Pericoltura, Albano Bergami: «Legislazione fitosanitaria da rivedere»

    Albano Bergami, presidente nazionale frutticoltori di Confagricoltura Emilia-Romagna ma anche produttore di pere Abate Fétel nel comune Riva del Po (Ferrara), spiega ciò che non va nel settore: «Contro la maculatura non c'è ancora un'efficace soluzione di difesa, ci si limita solamente a tamponare le criticità. Serve urgentemente un’attenta riflessione sull’applicazione della legislazione fitosanitaria. Anche la riforma del sistema assicurativo non è più rimandabile, così come un’efficace aggregazione di filiera»

    Il settore della pericoltura italiana è attraversato da una profonda crisi. Dopo il disastroso 2019 che ha visto il comparto fortemente provato da un considerevole calo di nuovi impianti e perdite produttive causate dell’infestazione eccezionale dovuta alla cimice asiatica, oggi gli areali del Nord sono alle prese con una nuova minaccia: la maculatura bruna.

    A rischio la tenuta di un comparto importante

    Si tratta di una malattia fungina, non sconosciuta agli agricoltori, che in questi ultimi anni ha fatto registrare un crescente livello di recrudescenza e diffusione in sempre nuovi areali di produzione e per via del conseguente marciume del calice sta riducendo la produzione di quest’anno.
    pericolturaAi danni da maculatura si aggiungano quelli da cinghiatura e rugginosità dovuti alle gelate di questa primavera, che hanno generato scadimenti qualitativi di prodotto.
    Le perdite interessano principalmente i territori di Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, dove si concentra la produzione della varietà Abate Fétel, che rappresenta in termini quantitativi circa il 40% dell’intera produzione nazionale (vedi tabella 1).
    La concomitanza di queste circostanze sta mettendo seriamente a rischio la tenuta di un comparto importante della nostra frutticoltura, che conta 28.000 ettari coltivati e altrettante unità lavorative coinvolte.

     

     

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    Secondo Albano Bergami, presidente nazionale frutticoltori di Confagricoltura Emilia-Romagna e produttore di pere Abate Fétel nel comune Riva del Po (Ferrara), l’unico modo per salvare il settore è ripristinare la liquidità delle imprese danneggiate e «allo stesso tempo mettere in campo una strategia che interessi i comparti della ricerca e della difesa, come anche quello organizzativo e commerciale».

    Quali danni sta provocando la forte crisi sanitaria che sta investendo ormai da anni la pericoltura?

    Ho un pereto ad alta densità, realizzato già all’inizio degli anni ‘90. Sono stato un innovatore e ho sempre creduto in questa coltura. La totalità delle pere Abate presenti sul mercato europeo è prodotta in Italia e circa il 70% in Emilia-Romagna.pericoltura

    L’anno scorso abbiamo toccato il fondo per la nostra capacità produttiva. I danni da cimice asiatica hanno più che dimezzato la produzione (mediamente 35 t/ha su 15 ettari). Su base nazionale si è registrato il 53% in meno di produzione a consuntivo rispetto al 2018 con conseguenti danni di centinaia di milioni di euro.

    Quest’anno la presenza della cimice asiatica è stata più contenuta, almeno fino a un mese fa, ma quello che ha inciso notevolmente sulla produzione sono state le gelate primaverili e la maculatura bruna. In alcuni casi nel nostro areale si sono registrati danni da maculatura più gravi di quelli subiti l’anno scorso per via della cimice asiatica. La mia azienda anche quest’anno ha avuto una perdita produttiva del 50% e un calo del fatturato del 60% rispetto al 2018. Le strutture di ritiro mi dicono che mediamente sulla varietà Abate si registra una riduzione della resa di circa il 30% rispetto alle stime previsionali.

    Le gelate hanno prodotto delle cerchiature specialmente sulla varietà Abate che, pur non compromettendo le caratteristiche organolettiche e le proprietà nutritive del frutto, influiranno sicuramente negativamente sull’andamento commerciale del prodotto. Negli ultimi anni i problemi fitosanitari, che hanno notevolmente elevato i costi di produzione, hanno accelerato non solo l’estirpo di impianti ma anche la disaffezione dei produttori verso questo comparto.

    La maculatura bruna non è un patogeno nuovo, cosa non funziona nel sistema di difesa attuale?

    maculatura bruna
    Danni da maculatura nella zona calicina del frutto

    Questo patogeno è comparso già negli anni ‘70. Allora c’era una disponibilità di prodotti chimici capaci di contenere il problema. Oggi la drastica riduzione del numero delle molecole a disposizione per la difesa dai parassiti delle piante ha privato le aziende di soluzioni efficaci per la lotta al patogeno, senza fornire alternative valide sotto il profilo tecnico ed economico. Serve urgentemente un’attenta riflessione sull’applicazione della legislazione fitosanitaria. Noi produttori non abbiamo una efficace soluzione di difesa, al momento ci limitiamo solamente a tamponare le criticità.

    In che modo i produttori stanno affrontando il problema?

    L’Organismo Interprofessionale Pera, costituito sette anni fa, è riuscito a mettere intorno a un tavolo buona parte del comparto delle pere, circa il 60% dei produttori, con l’intento di sviluppare una ricerca mirata per trovare una soluzione sia ai problemi causati dalla cimice asiatica sia dalla maculatura.
    Per farlo abbiamo utilizzato i fondi del Psr messi a disposizione della regione Emilia-Romagna e una parte di autofinanziamenti. Purtroppo gli studi non hanno ancora individuato una soluzione per la maculatura, ma le ricerche hanno confermato che le molecole chimiche oggi disponibili non sono adeguate per combattere il fungo.

