Grano duro: scorte in calo e prezzi in aumento

L’offerta mondiale di grano duro è più bassa della domanda per il secondo anno consecutivo. Il prezzo ne ha risentito sotto trebbia, per poi riallinearsi alle prime notizie sulla produzione mondiale. Come orientarsi per le prossime semine tenendo conto di innovazioni tecniche, contratti e Made in Italy

La campagna agraria 2019/2020 del grano duro in Italia si chiude con luci e ombre.

In sintesi:

 

 

  • superfici invariate,
  • buone rese, ma con forti differenze tra gli areali di produzione (male la Puglia),
  • ripresa dei prezzi, seppure con un andamento altalenante in attesa dell’assestamento delle stime sulle produzioni mondiali.

Nell’ultimo periodo, le quotazioni del grano duro hanno infatti registrato un rimbalzo, dopo 4 anni di stagnazione: bisogna tornare all’autunno 2015 per riscontrare un prezzo superiore a 250 euro/t, come gli attuali livelli.

 

 

Gli agricoltori ora guardano alla prossima campagna agraria, preoccupati di un andamento

terra per tutti
Angelo Frascarelli

 

climatico sempre più imprevedibile e irregolare, con alcuni segnali di ottimismo, derivanti soprattutto dalla ripresa dei prezzi, seppure con una forte volatilità del mercato, e i segnali positivi dell’affermazione della pasta con grano 100% italiano. Analizziamo in dettaglio la situazione produttiva del settore, le novità della politica agraria e le previsioni di mercato per la prossima campagna per fare le più opportune scelte imprenditoriali per il prossimo ciclo produttivo.

Sintesi dell'articolo di apertura dello speciale Frumento duro di Terra e Vita 27

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Produzione mondiale di grano duro inferiore ai consumi

L’IGC (International Grains Council) stima per il 2020 una produzione mondiale di 34,3 milioni di tonnellate (tab. 1), in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+2%), soprattutto per le maggiori semine in Nord America. Ciononostante la produzione rimarrà al di sotto della media quinquennale, a causa dei raccolti inferiori alla media in Nord Africa e nell’Ue.

La produzione mondiale di grano duro degli ultimi due anni è inferiore rispetto ai consumi, che sono stimati a 35 milioni di tonnellate (tab. 1). Questa situazione è una novità dopo 4 campagne (2015/16 - 2018/19) in cui la produzione era stata costantemente superiore ai consumi e le scorte erano abbondanti.

tab. 1 Bilancio mondiale del grano duro (milioni di tonnellate)
Campagne di commercializzazione
2015/16 2016/17 2017/18 2018/19 2019/20 (*) 2020/21 (**)
Stock iniziali 7,4 9,0 9,6 9,0 10,0 8,8
Produzione 39,2 38,8 35,2 37,0 33,6 34,3
Offerta totale (stock + produzione) 46,6 47,8 44,8 46,0 43,5 43,1
Consumi 37,2 38,0 35,8 36,0 34,7 35,2
Scambi 8,7 8,7 8,3 7,8 9,6 9,3
Stock finali 9,0 9,6 9,0 10,0 8,8 7,9
Fonte: International Grains Council (IGC). (*) stime. (**) previsioni.

L’emergere di questa situazione a luglio 2020 ha generato un’immediata (ed eccessiva) impennata dei prezzi, a cui è seguita una decrescita; bisogna tener conto che le scorte mondiali sono comunque ad un discreto livello, seppure in diminuzione ai minimi degli ultimi sei anni. Nell’attuale campagna di commercializzazione 2020/2021, l’offerta mondiale (produzione + scorte) mostra una disponibilità di prodotto in calo, attestata su 43,1 milioni di tonnellate, tra le più basse degli ultimi 10 anni. Le scorte al termine della campagna di commercializzazione 2020/2021 sono stimate a 7,9 milioni di tonnellate; bisogna tornare al 2014/2015 per rilevare un dato così basso.

Per una visione definitiva dello scenario di mercato mondiale, occorre tuttavia attendere le stime definitive sui raccolti nordamericani, previste per fine settembre, e analizzare gli altri fattori influenti: il cambio euro/dollaro, i prezzi degli altri cereali e la qualità.

