Con rotazioni innovative il reddito sale e l’impatto ambientale scende

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Il progetto Diverfarming nella Pianura Padana e in Capitanata sta ottenendo risultati promettenti con l’inserimento di pisello e favino nel ciclo frumento-pomodoro da industria

La specializzazione dei sistemi agricoli, spesso caratterizzati da rotazioni brevi o monocolture con ricorso eccessivo a mezzi meccanici, chimici ed energetici, comporta importanti conseguenze sulla sostenibilità delle filiere agroalimentari, aumentando il rischio economico degli agricoltori nel lungo periodo. In questo contesto, la comunità tecnico-scientifica concorda largamente sull’impatto positivo delle pratiche a basso input e della diversificazione colturale, attraverso rotazioni, colture intercalari, consociazioni.

L’adozione di queste strategie da parte degli agricoltori e dell’agroindustria è ancora disomogenea, mancando informazioni sulle nuove esigenze di meccanizzazione e di riorganizzazione del lavoro e sui benefici agroambientali effettivamente raggiungibili in relazione all’incertezza del mercato. Spesso anche le politiche hanno fallito e le strategie attuative di applicazione in campo non hanno dato buoni risultati, a causa di soluzioni tecniche non convenienti o rendimenti fuori mercato.

 

 

Il piano d’azione

Per favorire l’adozione da parte degli agricoltori della diversificazione colturale, la Comunità europea ha finanziato il progetto internazionale Horizon2020 Diverfarming che mira a sviluppare e applicare nuove strategie sostenibili per la gestione dell’azienda agricola e dell’agribusiness. Il team di ricercatori, agricoltori, tecnici, agronomi, addetti alla logistica e decisori hanno continuato a operare con grande impegno e dedizione anche durante l’emergenza Covid-19.

Per l’Italia partecipano il Crea, l’Università della Tuscia e due tra le più importanti realtà produttive agroalimentari italiane: Barilla e Consorzio Casalasco del pomodoro.
Diverfarming si è focalizzato su alcuni sistemi colturali intensivi italiani caratterizzati da monosuccessioni di cereali e da rotazioni brevi frumento/pomodoro da industria, entrambi fortemente rappresentativi di aziende specializzate fornitrici di materie prime per l’agroindustria. Sono stati impostati tre casi di studio in Pianura padana e uno nella Capitanata, per confrontare le strategie di diversificazione con le pratiche colturali tradizionali.

Nelle province di Piacenza, Mantova e Cremona sono state coinvolte tre aziende agricole del Consorzio Casalasco, 20 ha di superficie sperimentale per ogni azienda. Le innovazioni introdotte sono state: introduzione del pisello da industria nella rotazione frumento/pomodoro; introduzione del pomodoro in secondo raccolto dopo il pisello; applicazione di un fertilizzante organico (digestato anaerobico o liquame suino), in combinazione con la fertilizzazione minerale.
Nell’azienda sperimentale del Crea di Foggia è stata invece impostata una sperimentazione volta a valutare: l’inserimento di favino come coltura da sovescio nella rotazione frumento-pomodoro e la riduzione del 20% dell’apporto irriguo nel pomodoro.

Campionamento di un terreno oggetto della ricerca

Terreni più fertili

Le sperimentazioni agronomiche hanno testato strategie gestionali in grado di ridurre l’impatto dei sistemi colturali sull’agroecosistema e mantenere adeguati livelli di redditività per gli agricoltori. Gli effetti delle innovazioni applicate saranno valutati sull’intero sistema colturale alla fine del triennio di rotazione, in termini di resa e qualità delle produzioni, fertilità chimica e biologica del suolo, sequestro del carbonio, emissioni di gas serra ed efficienza d’uso delle risorse. I dati già acquisiti relativamente alla produttività di pomodoro, grano duro e pisello in rotazione e alla qualità di pomodoro e grano duro, che verranno consolidati a conclusione del progetto, sembrano confortare le ipotesi progettuali.

