Nasce Italia Olivicola per difendere l’olio extravergine italiano

    Quattro gli obiettivi per far tornare il settore protagonista: concentrare l’offerta, migliorare il reddito dei produttori, costruire una filiera olivicola moderna e coesa, difendere il made in Italy contro le frodi e le contraffazioni

    È nata Italia Olivicola, la prima organizzazione dell’olivicoltura italiana costituita dalla fusione tra il Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) e Unasco, con l’intento di rappresentare gli operatori del settore al fine di realizzare in maniera condivisa una strategia di sviluppo, modernizzazione e consolidamento del comparto, che sta attraversando uno dei momenti più critici di sempre.
    «Più di novant’anni di storia tra Cno e Unasco si fondono per dare vita ad una nuova era per l’olivicoltura italiana, che vuole dare valore a chi fa qualità». Con queste parole il presidente di Italia Olivicola Gennaro Sicolo ha aperto un caloroso dibattito (svoltosi a Roma) sulle sfide imminenti che attendono il settore, su tutte: difesa del panel test, lotta serrata alla contraffazione, reddito equo degli agricoltori, rilancio del Piano Olivicolo nazionale.

    L'olio a meno di 4 euro al litro? Una truffa

    «Va individuato un percorso condiviso per difendere il nostro extravergine e per farlo bisogna bonificare i mercati e gli scaffali», questa la denuncia lanciata da Sicolo al Sottosegretario di Stato al Mipaaft Alessandra Pesce presente all’evento. «La vera invasione su cui siamo chiamati ad unirci e a combattere è quella degli oli deodorati che rappresentano una truffa», incalza Sicolo, spiegando che tutti gli oli venduti a meno di 4 euro o non sono extravergine o lo sono diventati solo attraverso manipolazioni chimiche. Il monito è chiaro e preciso: stop all’olio venduto a meno di 4 euro, è deodorato ed è competizione sleale. «Eliminiamo la dicitura extravergine per questi oli sottocosto che possono essere commercializzati come vergini – afferma Sicolo – e diamo valore a chi fa vera qualità iniziando a promuovere un corretto consumo dell’extravergine 100% italiano tra gli stessi consumatori del nostro Paese. Chiedo al governo di battersi non solo sul fronte nazionale ma anche a livello europeo, per estendere l’applicazione del registro telematico a tutti i Paesi produttori e proponiamo all’Icqrf e alle forze dell’ordine un protocollo d’intesa per favorire controlli ancora più serrati per punire le aziende scorrette». Sicolo specifica poi che «Italia Olivicola si batterà in tutte le sedi affinché il panel test non venga toccato».

    Gennaro Sicolo

    Piano olivicolo nazionale, la promessa di Pesce

    Riguardo al Piano Olivicolo nazionale il presidente precisa che serve un netto rilancio per
    incrementare la capacità produttiva del settore, che soffre da anni di «Immobilismo decisionale della politica», specialmente per quanto riguarda il dramma della Xylella fastidiosa. «La Xylella – spiega Sicolo – è una tragedia che molti stanno sottovalutando, i governi locali e il governo nazionale devono prendersi la responsabilità di ascoltare la scienza e non la piazza. Il batterio avanza 40 km all’anno. Al governo dico: bene i tavoli, ma si facciano in fretta perché la Xylella non si ferma».
    Sul Piano Olivicolo nazionale Pesce si prende un impegno preciso «Convocherò il tavolo olivicolo entro il mese di novembre». Pesce ribadisce l’importanza che il Piano Olivicolo sia il frutto di una visione di insieme e di sistema «Servono coordinazione e risorse. E, sebbene le iniziative del tavolo messe in campo nel passato abbiano validità, è necessario un ripensamento con tutti gli attori della filiera».

    Calo produttivo preoccupante

    L’altro monito lanciato dal presidente è dunque arginare in fretta un calo produttivo grave che quest’anno per via di condizioni climatiche avverse e attacchi patogeni regista una delle annate più nere dell’ultimo decennio. Secondo l’indagine di Italia Olivicola condotta nell’ultima settimana di settembre, le previsioni di produzione segnano il 50% in meno rispetto alle quasi 430mila tonnellate dello scorso anno, attestandosi a poco più di 215 mila tonnellate. Nel crollo della produzione pesano soprattutto le difficoltà riscontrate nelle due regioni leader nella produzione di olio: la Puglia segna -56% rispetto allo scorso anno, con punte anche superiori al 70%; mentre la Calabria tocca il -70%.
    Luigi Canino, vicepresidente vicario della nuova organizzazione, nel suo sentito intervento mette l’accento sulla produzione italiana che «Mantiene il primato incontrastato nella qualità, nella ricchezza delle quasi 500 cultivar presenti su tutto il territorio, nella sostenibilità del nostro sistema basato su tracciabilità e certificazione del prodotto ed impianti intensivi rispettosi dell’ecosistema. Abbiamo diverse sfide da affrontare per garantire il giusto valore alla produzione italiana, le affronteremo con responsabilità».
    In conclusione, il sottosegretario Alessandra Pesce, più volte chiamata in causa, apre il suo
    intervento facendo un plauso a questo nuovo progetto aggregativo: «Solo aggregandosi e facendo massa critica si posso dare risposte concrete. Nel settore olivicolo, fatto di piccole aziende e piccoli frantoi, c’è la necessità di aggregazione a tutti i livelli, il mercato chiede sempre più prodotto extra vergine di oliva di qualità e noi dobbiamo essere in grado di offrirlo».

    Etichette e concorrenza

    Il sottosegretario fa poi il punto su tre aspetti di carattere internazionale sui quali lavorare: no all’etichettatura a semaforo «A tal riguardo abbiamo fatto una proposta che a metà ottobre andremo a discutere in commissione europea»; sostegno pieno al panel test, incremento promozione sui mercati esteri «Con il Mise ci sono delle attività in programma per aggredire nuovi mercati».
    Sulla contraffazione Pesce ribadisce che non verrà meno l’impegno del Mipaaft e dell’ispettorato sui controlli qualità e falsificazione «Lavoriamo sempre a stretto contatto con l’Icqrf con un’azione capillare di monitoraggio».
    A termine dei lavori Gennaro Sicolo ha consegnato ad Alessandra Pesce le 120mila firme raccolte da luglio con la petizione in difesa dell’olio italiano.

    I numeri di Italia Olivicola

    250mila produttori pari al 50% degli olivicoltori italiani, 15 regioni rappresentate attraverso 57 organizzazioni di produttori (Op) sul territorio che fatturano annualmente circa 54 milioni di euro e che esportano in 42 paesi del mondo la qualità dell’olio extravergine d’oliva 100% italiano, monovarietale, Dop, Igp, biologico tracciato e certificato.

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