Crisi del latte: autarchia, etica e qualche idea per salvare la filiera

coronavirus
La zootecnia da latte è il comparto che sta soffrendo di più per l'emergenza covid-19. Le associazioni di categoria chiedono all'industria di evitare speculazioni e lavorare solo latte italiano. Ma anche le stalle devono fare la loro parte riducendo la produzione per non far crollare i prezzi

Le industrie di trasformazione e i caseifici disdicano i contratti di fornitura con l'estero e utilizzino solo materia prima italiana. Ma soprattutto evitino di speculare sulla pelle degli allevatori. E poi un invito ai consumatori, affinché in queste settimane di emergenza per l'epidemia di coronavirus, acquistino latte, mozzarelle e altri formaggi freschi italiani. Questo in estrema sintesi il messaggio lanciato dalle associazioni di categoria agricole per sostenere quello che a oggi è il comparto del primario che più di tutti sta pagando dazio a causa dell'emergenza covid-19: la zootecnia da latte.

Come sempre servirà la buona volontà di tutti: le aziende non dovranno speculare, ma le stalle dovranno diminuire la produzione. Assolatte chiede di ridurre il più possibile le consegne. Tra le tante dichiarazioni di questi giorni anche qualche proposta per impiegare il latte in eccesso. Trasfomarlo in Latte Uht, congelare le cagliate o derogare ai piani produttivi aumentando i volumi per i grandi formaggi Dop come Grana Padano e Parmigiano Reggiano. E per il futuro investimenti per realizzare impianti di polverizzazione.

 

 

Coronavirus, industrie e caseifici: rallentare la produzione

In questi giorni alcune delle più importanti industrie lattiero-casearie hanno inviato lettere ai conferitori avvisandoli che per via del calo dei consumi dovuto alla chiusura di bar, ristoranti, mense e alberghi, e più in generale alle restrizioni alla circolazione delle persone per contrastare la diffusione del coronavirus, non sarebbero state in grado di ritirare i volumi abituali di latte e hanno invitato gli allevatori modificare le razioni delle bovine riducendo la parte proteica per diminuire la produzione almeno del 10%.

Qualcuno ha chiesto riduzioni anche del 25%. La situazione è seria perché parecchi caseifici più piccoli hanno ridotto di molto l'attività, alcuni hanno addirittura chiuso soprattutto in provincia di Bergamo. Ma non solo per il calo della domanda, anche per la carenza di personale, contagiato dal coronavirus.

«Siamo ancora aperti e facciamo l'impossibile per non fermare la macchina produttiva della filiera latte – afferma il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi – ma la volontà da sola non basta, ci troviamo, come tutti, a dover fare i conti con momenti drammatici che condizionano ora per ora la nostra attività. Abbiamo attivato una vera e propria rete di solidarietà, garantendo la raccolta di tutto il latte prodotto e durante tutta la scorsa settimana siamo riusciti a collocare tutte le cisterne. Non un litro di latte è andato sprecato.
La situazione – informa Assolatte, rischia ora di peggiorare: l'export, che assorbe circa il 40% delle produzioni italiane, è in fase di rallentamento».

«Stiamo partecipando a tutti i tavoli governativi, e siamo pronti a intraprendere ogni iniziativa che scongiuri il fermo delle attività. Siamo perfettamente coscienti delle grandi responsabilità che abbiamo – conclude Ambrosi – ma è fondamentale che ognuno faccia la propria parte: i nostri fornitori devono fare il possibile e l'impossibile per limitare al massimo la produzione, perché nelle prossime settimane non riusciremo a mantenere la produzione agli stessi livelli di prima e il sistema rischia di collassare».

«Bisogna essere realisti stimiamo che il 10% della produzione nazionale già adesso fatichi a trovare collocazione sul mercato – ha spiegato il presidente dell'Alleanza cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri – in questa situazione di assoluta emergenza le strutture cooperative temono di non essere più in grado di trasformare tutto il latte raccolto dai loro soci e stanno invitando la propria base associativa a fare ogni sforzo per ridurre la produzione di latte».

12 milioni di tonnellate
la produzione annua
di latte vaccino in Italia

Coronavirus, l'appello: acquistate prodotti italiani

In parallelo a questa richiesta gli allevatori lamentano la nascita di speculazioni da parte di mediatori e industrie, con partite di latte non ritirate e poi proposte a prezzi stracciati. Per cercare di limitare le sofferenze della filiera, gli allevatori e le associazioni di categoria hanno chiesto ai caseifici di disdire i contratti per le forniture dall'estero (in particolare da Francia e Germania) e utilizzare solo materia prima italiana. A loro si è aggiunto il presidente della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati (Comagri) Filippo Gallinella con un video appello nel quale invita i consumatori ad acquistare latte e formaggi freschi italiani.

#coronavirus #agricoltura #lattefresco

Posted by Filippo Gallinella on Thursday, March 12, 2020

 

«Il governo intervenga per favorire i comportamenti delle aziende italiane virtuose, aiutando solo coloro che acquistano dagli allevatori italiani – ha detto il presidente di Cia Dino Scanavino – sono assolutamente intollerabili, in questo momento di difficoltà, le speculazioni di chi continua ad acquistare latte straniero, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli».

