Procedura d’infrazione per la direttiva nitrati: Regioni quasi in regola

Le Regioni stanno cercando di mettersi in regola dopo la messa in mora dell’Italia per la violazione della direttiva Ue sui nitrati

Allevamento di vacche da latte

E’ ancora aperto il negoziato tra l’Italia e Bruxelles per risolvere il problema della messa in mora del nostro Paese per il mancato rispetto della direttiva Ue sui nitrati (avvio della procedura di infrazione n. 2018/2249): per rispondere alla Commissione europea e mettersi in regola rispetto alle irregolarità contestate il termine del 30 novembre 2019, su richiesta del ministero dell’Ambiente, è stato posticipato al 31 gennaio 2020.

 

 

Nel mirino di Bruxelles, questa volta sono finite non tanto le Regioni della Pianura Padana, a forte vocazione zootecnica e notoriamente le più penalizzate dalla direttiva (Lombardia, prima regione d’Italia per aree vulnerabili, Piemonte, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna), quanto quelle del Centro e Sud-Italia, come Basilicata, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia.

 

 

 

Che cosa viene contestato  

Le motivazioni della messa in mora, aperta il 9 novembre 2018 e che rappresenta il primo step della procedura d’infrazione nei confronti dell'Italia, erano state chiarite da un comunicato  della Commissione europea: il nostro Paese “non ha designato tutte le zone vulnerabili ai nitrati, non ha monitorato le proprie acque e non ha adottato misure supplementari in una serie di regioni interessate dall'inquinamento da nitrati da fonti agricole”.

Secondo la direttiva Ue sui nitrati l'impegno più gravoso per le aziende zootecniche è quello di non poter spandere nei campi più di 170 chili di azoto per ettaro l'anno nelle aree designate come vulnerabili. Questo quantitativo può salire a 340 chili nelle zone non vulnerabili.

La direttiva sui nitrati offre tuttavia la possibilità di arrivare ai 250 chili di azoto distribuito nei campi anche nelle aree vulnerabili grazie alla deroga che è stata negoziata con Bruxelles solo dalle Regioni Lombardia e Piemonte e prevede il rispetto di determinati parametri. Occore inoltre considerare che la deroga viene concessa solo su richiesta a livello di singola azienda zootecnica.

 

Nel dettaglio le irregolarità

Entrando nel dettaglio della ragioni della messa in mora dell'Italia per la violazione delle direttiva Ue sui nitrati:

  1. Le zone vulnerabili non sono sufficienti: viene contestata una situazione di acque eutrofiche o ipertrofiche e che rischiano di superare i 50 mg per litro di nitrati, nelle aree non vulnerabili, quindi c’è l’implicita richiesta di aumentare le aree vulnerabili: questo dato riguarda il 63% dei punti di controllo della rete di monitoraggio dei nitrati nelle acque superficiali e sotterranee.
  2. Riduzione delle stazioni di controllo delle acque: il numero delle stazioni di controllo a livello nazionale risulta diminuito del 5,2% nel quadriennio 2012-2015, ossia sarebbero scomparse 206 stazioni su un totale di 8.776 complessive. In particolare viene contestata la mancanza di stazioni di controllo delle acque in cinque regioni: Basilicata, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia e sottolinea che “l’assenza di stazioni di controllo nelle zone vulnerabili ai nitrati è particolarmente grave in Calabria a Basilicata”. In quest’ultima regione restano 13 punti di controllo delle acque superficiali e sono “scomparsi” quelli che nel precedente quadriennio avevano indicato concentrazioni elevate di nitrati. Per quanto riguarda le stazioni di controllo delle acque sotterranee le regioni che hanno fatto peggio risultano sempre Basilicata con 26 punti di controllo, Calabria con 24 e Puglia con 92. Per quanto riguarda le acque sotterranee Abruzzo, Puglia, Sicilia, Sardegna e Marche hanno rispettivamente 10, 16, 14, 15 e 19 stazioni di controllo che superano la soglia dei 50 mg per litro di nitrati. Per le acque eutrofiche o ipertrofiche al di fuori delle aree non vulnerabili la prima regione è la Puglia con 27 stazioni, segue la Sicilia con 26, il Lazio con 25 e la Lombardia con 19. La Calabria non ha stazioni di controllo nelle aree vulnerabili.
  3. “Non adeguate” le misure aggiuntive ai programmi d’azione: c’è la necessità delle misure aggiuntive a quelle di base stabilite nei programma di azione per contrastare l’inquinamento da nitrati.  Tutte le regioni hanno previsto nei programmi d’azione la costruzione di depositi per lo stoccaggio degli effluenti di allevamento. Alcune tuttavia “presentano tendenze all’inquinamento delle rispettive aree vulnerabili”: hanno fatto peggio  in questo caso Campania, Puglia,  Marche, Sardegna, Lazio ed Emilia Romagna.

