Quinoa sempre più popolare e i conti tornano

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    Parla Sven-Erik Jacobsen, guru della coltura, selezionatore delle tre principali varietà utilizzate in Italia. Le superfici dedicate alla chenopodiacea sono in forte crescita, ma serve una vera filiera

    «Nell’ultimo decennio la quinoa ha vissuto un escalation di popolarità sorprendente, soprattutto in Europa, passando rapidamente dall’essere un prodotto quasi sconosciuto a un alimento che sta entrando nella dieta europea e, cosa forse ancora più importante, una potenziale alternativa produttiva per gli agricoltori del Vecchio continente».

     

     

    Con queste parole chiare e decise Sven-Erik Jacobsen, esperto in specie vegetali coltivate e tra i più grandi conoscitori della quinoa in Europa, introduce un tema che da alcuni anni sta suscitando sempre maggior interesse. Approfittando di una delle visite di Jacobsen in Maremma, dove sta seguendo con attenzione il progetto di Tuttoquinoa, al quale collabora dal 2016, abbiamo scambiato due chiacchiere con lui, per provare a capire le reali potenzialità di questa coltura.

     

     

    Fin da tempi non sospetti, quando la quinoa era praticamente sconosciuta in Europa, Jacobsen si è dedicato alla ricerca e allo studio di questa pianta riuscendo, grazie a un lavoro di miglioramento genetico, a selezionare le tre varietà che, come lui stesso spiega, oggi sono quelle più utilizzate in Italia.

    La tecnica agronomica

    «La quinoa è una pianta rustica, ma ciò non significa che non richieda grandi attenzioni». Nonostante il grande interesse per questa coltura, purtroppo l’Italia si trova oggi un passo indietro dal punto di vista produttivo rispetto a Francia e Spagna, i maggiori produttori di quinoa in Europa. «Le cause di questo gap – sottolinea Jacobsen – non sono sicuramente ambientali o climatiche, stiamo infatti parlando di due paesi con condizioni molto simili a quelle italiane, pertanto non vedo motivi oggettivi che possano impedire alla quinoa di essere un’alternativa colturale importante anche in Italia.

    Si tratta di una pianta in grado di adattarsi a tipologie di terreni differenti, anche molto salini e la sua resistenza alla siccità fa sì che possa essere coltivata anche in condizioni particolarmente difficili. Nonostante sia una pianta rustica, ha bisogno di particolari attenzioni soprattutto nelle fasi iniziali: il letto di semina deve essere preparato con cura e la semina deve essere molto superficiale, non oltre 1-2 cm di profondità. È raccomandabile utilizzare una seminatrice di precisione mantenendo una distanza tra le file di 30-50 cm in modo da poter intervenire con una sarchiatrice per rimuovere le infestanti. Questa operazione è molto importante e deve essere realizzata con tempestività in quanto in Europa non esistono prodotti fitosanitari registrati per la quinoa, pertanto il controllo delle infestanti, deve essere fatto meccanicamente».

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    Sven-Erik Jacobsen

    Quinoa convenzionale e bio

    Tecnicamente, chiediamo a Jacobsen, la coltivazione con metodo convenzionale non è quindi molto diversa da quella biologica...

    «Esatto, le uniche differenze riguardano la concimazione, che per la quinoa non deve essere comunque molto abbondante. Per quanto riguarda diserbo e difesa da patologie o parassiti, non vi sono differenze. In ogni caso la quinoa non presenta grandi problematiche da questo punto di vista. Tra i parassiti, l’altica è forse il più pericoloso, ma soltanto se attacca la pianta in fase di emergenza e prima post emergenza, fino alle 4 foglie vere. Questo problema si può facilmente prevenire cercando di anticipare la semina in modo che gli eventuali attacchi, che iniziano con l’aumento delle temperature, colgano la pianta in una fase più avanzata».

    «Il mio consiglio è quello di seminare già da metà febbraio nelle regioni più meridionali e comunque entro fin marzo in tutta Italia. Oltre all’altica, in alcuni casi, sono stati riscontrati attacchi di cimici e afidi, che solo sporadicamente hanno provocato danni importanti. La quinoa è generalmente sensibile alla peronospora, ma anche questa non è solita causare gravi danni in quanto rimane confinata alle foglie basali, scomparendo quando le temperature raggiungono i 28-30 °C. La raccolta può essere effettuata con una mietitrebbia da cereali, utilizzando i settaggi che si usano normalmente per il trifoglio o l’erba medica e facendo particolare attenzione al livello di umidità del seme al momento della raccolta».

    La concentrazione varietale

    La passione con cui Jacobsen parla della quinoa è sorprendente, e quando gli chiediamo di regalare qualche suggerimento sulle varietà ci illustra le caratteristiche di ognuna delle tre da lui selezionate, sottolineando con orgoglio che oggi oltre il 90% degli agricoltori italiani che coltivano quinoa utilizza queste varietà. Dalla Titicaca, una delle prime varietà europee, che si caratterizza per le buone rese e una buona dimensione del seme alla Puno, tollerante alla peronospora, per finire con l’ultima creatura, la Vikinga, varietà a basso contenuto di saponine e quindi utilizzabile come prodotto integrale senza necessità di essere sottoposta a processi di desaponificazione che richiedono l’utilizzo di appositi macchinari.