    L’unica difesa alternativa che sembra funzionare, emersa dallo studio e dal confronto tra noi produttori, è l’interramento del tappeto erboso durante il periodo vegetativo. Questo perché il fungo ha bisogno per il suo ciclo biologico, e dunque per la riproduzione, del trinciato delle erbe che noi produciamo con lo sfalcio. Molti produttori stanno pensando in questi giorni di interrare il tappeto erboso. Questa soluzione non è, però, priva di effetti collaterali. Molto probabilmente ci ritroveremo in primavera a fare degli interventi colturali, in periodi anche molto piovosi, non potendo avere la disponibilità del tappeto erboso che è essenziale per la percorrenza dei mezzi meccanici.

    Il sistema assicurativo per una emergenza di questo tipo funziona? È sufficiente? Fermo restando che non è la soluzione.

    pericoltura
    Nel 2019 i danni da cimice asiatica hanno più che dimezzato la produzione

    Visti i danni ingenti da cimice asiatica e maculatura bruna tutte le organizzazioni professionali che operano nel settore hanno chiesto l’attivazione della legge 102 sulle calamità. Il budget che è stato messo a disposizione per risarcire i danni subiti dalle aziende è irrisorio. Consideri che l’anno scorso il danno certificato su mele, pere, pesche nettarine, kiwi della sola Emilia-Romagna è stato pari a 400mln di euro. Il budget finanziario in base alla legge 102 è stato di 110mln di euro divisi in tre anni per tutte le regioni colpite.

     

    Abbiamo chiesto l’attivazione della legge 102 anche quest’anno per danni da maculatura bruna, vedremo. A ogni modo ritengo che un sistema produttivo che per forza di cose deve richiedere l’attivazione della 102 così frequentemente rappresenti una spia di un problema serio. Stiamo chiedendo di rivedere in toto la legge 102 che non è più adeguata agli attuali mutamenti climatici. La riforma del sistema assicurativo non è più rimandabile. La soluzione sarebbe estendere l’impianto assicurativo a una platea più ampia di agricoltori rispetto all’attuale, al fine di diluire il rischio per le assicurazioni e ridurre anche il costo per le aziende agricole che ormai è diventato improponibile.

    Oltre ai danni sanitari, quali sono gli altri aspetti che influiscono negativamente sulla ripesa del settore?

    Nel corso degli ultimi trent’anni, al cambio degli scenari commerciali non è seguito un adeguamento della base produttiva. È mancata un’efficace aggregazione di filiera. E anche i soggetti che oggi consideriamo aggregati di fatto sono dei singoli soggetti in concorrenza sfrenata tra di loro. Gli sforzi, seppur positivi, che sono stati fatti, come la nascita del consorzio Opera, sono parziali: il consorzio infatti è riuscito ad aggregare solo un quarto della produzione.

    Lo stesso vale per Origine Group, sono realtà che non riescono ad avere una massa di prodotto tale da poter essere determinanti sul mercato. In Italia manca una strategia di politica commerciale in grado di mettere insieme, lasciandole indipendenti, realtà diverse. Dopo tanti anni di Ocm abbiamo ancora un 80% della produzione che non è aggregata e di questa almeno il 50-60% è sul comparto delle pere.

    Questa mancata aggregazione quanto pesa, per esempio, sull’export?

    Moltissimo. L’Italia pur essendo il più grande produttore di pere in Europa, esporta poco e male. L’anno scorso abbiamo esportato solamente il 22% di prodotto e l’aspetto preoccupante è che oltre il 40% del nostro export ha come mercato la Germania.

    Questo dato evidenzia una necessità: bisogna trovare mercati nuovi.

    Adesso si parla molto dei mercati asiatici, ma questi mercati sono irraggiungibili anche per i produttori più grandi. Non si possono affrontare autonomamente mercati così grandi e complessi. O ci si va in maniera aggregata o si fallisce.

    Quale futuro per la pericoltura italiana?

    Oggi in Italia possiamo ancora contare su una quantità di ettari prodotti che ci posiziona al primo posto in Europa, ma negli ultimi 15 anni abbiamo avuto una flessione importante. In Emilia-Romagna, per esempio, abbiamo perso circa 6mila ettari.

    Servono soluzioni mirate per non far morire il comparto.

    Fino a qualche anno fa molti di noi lo definivano uno dei comparti che offriva maggiori opportunità nell’agroalimentare. E ancora oggi sostengo sia così. Quali sono gli ambiti prioritari su cui intervenire? Le problematiche fitosanitarie devono essere risolte, dobbiamo cercare di mantenere la base produttiva, ripristinare le economie delle aziende agricole e contemporaneamente progettare il rilancio che noi auspichiamo e chiesto più volte al ministero.

    Tab. 1 - Produzione italiana di pere 
    2018 2019
    Varietà .000 t % .000 t %
    Abate Fétel 314 43,0% 135 37,2%
    William 168,6 23,1% 99,5 27,4%
    Conference 58,3 8,0% 24,5 6,7%
    Coscia 41,8 5,7% 25,1 6,9%
    Kaiser 43,7 6,0% 15,3 4,2%
    MX RB 20,6 2,8% 13,4 3,7%
    Decana 17,7 2,4% 10,6 2,9%
    Sub totale 664,7 91,1% 323,4 89,0%
    Totale 730 363
    Fonte: elaborazione Confagricoltura su dati Cso

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