Coldiretti invita a segnalare gli abusi ma anche a produrre meno latte

L'associazione presieduta da Ettore Prandini stigmatizza l'atteggiamento di chi «come in guerra approfitta della situazione di difficoltà e arriva addirittura a speculare sui generi alimentari di prima necessità come il latte» e ha attivato una casella di posta (sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it) per raccogliere informazioni e segnalazioni di possibili comportamenti scorretti contro le stalle sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni.

Contemporaneamente Coldiretti ha inviato una circolare agli allevatori soci nella quale chiede loro di mettere in pratica comportamenti virtuosi che permettano alle stalle di continuare a produrre evitando però di immettere sul mercato troppo latte che finirebbe per deprimere il prezzo. Nella lettera si danno indicazioni per modificare la razione delle bovine per ridurre la produzione del 3%. Si consiglia di aumentare la quota di foraggio, di anticipare l'asciutta e ridurre le mungiture delle vacche a fine lattazione e sostituire il latte in polvere dell'alimentazione dei vitelli con latte munto.

30mila gli allevamenti
attivi lungo la Penisola

Confagricoltura: folle modificare la razione delle vacche

«Riteniamo sconsiderato il consiglio agli allevatori di limitare la pressione alimentare sulle vacche in lattazione. È un'azione che potrebbe provocare danni di medio-lungo periodo agli animali. Non ci si può far prendere dal panico, vanno tenuti i nervi saldi – sostiene il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini – gli animali non funzionano come rubinetti, ridurre l'efficienza e l'equilibrio delle razioni delle vacche in lattazione oggi significa avere un danno metabolico certo nell'immediato e in prospettiva problemi di fertilità nella mandria e di produttività anche quando, come ci auguriamo, saremo usciti dall'emergenza Covid-19. Dal punto di vista del mercato, si tradurrà inoltre in un ammanco di prodotto quando servirà».

Gasparini propone qualche soluzione per impiegare il latte in eccesso. «Le cagliate si possono congelare ed enti come il Consorzio di Tutela del Grana Padano, che hanno grandi capacità di stoccaggio, dovrebbero derogare al piano produttivo». Gasparini propone anche l'impiego dell'ammasso privato, già utilizzato in passato.

coronavirus

Bellanova: sei milioni per l'acquisto di latte Uht

«Abbiamo proposto al Tavolo indigenti del Ministero, e in particolare agli enti caritativi, di destinare 6 milioni di euro all'acquisto di latte Uht, prodotto da latte crudo raccolto nel periodo di maggior rischio di spreco, per la relativa distribuzione gratuita alle persone più bisognose. Con queste risorse possiamo arrivare a circa 180mila quintali di latte salvato dallo spreco e destinato ai più bisognosi».

Questa la proposta della ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova nel corso dell’incontro con associazioni e organizzazioni della filiera lattiero-casearia svoltosi venerdì pomeriggio.

35,2 cent/litro
il prezzo del latte spot
in Italia al 9 marzo 2020

Lombardia, un tavolo regionale sulla crisi

La Lombardia è la regione finora più colpita dal coronavirus ed è anche quella che produce il 44% del latte italiano. Sono già 3mila le tonnellate di latte non ritirate sulle 16mila che le stalle lombarde producono di solito a marzo.

«Bisogna avere visione di filiera tra mondo agricolo e settore della tasformazione – ha affermato l'assessore regionale all'Agricoltura Fabio Rolfi – per affrontare questa situazione di emergenza stiamo operando affinché almeno 500 tonnellate di materia prima vengano indirizzate alla produzione di siero in polvere di uso zootecnico».

«È fondamentale che prosegua la raccolta della massima quantità di latte consentita dalla fase emergenziale – ha aggiunto Rolfi – soprattutto per quei prodotti non immediatamente interessati dalla crisi di consumo, come i circuiti Dop, evitando fenomeni speculativi e rispettando gli impegni contrattuali. Nessuno deve scaricare sugli allevatori il peso dell'emergenza». L'assessore invita però i produttori a ridurre i volumi per evitare il crollo dei prezzi.

Coronavirus, il Veneto chiede indennizzi per il settore zootecnico

«Ho inviato alla Commissione politiche agricole della Conferenza delle regioni, alla quale fanno capo gli assessori all'agricoltura delle regioni e delle province autonome italiane, la richiesta del Veneto di attivare le azioni di tutela e di indennizzo dei danni che il settore subirà – ha fatto sapere l'assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Pan – oltretutto, come da disposizioni del decreto della presidenza del consiglio dei ministri dell'11 marzo, i servizi di logistica e fornitura e di ritiro di prodotti del settore agricolo, in particolare quelli deperibili, devono essere garantiti».

Pan chiede che il governo preveda un intervento che imponga ai caseifici, compresi i colossi industriali che hanno sedi in italia, di privilegiare le nostre eccedenze di prodotto per salvare gli allevamenti del Veneto e del Nord Italia.

Crisi del latte: autarchia, etica e qualche idea per salvare la filiera - Ultima modifica: 2020-03-13T20:02:56+01:00 da Simone Martarello

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