    Poi sottolinea: «Si tratta di tre varietà idonee alla coltivazione in Europa, che non presentano problemi relativi al fotoperiodo, come purtroppo avviene con le varietà peruviane o boliviane che nonostante riescano a crescere con molta vigoria anche in Europa, per ragioni legate alle ore luce, non riescono a produrre seme. Il ciclo biologico delle tre varietà oscilla tra i 110 e i 130 giorni. Anche la lunghezza del ciclo è importante, infatti varietà a ciclo corto garantiscono una maturazione completa del seme entro fine agosto anche in caso di semina tardiva».

    Jacobsen si sofferma sulla scelta della varietà da utilizzare mettendo in risalto l’aspetto legato alla rimozione delle saponine, che a oggi rappresenta uno dei motivi che ha probabilmente rallentato lo sviluppo di questa coltura in Italia. «La varietà a basso contenuto di saponine offre sicuramente maggiori opportunità, rendendo più facile sia la vendita diretta del prodotto che la sua trasformazione o magari la somministrazione in agriturismo. Tutte le varietà a cui ho fatto riferimento sono state registrate da Quinoa Quality, che conserva la proprietà dei brevetti, e il cui distributore ufficiale in Italia è Tuttoquinoa, che offre anche supporto tecnico per la coltivazione agli agricoltori».

    La redditività

    La quinoa, fa notare Jacobsen, può rappresentare un’interessante alternativa da inserire nelle rotazioni agronomiche. «Come ho già detto, credo che la coltura rappresenti già adesso un’opportunità per le aziende che vendono direttamente i propri prodotti, ma anche per quegli agricoltori che hanno stretto accordi con trasformatori per la vendita del prodotto in natura. Purtroppo, manca ancora una filiera forte in Italia, ma ci sono diversi progetti interessanti, la stessa Tuttoquinoa da quest’anno avvierà un progetto di filiera in collaborazione con un trasformatore che garantirà agli agricoltori l’acquisto del prodotto biologico e gluten free».

    Come per tutte le colture, le rese variano al variare delle condizioni pedoclimatiche e della fertilità del terreno. «Mediamente potremmo dire che le produzioni medie oscillano tra i 16 e i 22 q/ha nei terreni migliori, come la Pianura padana, e di 12-16 q/ha in terreni più difficili, come le colline maremmane. La Titicaca è la varietà con le rese medie più alte, dobbiamo però tener conto che la rimozione delle saponine genera uno scarto minimo del 10-20%. Il prezzo di vendita per la quinoa biologica italiana senza glutine varia tra i 150 e i 180 euro/quintale».

    Quinoa, il mercato

    «Il consumo di quinoa è in continua crescita e, anche se la concorrenza della quinoa peruviana è molto forte, c’è un importante segmento di mercato per la quinoa Italiana»

    «Dobbiamo tener presente – conclude Jacobsen – che il consumo della quinoa sta aumentando costantemente in Italia come in Europa. Gran parte del fabbisogno viene coperto dalla quinoa importata dal Perù il cui prezzo è inferiore a quello del prodotto italiano o europeo, ma la domanda interna di quinoa italiana biologica sta aumentando perché questo target di consumatori preferisce un prodotto di origine italiana, in grado di offrire maggiori garanzie, seppur leggermente più costoso».

    Conto economico della quinoa biologica (vendita prodotto in natura)
    Costi per ettaro Con Saponina (Titicaca) Senza Saponina integrale (Vikinga)
    Ripuntatura (c/terzi) € 110 € 110
    Erpicatura - 2 passaggi (c/terzi) € 80 € 80
    Falsa semina (c/terzi) € 40 € 40
    Concime € 150 € 150
    Sementi € 330 € 450
    Semina (c/terzi) € 60 € 60
    Sarchiatura senza concimazione (c/terzi) € 60 € 60
    Raccolta (c/terzi) € 150 € 150
    Costo complessivo (€/ha) € 980,00 € 1.100,00
    Produzione lorda (Q) 20 17
    Scarto medio (rimozione saponine e selezione) % 30% 10%
    Produzione netta (q) 14 15,3
    Costo unitario (€/q) € 70,00 € 71,90
    Prezzo di vendita medio del prodotto in natura € 165 € 165
    RICAVI € 2.310 € 2.525
    Utile (€/ha) € 1.330 € 1.425

    Confronto tra varietà con contenuto di saponine medio-alto e varietà a basso contenuto di saponine, che pertanto può essere venduta integrale, con scarto minore. Si è inoltre cercato di massimizzare i costi tenendo conto che tutti i lavori vengano realizzati da terzisti. Per aziende che realizzano i lavori direttamente i costi sono notevolmente inferiori.

    Quinoa sempre più popolare e i conti tornano - Ultima modifica: 2020-02-24T17:03:45+01:00 da K4

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