Annata nera per l’olivicoltura italiana

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    Produzione nazionale stimata a 215mila tonnellate di olio, la metà esatta dell'anno scorso e i cali maggiori sono nelle regioni tradizionali (Puglia e Calabria). Si inizia a sentire il peso della Xylella e del climate change. Le previsioni di Italia Olivicola, la più grande organizzazione dei produttori nata dalla fusione tra Cno e Unasco

    “Italia Olivicola”, la prima organizzazione dell’olivicoltura italiana costituita dalla fusione tra il Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) e Unasco, che rappresenta 250 mila produttori, pari al 50% degli olivicoltori nazionali, che fatturano complessivamente circa 54 milioni di euro ed esportano in 42 paesi del mondo si dichiara molto preoccupata per la situazione che dovranno affrontare gli olivicoltori nella imminente campagna olearia.

    In base all''indagine eseguita dagli osservatori di mercato di "Italia Olivicola" (leggi qui l'articolo sulla nascita di questa grande associazione dei produttori) nell'ultima settimana di settembre, infatti, emerge una previsione di produzione di poco superiore alle 215.000 tonnellate di olio a livello nazionale, esattamente il 50% in meno rispetto alle quasi 430.000 tonnellate dello scorso anno.

    Si tratta di un quadro preoccupante, frutto delle cattive condizioni meteorologiche, di emergenze fitosanitarie quali la xylella e attacchi di agenti parassitari, come la tignola o la mosca, agevolati da un'estate lunga, calda e umida.

    I cali maggiori nelle regioni tradizionali

    Nel crollo della produzione pesano soprattutto le difficoltà riscontrate nelle due Regioni olivicole più importanti d'Italia, Puglia e Calabria.
    In Puglia dove si prevede un calo del 56% rispetto allo scorso anno, le zone più colpite dalle gelate sono state le provincie di Bari e Barletta-Andria-Trani, soprattutto nell''entroterra che registra perdite anche superiori al 70%, mentre lungo la fascia costiera la produzione ha tenuto discretamente bene.

    La Calabria, dove si prevede una riduzione del 70%, ha sofferto particolarmente gli attacchi degli agenti patogeni e un’estate con clima molto instabile e mutevole, così come la Basilicata che vedrà la propria produzione ridursi a poco più di 1000 tonnellate e cioè l’85% in meno rispetto allo scorso anno.

    Sfiora il 40% di riduzione anche la Campania, mentre è negativa anche l'annata olearia nelle isole con la Sicilia in calo del 47% e la Sardegna che registra un meno 63% rispetto allo scorso anno.

    In controtendenza solo Toscana, Veneto e Lombardia

    In controtendenza rispetto al Sud si trova la Toscana, che registra un +15% rispetto alla precedente campagna grazie al fatto che le piante risparmiate dal gelo presentano una produzione straordinaria che dovrebbe riuscire a compensare e le perdite, mentre confermano il trend negativo Lazio con meno 29%, Umbria con meno 18, Marche con meno 39% e Abruzzo con meno 12%.

    In netta controtendenza si trovano le regioni del Nord Italia con aumenti produttivi rispetto allo scorso anno pari a circa un terzo ma che non riescono, nel complesso, a controbilanciare le grosse perdite delle regioni tradizionali. Andamento positivo, dovuto soprattutto al buon clima estivo registratosi in Veneto e Lombardia che registrano un aumento rispettivamente del 35% e del 30%.

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