1a) realizzato in assetto agrivoltaico senza alcun contributo pubblico.

I ricavi della simulazione sono determinati prendendo a riferimento l’energia prodotta dall’impianto per il prezzo unitario dell’energia, considerando l’ultima mensilità pubblicata dal Gme (119 €/MWh). Nella simulazione viene anche considerata la progressiva perdita di rendimento dell’impianto (0,8% all’anno) e una producibilità unitaria dell’impianto pari a 1.350 kWh/anno (zona Centro-Nord Italia). Per l’energia si è considerato un aumento progressivo della quotazione pari al 3,5% annuo.

I costi, invece, fanno riferimento all’acquisto dello stesso (pari a 1.300.000 €) a cui si aggiungono i costi annuali di manutenzione di assicurazione annuali.

Nella tab. 1b viene riportata la simulazione della redditività da cui si nota che l’investimento rientra al nono anno e che al termine dei 25 anni l’impianto avrà generato un reddito lordo cumulato di oltre 2,8 milioni di €. Si tratta di un risultato molto interessante, soprattutto se si considera che l’impianto viene realizzato senza alcuno strumento di cofinanziamento pubblico. Parallelamente bisogna anche osservare che il prezzo dell’energia preso a riferimento per il calcolo potrebbe non avere l’andamento ipotizzato a causa della volatilità dei prezzi.

Per tali ragioni si è fatta un’analisi di sensitività della redditività dell’investimento al variare del prezzo dell’energia. Nell’ambito di tale simulazione si fa variare il prezzo di input e si rileva il suo effetto sulla redditività dell’investimento. In particolare, nelle diverse simulazioni di prezzo prese a riferimento (prezzo medio dell’energia degli ultimi 6, 12, 24 e 36 mesi) l’investimento manifesta indici di redditività considerevoli (tab. 2). Allo stesso modo, anche la simulazione con un Ppa di tre anni con l’energia valorizzata 117 €/MWh evidenzia una buona sostenibilità dell’investimento, con un terzo del capitale investito che rientra al termine del Ppa.

tab. 1b Simulazione della redditività di un impianto agrivoltaico da 1 MWp
Anno Fattore producibilità Energia prodotta (kWh) Prezzo energia (€/kWh) Ricavi (€) Costi operativi (€) Reddito lordo (€) Reddito lordo cumulato (€)
1 1 1.350.000 0,119 160.663,50 20.000,00 140.663,50 140.663,50
2 0,9920 1.339.200 0,123 159.378,19 20.700,00 138.678,19 279.341,69
3 0,9840 1.328.400 0,127 158.092,88 21.424,50 136.668,38 416.010,08
4 0,9760 1.317.600 0,132 156.807,58 22.174,36 134.633,22 550.643,29
5 0,9680 1.306.800 0,137 155.522,27 22.950,46 132.571,81 683.215,10
6 0,9600 1.296.000 0,141 154.236,96 23.753,73 130.483,23 813.698,34
7 0,9520 1.285.200 0,146 152.951,65 24.585,11 128.366,55 942.064,88
8 0,9440 1.274.400 0,151 151.666,34 25.445,59 126.220,76 1.068.285,64
9 0,9360 1.263.600 0,157 150.381,04 26.336,18 124.044,86 1.192.330,50
10 0,9280 1.252.800 0,162 149.095,73 27.257,95 121.837,78 1.314.168,28
11 0,9200 1.242.000 0,168 147.810,42 28.211,98 119.598,44 1.433.766,72
12 0,9120 1.231.200 0,174 146.525,11 29.199,39 117.325,72 1.551.092,44
13 0,9040 1.220.400 0,180 145.239,80 30.221,37 115.018,43 1.666.110,87
14 0,8960 1.209.600 0,186 143.954,50 31.279,12 112.675,37 1.778.786,24
15 0,8880 1.198.800 0,193 142.669,19 32.373,89 110.295,30 1.889.081,54
16 0,8800 1.188.000 0,199 141.383,88 33.506,98 107.876,90 1.996.958,45
17 0,8720 1.177.200 0,206 140.098,57 34.679,72 105.418,85 2.102.377,30
18 0,8640 1.166.400 0,214 138.813,26 35.893,51 102.919,75 2.205.297,05
19 0,8560 1.155.600 0,221 137.527,96 37.149,78 100.378,17 2.305.675,22
20 0,8480 1.144.800 0,229 136.242,65 38.450,03 97.792,62 2.403.467,84
21 0,8400 1.134.000 0,237 134.957,34 39.795,78 95.161,56 2.498.629,41
22 0,8320 1.123.200 0,245 133.672,03 41.188,63 92.483,40 2.591.112,81
23 0,8240 1.112.400 0,254 132.386,72 42.630,23 89.756,49 2.680.869,30
24 0,8160 1.101.600 0,263 131.101,42 44.122,29 86.979,13 2.767.848,43
25 0,8080 1.090.800 0,272 129.816,11 45.666,57 84.149,54 2.851.997,97