Generalmente, frumento e pomodoro nei sistemi diversificati hanno mostrato rese comparabili o più elevate, rispetto alle rese ottenute nei sistemi condotti in modo ordinario. In entrambi gli areali, i risultati produttivi sono stati influenzati delle condizioni meteorologiche non sempre favorevoli. Ad esempio, in Pianura Padana, nell’annata 2018/2019 le elevate precipitazioni registrate nel periodo autunnale e primaverile hanno ritardato le operazioni di preparazione del terreno, condizionando negativamente le rese di pisello da industria e di conseguenza anche del pomodoro in secondo raccolto, a causa della continuità temporale tra le due colture.

I suoli dei casi studio sono stati caratterizzati pedologicamente e per i principali parametri chimico-fisici. Anche tenendo conto delle differenze osservate già all’inizio della rotazione colturale, quali i diversi contenuti in CaCO3, P, K, Fe e Mg, in entrambi gli areali la fertilità dei suoli è stata influenzata dalle pratiche di diversificazione colturale, sia in termini di disponibilità di nutrienti che di biodiversità funzionale microbica. Preliminari valutazioni in merito all’accoppiamento tra diversificazione colturale e applicazione di digestato anaerobico in combinazione con la concimazione minerale, ne hanno mostrato l’effetto sui diversi pool azotati nel suolo, con un incremento dell’azoto ammoniacale rispetto a quello nitrico maggiormente lisciviabile.

Nella Capitanata, le emissioni di gas serra riferite all’intero ciclo produttivo in azienda, sono state stimate con il Life Cycle Assessment. Il pomodoro coltivato in rotazione con frumento e favino ha mostrato una riduzione delle emissioni del 15%, nel regime d’irrigazione ridotto. In Pianura padana, le emissioni di gas serra dal suolo, misurate con camere statiche, sono state più elevate sia nel periodo autunnale, dopo la distribuzione del digestato anerobico, sia durante il ciclo del pomodoro, successivamente ad eventi irrigui, indipendentemente dalla precessione colturale.

Il reddito aumenta

A completamento delle sperimentazioni agronomiche, sono stati valutati gli effetti delle pratiche di diversificazione sulle opportunità di reddito per gli agricoltori in contesti altamente specializzati, attraverso il test di regole e aspetti contrattuali e di gestione dei rischi connessi all’introduzione delle nuove variabili all’interno dell’azienda. In sintesi, è stato simulato un contratto multiprodotto su un arco triennale, in cui sono stati applicati strumenti di premialità basati sulla qualità dei prodotti e alcuni strumenti assicurativi per le colture di neo-introduzione, con l’obbiettivo di evidenziare le necessità e le opportunità connesse all’adozione della diversificazione da parte di agricoltori che producono commodity per le industrie agroalimentari.

I risultati hanno dimostrato come la sola diversificazione non sia in grado, nel breve periodo, di rispondere alle criticità dei mercati (volatilità dei prezzi), al fabbisogno di adeguamento tecnico-professionale (introduzione di nuove colture) e di instabilità climatica. Piuttosto è un sistema condiviso e supportato da accordi interfiliera a permettere che tentativi di transizione verso strategie sostenibili vengano perpetuati e ricordati positivamente dagli agricoltori.

Spostando la valutazione dalla particella sperimentale all’appezzamento, l’analisi economica dei casi di studio ha evidenziato come, nonostante le criticità tecniche e l’adeguamento dei piani di coltivazione, nel periodo osservato il reddito lordo medio ad ettaro del sistema diversificato supera quello dei sistemi condotti in modo ordinario. Tale successo si deve all’attivazione di strumenti specifici di supporto tecnico da parte degli agronomi del Consorzio Casalasco e all’attivazione dei sistemi premiali e assicurativi sulle produzioni.

Per quanto si tratti di osservazioni isolate è importante considerare come la transizione verso la sostenibilità dei sistemi agricoli, specialmente quando specializzati, debba essere supportata da strumenti definiti dalle filiere. In tal senso la nuova Pac e la strategia Farm to Fork, per aumentare la produzione di servizi ecosistemici in contesti come quello analizzato, dovranno promuovere forme di impegno tra le parti che tengano conto di una più ampia programmazione industriale, appaiando alla richiesta di rotazioni e pratiche di diversificazione la proposta di appropriati sistemi di gestione del rischio, andando al di là della valutazione della singola coltura o azienda.

Con rotazioni innovative il reddito sale e l’impatto ambientale scende - Ultima modifica: 2021-04-12T07:30:26+02:00 da Simone Martarello

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