Se è verde non chiamatela vendemmia

    Via alla misura di diradamento dei grappoli sostenuta dai 100 milioni del decreto rilancio. Quattro i fattori critici per ottenere vantaggi agronomici e qualitativi, ma i ritardi accumulati nella messa a punto della misura rischiano di vanificare questo obiettivo

    Le parole sono importanti:

    vendemmia è un termine utilizzato per indicare la raccolta dell’uva sin dai tempi degli antichi romani. Se l’uva è verde, quindi non matura, risulta inutilizzabile sia per la vinificazione che per il consumo fresco ed il termine vendemmia è quantomeno inappropriato.

     

     

    Editoriale del numero 23 di Terra e Vita

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    Meglio “diradamento dei grappoli” anche se, in fase di post Covid 19, la misura assume anche significati nobili, ovvero calmierare la produzione pendente, mediante rimozione selettiva di una quota di grappoli presenti sulla chioma, evitare il crollo dei prezzi delle uve e dei vini del 2020 e erogare un po’ di ossigeno pecuniario alle aziende che producono vini certificati, meglio se di piccole e medie dimensioni.

    Quanto e quando

    Considerando l’onerosità della misura a carico del contribuente, è necessario ottimizzarla e renderla più efficace possibile. Aspetti importanti che condizionano la riuscita dell’operazione sono:

    1) intensità dell’intervento;

    2) momento di esecuzione.

    Quattro fattori critici

    Tecnicamente, gli interrogativi da chiarire quando ci si predispone ad eseguire il diradamento sono:

    1) si è sicuri che un diradamento del 15% dell’uva pendente sia sufficiente a garantire una reale diminuzione delle rese ettariali? NO.

    2) esiste una fase fenologica ottimale di intervento? SÌ.

    3) può costituire una pratica utile anche per migliorare la composizione dell’uva? SÌ.

    4) questa pratica è valida a prescindere dal vitigno? NO.

    Proviamo a spiegare:

    Alberto Palliotti

    1) La classica dinamica di accrescimento dell’acino prevede una prima fase di intensacrescita dall’allegagione all’invaiatura ed un secondo picco di crescita dall’invaiatura in poi che, a seconda delle condizioni ambientali e tecniche, può essere anche rilevante, ovvero oltre il 40-50% del peso finale dell’acino. Pertanto, per effetto di questa compensazione ponderale, la riduzione della produzione totale a seguito del diradamento dei grappoli è usualmente meno che proporzionale rispetto alla percentuale di diradamento applicata. Il che significa che un diradamento al di sotto del 20-25%, potrebbe non assicurare, contrariamente a quanto atteso, significativi cali di produzione, soprattutto se eseguito precocemente.

    2) Diradamenti eseguiti ad inizio invaiatura, periodo

    Lorenzo Tosi

    tecnicamente ottimale, oltre a facilitare la scelta dei grappoli da rimuovere, attenua o elimina i predetti inconvenienti e consente inoltre, prescindendo dal vitigno e dall’ambiente, di stimare realisticamente la produzione per ceppo e di ponderare l’intensità del diradamento in funzione della reale produzione pendente e dell’obiettivo enologico, permettendo inoltre di eliminare i grappoli non completamente sani, piccoli, malformati, mal posizionati, indietro nella maturazione e attaccati da patogeni.

    3) Diradare in condizioni di reale eccesso di uva causa variazioni costanti e positive della composizione dell’uva che rimane sulla pianta; in tali casi si potenzia infatti il contenuto in zuccheri, aromi primari e polifenoli, antociani in particolare, ed i vini risultano più strutturati e gradevoli. In caso di vigneti in equilibrio, con una giusta carica di grappoli, tali risultati purtroppo non si realizzeranno. Ovvio che per i vitigni a bacca bianca queste positività non sono così evidenti come in quelli a bacca nera.

    4) Il successo dell’operazione dipende anche dal binomio “peso grappolo - fertilità gemmaria”, ovvero per i vitigni a grappolo grande (> 250-300 g) e ad alta fertilità reale (>1,5-2 grappoli/gemma) l’intervento è efficace, mentre per quelli con grappolo piccolo e/o bassa fertilità la sua applicazione dal punto di vista tecnico è un errore.

    Un'occasione persa?

    È ovvio che se l’intervento verrà eseguito come da regolamento, ovvero a prescindere dal vitigno, un diradamento dei grappoli con riduzione di almeno il 15% della resa (chi aderirà alla misura non si discosterà da questo minimo) rispetto alla media delle 5 annate precedenti (escluse la più e la meno produttiva), non riuscirà a garantire il rispetto dei punti 1) e 4).

    In altre parole tale tecnica sarà inefficace ed inutile e difficilmente potrà essere inclusa a pieno titolo tra le buone pratiche agricole. Anche per questo motivo: non chiamiamola vendemmia.

    Se è verde non chiamatela vendemmia - Ultima modifica: 2020-07-21T19:38:22+02:00 da Lorenzo Tosi

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