Grano duro nel mondo: i dati produttivi per Paese

La produzione di grano duro è stimata in leggera diminuzione nell’Unione europea (-4%), in aumento in Canada (+22%) per effetto delle maggiori semine, mentre si registra una forte diminuzione in Nord Africa.

La diminuzione delle produzioni in Europa deriva da una sostanziale stabilità delle superfici investite e da una leggera diminuzione delle rese. Nell’Unione europea, la superficie e la produzione di grano duro si concentra per oltre il 50% in Italia (1,2 milioni di ettari e 3,8 milioni di tonnellate), a seguire la Francia, la Spagna e la Grecia.

L’Europa aumenta il proprio deficit di grano duro e sarà costretta ad aumentare le importazioni. Anche l’Italia importa annualmente circa 2 milioni di tonnellate, in parte dal resto dell’Ue, ma per la maggior parte dal mercato extracomunitario.

Italia: superfici stabili

La superficie italiana a grano duro nell’ultima campagna agraria 2019/2020 è stabile a 1,23 milioni di ettari (dati Istat). Dopo tre anni di diminuzione, soprattutto a causa dei bassi prezzi di mercato, le semine di grano duro si sono stabilizzate ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio ; ciononostante il grano duro rimane la principale coltura italiana a seminativo.

I bassi prezzi dell’ultimo triennio non hanno fatto crollare le superfici, anche per effetto della scarsa convenienza economica delle colture alternative (mais, sorgo, girasole, leguminose da granella).

Il 73% della superficie a grano duro si concentra nel Sud Italia, soprattutto in Puglia (28%) e in Sicilia (22%). Segue il Centro Italia con il 21% e il Nord con il 6% . Il Nord Italia, comunque, grazie alle migliori rese, raggiunge il 12% della produzione nazionale.

Italia, produzioni in lieve diminuzione

Secondo le stime dell’Istat, la produzione nazionale di grano duro per il 2020 si colloca ad un livello quantitativo di 3,76 milioni di tonnellate, in leggera contrazione del 3,7% rispetto alla produzione del 2019 stimata in 3,9 milioni di t, a fronte di un fabbisogno dell’industria molitoria di 5,85 milioni di tonnellate .

La produzione nazionale di grano duro è in costante diminuzione da 4 anni ; dopo il picco produttivo del 2016 con 5 milioni di tonnellate, si è assistito ad un continuo declino, complice la fase di prezzi bassi e le innumerevoli anomalie climatiche.

La riduzione della produzione nazionale è imputabile, in larga misura, alla contrazione del 26% della Puglia, a causa di avverse condizioni climatiche. Nelle altre Regioni italiane, la produzione ha confermato i livelli del 2019 ed, in alcuni casi, è anche migliorata .

grano duroIl bilancio nazionale di autoapprovvigionamento di grano duro rimane deficitario; l’offerta nazionale è insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno ed obbligano la dipendenza delle industrie di prima e seconda trasformazione per il 38% della materia prima da altri paesi (circa 2,2 milioni di tonnellate di importazione).

L’industria pastaia produce 3,3 milioni di tonnellate di pasta, coprendo la domanda interna (di 1,5 milioni di tonnellate circa) ed esportando il 55%. Da una parte il grado di autoapprovvigionamento di grano duro è del 64%, mentre quello della pasta risulta raggiungere il 220%.

La qualità nel 2020 è migliorata sia sul fronte del contenuto proteico che su quello degli altri parametri merceologici. Il continuo miglioramento qualitativo, soprattutto del tenore in proteine, è l’aspetto più positivo e significativo degli ultimi 5-7 anni, che dimostra la crescita della capacità e della consapevolezza dei produttori italiani di assecondare il fabbisogno degli utilizzatori.

Il mercato del grano duro

Nonostante una produzione più bassa dei consumi, il mercato mondiale del grano duro ha risentito ancora delle consistenti scorte degli anni precedenti, che ha condizionato anche il mercato nazionale.