 

Ulteriori vantaggi

I vantaggi per gli agricoltori non finiscono qui: l’apertura verso una maggior diffusione degli impianti di produzione energetica in ambito agricolo è stata incentivata anche nella definizione delle comunità energetiche rurali, che si fondano sulla centralità delle piccole e medie imprese agricole nel consiglio direttivo della comunità stessa. In questo caso si ampliano le caratteristiche degli impianti che possono beneficiare degli incentivi previsti per le Cer (fotovoltaico e agrivoltaico anche oltre 1MWp) e i confini di interscambio dell’energia all’interno della comunità, che può estendersi anche oltre il perimetro della cabina primaria. Ricordiamo che per favorire la diffusione delle comunità energetiche sono previsti degli incentivi per l’energia prodotta e scambiata all’interno della comunità che si vanno a sommare alla valorizzazione dell’energia prodotta dall’impianto e ai minori oneri di sistema risparmiati in configurazioni elettriche di prossimità produttore-utilizzatore, aumentando significativamente la redditività degli investimenti.

Parallelamente a questi aspetti di carattere incentivante, bisogna anche considerare che l’energia prodotta dagli agricoltori gode di un trattamento fiscale vantaggioso che, entro determinati limiti, fa sì che la generazione e la cessione di energia fotovoltaica sia produttiva di reddito agrario.

Infine ci sono anche i vantaggi di carattere autorizzativo da considerare: è in corso la definizione delle aree idonee all’interno delle quali la realizzazione di impianti fotovoltaici sarà considerata attività strumentale all’esercizio dell’attività agricola, con un iter autorizzativo semplificato. Anche la recente direttiva Red III prevede “zone di accelerazione” e dunque priorità ad impianti in superfici artificiali ed edificate, alle aziende agricole, ai bacini artificiali e ai terreni degradati non utilizzabili per attività agricole.

tab. 2 Analisi di sensitività al variare del prezzo
Prezzo Anno di rientro Reddito lordo cumulato in 25 anni (€)
Ultimo mese (119,01 €/MWh) 9 2.851.997,97
Media ultimi 6 mesi (111,63 €/MWh) 10 2.626.834,17
Media ultimi 12 mesi (174,11 €/MWh) 6 4.533.098,97
Media ultimi 24 mesi (222,96 €/MWh) 4 6.023.512,47
Media ultimi 36 mesi (173,91 €/MWh) 6 4.526.996,97
Prezzo minimo per copertura investimento e costi di gestione (€/MWh) 68
Reddito lordo cumulato in 25 anni (€)
Ppa (3 anni) (117 €/MWh) 416.000,00

Opportunità da cogliere

Si tratta di un momento particolarmente propizio per il settore agricolo che ha la possibilità di differenziarsi ulteriormente e di migliorare la propria posizione reddituale. Anche in assenza di un contributo pubblico, gli impianti fotovoltaici sono in grado di generare una buona redditività e si candidano a essere un buon investimento per le aziende agricole.

Inoltre, la generazione di energia in azienda può contribuire a neutralizzare gli aumenti di costo di produzione derivanti dai mezzi tecnici (es. carburanti e concimi) che sono fortemente connessi al mercato dell’energia.

Si apre, quindi, un nuovo spiraglio di opportunità per le aziende agricole che gli imprenditori devono occupare prima di altri operatori, presidiando un comparto destinato a essere sempre più strategico per l’intero continente.

Energia elettrica, produrla è una sicura fonte di reddito - Ultima modifica: 2024-01-09T08:34:29+01:00 da K4

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