Piccole modifiche in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto

 Alcune Regioni del bacino padano, come ad esempio Lombardia, leader per estensione delle aree vulnerabili grazie alla sua zootecnia da primato,  ma anche Piemonte, Emilia Romagna o Veneto, si apprestano a fare o hanno già fatto piccoli aggiustamenti, ad  esempio estendendo le are vulnerabili.

Si tratta infatti di poche migliaia di ettari di nuove designazioni in Lombardia e Piemonte (meno di 4mila ettari), di un centinaio di ettari circa in Emilia Romagna (perché le aree vulnerabili in queste Regioni erano state ampliate fino a comprendere quasi tutto il bacino padano dopo l'apertura della procedura d'infrazione nei confronti dell’Italia nel 2006) rispetto a quanto invece è stato chiesto dalla Commissione europea in altre Regioni.

 

Il caso della Lombardia

Un esempio per tutti, nell'ambito di queste piccole variazioni richeste da Bruxelles, è la Regione Lombardia: il 26 novembre scorso  sono state designate nuove aree vulnerabili che sono entrate in vigore dall'1 gennaio 2020. «L’aggiornamento è stato richiesto dalla Commissione Europea - si legge nella delibera regionale - in fase di interlocuzione successiva all’avvio della procedura di infrazione n. 2018/2249 che vede coinvolta Regione Lombardia a causa della rilevazione di situazioni di non conformità di alcuni punti di monitoraggio acque, con riferimento ai dati rilevati per il periodo 2012-2015. Contestualmente, l’individuazione delle nuove zone vulnerabili ai nitrati  ha tenuto conto anche dell’esigenza del Piano per l’Assetto Idrogeologico (Pai)».

 

Il caso della Campania

In tutt'altra situazione sono invece Regioni come la Campania: un decreto del 2017 aveva stabilito di raddoppiare le aree vulnerabili per arrivare oltre i 300mila ettari. Questa modifica non è ancora entrata in vigore perché una circolare regionale del 2019 l’ha posticipata alla fine della procedura di Valutazione ambientale strategica, prevista nel marzo 2020.

L'entrata in vigore delle nuove aree vulnerabili è quindi ritardata e ad oggi è possibile ancora superare il vincolo dei 170 chili di azoto per  ettaro nelle aree in cui entrerà in vigore il divieto. Senza contare che contro il raddoppio delle aree vulnerabili si sono sollevate grandi proteste da parte degli allevatori di bufale e sono stati presentati due ricorsi, al Tar della  Campania e al presidente della Repubblica.

 

Lombardia punta a superare il limite dei 250 chili di azoto concesso in deroga

Sempre in tema di nitrati la Regione Lombardia ha intanto chiesto alla Commissione europea di innalzare il limite allo spandimento oltre i 250 chilogrammi per ettaro l’anno concesso fino a oggi alle aziende in deroga nelle aree vulnerabili. Lo ha ribadito nei giorni scorsi Fabio Rolfi, assessore all'Agricoltura della regione che assieme al Piemonte sta rinegoziando con Bruxelles la deroga per il quadriennio 2020-2023.

 

Fanghi di depurazione per uso agronomico vietati in Lombardia

La Regione Lombardia ha vietato anche per il 2020 l’impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione in 168 Comuni del territorio regionale. Un decreto prevede infatti che l’impiego per uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo nei terreni dei Comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento zootecnico non superi il limite fissato dalla direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg per ettaro anno per le zone vulnerabili e 340 kg per le zone non vulnerabili). Dove quindi si verifica una sovrabbondanza di liquami animali rispetto alla superficie coltivata, gli effluenti zootecnici hanno priorità rispetto ai fanghi da depurazione. In Emilia Romagna questo divieto è in vigore da sempre.

Ulteriori approfondimenti sull'Informatore Zootecnico e la Rivista di Suinicoltura

Procedura d’infrazione per la direttiva nitrati: Regioni quasi in regola - Ultima modifica: 2020-01-08T22:35:24+01:00 da Francesca Baccino

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