A luglio 2020, tuttavia la situazione di mercato ha registrato un’inversione di tendenza: dopo cinque anni di prezzi stagnanti, si è verificata un’impennata in coincidenza con le informazioni sugli scarsi raccolti in Puglia. Infatti, sono state proprio le piazze pugliesi ha registrare un’impennata dei prezzi impressionante (+40 euro/t nella prima quotazione del nuovo raccolto), mentre le variazioni sulle piazze settentrionali sono state più lievi.

Il consolidamento dei previsioni produttive nazionali e mondiali hanno riportato i prezzi di mercato alla situazione antecedente; infatti, a fine luglio, le piazze pugliesi hanno perso quasi l’incremento delle prime quotazioni (tab. 5).

tab. 5 Prezzi medi mensili del grano duro sui mercati all’origine in Italia (€/t)
Mesi/Anno 2017 2018 2019 2020
Gennaio 204,05 213,43 209,70 241,26
Febbraio 203,98 210,49 210,92 246,81
Marzo 198,58 208,51 209,34 253,25
Aprile 190,66 205,50 211,50 267,22
Maggio 188,51 201,41 211,59 257,96
Giugno 195,39 197,93 206,98 265,97
Luglio 220,47 202,62 209,67 263,14
Agosto 222,13 205,43 212,97 250,12
Settembre 216,65 203,59 217,73
Ottobre 212,61 201,61 232,19
Novembre 211,00 203,33 241,04
Dicembre 211,10 213,23 240,87
Media annua 206,26 205,59 217,88 255,72
Fonte: Ismea

I raccolti 2019 e 2020 hanno ripristinato il consueto differenziale di prezzo tra grano tenero e grano duro (mentre per tutta la campagna di commercializzazione 2018/2019 si era assistito ad un andamento quasi allineato dei due prezzi, da luglio 2019, il prezzo del grano tenero è rimasto stagnante (a circa 180 euro/t), mentre il grano duro si posiziona ad un livello di circa 60 euro/t superiore rispetto al grano tenero.

Le prospettive

I prezzi di mercato del grano duro nei prossimi mesi sono segnati – come già detto – da una diminuzione dell’offerta e delle scorte. Le previsioni dei prezzi saranno fortemente influenzate dai dati finali sui raccolti nordamericani (Canada e Usa) che, al momento (agosto 2020), si annunciano di buon livello. Il calo dell’offerta mondiale di grano duro (tab. 1) rappresenta un fattore fondamentale per la tenuta dei prezzi.

In conclusione, per la campagna di commercializzazione 2020/2021 si prevedono prezzi stabili o in aumento.


L'attenzione della politica agraria

La politica agraria nazionale sta prestando una crescente attenzione al settore del grano duro; una dimostrazione di ciò è la serie di strumenti di politica agraria adottati e/o riconfermati recentemente:

  • l’aumento del plafond per il sostegno accoppiato, che ha portato il pagamento da 80 euro/ha a circa 100 euro/ha;
  • il rifinanziamento del fondo per il grano duro per gli agricoltori che sottoscrivono contratti di filiera triennali;
  • l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano duro nella pasta.

Il sostegno accoppiato della Pac

Le risorse per il sostegno accoppiato al grano duro si confermano, anche per il 2021, con un plafond di circa 82 milioni di euro (decreto ministeriale 9 agosto 2018), che genera un pagamento di circa 100 euro/ha.

Il pagamento erogato nel 2019 (ultimo dato disponibile) è stato di 101,93 euro/ha. Il premio alla coltivazione di frumento duro è riservato ai coltivatori localizzati in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Il fondo grano duro

Dopo l’esperienza del 2017 e 2018 che aveva stanziato 30 milioni di euro, il Decreto ministeriale 20 maggio 2020 ha rifinanziato il “fondo grano duro” con uno stanziamento di 40 milioni di euro e un incentivo di 100 euro/ha per gli agricoltori che stipulano contratti di filiera.

Le risorse del Fondo grano duro ammontano, precisamente, a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022, oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 pari a ulteriori 10 milioni di euro. Quindi anche le domande 2019, che non avevano copertura finanziaria, saranno soddisfatte con il nuovo stanziamento.

Ricordiamo che l’obiettivo del “fondo grano duro” è di sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica dei produttori di grano duro e dell’intera filiera produttiva e favorire la tracciabilità e la certificazione della qualità del grano duro.

Il Decreto ministeriale prevede un contributo di 100 euro per ogni ettaro coltivato a grano duro per le imprese agricole che abbiano già sottoscritto entro il 31 dicembre dell’anno precedente alla scadenza della domanda di contributo, direttamente o attraverso cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori riconosciute di cui sono socie, contratti di filiera di durata almeno triennale.

L’aiuto, spettante a ciascuna impresa agricola, è commisurato alla superficie agricola, espressa in ettari, coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari.

L’obbligo di etichettatura grano-pasta

Il decreto ministeriale 26 luglio 2017 aveva introdotto l’obbligo dell’origine del grano duro nell’etichetta della pasta. Questa politica è entrata in vigore a febbraio 2018 e aveva una scadenza al 31 dicembre 2020. Il recente decreto ministeriale 1° aprile 2020 ha prorogato l’obbligo dell’origine del grano duro nell’etichetta nella pasta al 31 dicembre 2021.

L’obiettivo è quello di valorizzare le produzioni di grano italiano di qualità e consentire all’industria della pasta di aumentare gli approvvigionamenti nazionali, all’insegna della massima trasparenza verso i consumatori.

Gli effetti del decreto cominciano ad evidenziarsi, anche per effetto della crescente richiesta di prodotto Made in Italy da parte dei consumatori. Questi orientamenti politici e di mercato sono destinati a migliorare il valore aggiunto per i produttori italiani di grano duro. Inoltre, il decreto ha avuto sicuramente il merito di accrescere la trasparenza della filiera e di incrementare l’interesse degli utilizzatori (industria molitoria e pastaia) per la produzione nazionale.


Come orientarsi per le prossime semine

La campagna appena trascorsa è stata mediamente positiva per il grano duro, sia per i livelli quantitativi che qualitativi (eccetto le rese in Puglia). Inoltre la ripresa dei prezzi di mercato e le scelte della politica agraria incoraggiano il mantenimento o anche l’aumento delle superfici investite per le prossime semine.

Il prezzo di mercato del grano duro si dovrebbe mantenere abbastanza sostenuto, comunque largamente al di sopra degli altri cereali.

La prossima campagna agraria si apre con una certa fiducia per la coltura del grano duro, confidando in un andamento climatico favorevole, che rappresenta oggi la maggiore incertezza.

Ciononostante non si può contare solamente sull’andamento dei prezzi. L’agricoltore deve profondere i maggiori sforzi per migliorare la tecnica colturale e le relazioni di mercato.

Le continue anomalie climatiche richiedono agli agricoltori di gestire al meglio la coltura, dotandosi di sistemi di supporto in grado di prevenire gli eventi meteorologici e pianificare nel modo più razionale possibile gli interventi agronomici in funzione delle specifiche situazioni colturali in cui si opera. Inoltre, il ricorso alle assicurazioni agevolate è un imperativo e un’opportunità anche per il grano duro.

Le relazioni di mercato sono un fattore fondamentale per gestire la volatilità dei prezzi e sfruttare la domanda di mercato di pasta con grano di origine italiana.

Per questa ragione, la strategia più efficace è la produzione su contratto e/o la gestione associata in cooperative o OP, in modo da pianificare la produzione in funzione delle esigenze degli utilizzatori e da stabilizzare il prezzo per evitare gli effetti della volatilità.

Rispetto al passato, negli ultimi anni, in ogni territorio, sono aumentate le possibilità di stipulare contratti di coltivazione; le imprese molitorie e pastaie oggi propongono diverse tipologie di contratto.

Ogni agricoltore deve valutare attentamente i vantaggi e scegliere i partner (impresa di stoccaggio, impresa molitoria e pastaia) con cui condividere il programma di produzione.

Grano duro: scorte in calo e prezzi in aumento - Ultima modifica: 2020-09-10T12:29:36+02:00 da K4

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