Florovivaismo in crisi, tonnellate di fiori al macero

Per l’Azienda Manni Massimo di Taviano (Le) l’emergenza sanitaria causata da Covid-19 e Dpcm del 9 marzo 2020 stanno mettendo in ginocchio il florovivaismo italiano, causando una crisi senza precedenti

L’Azienda floricola Manni Massimo, gestita dal titolare con i figli Rudy e Yuri e specializzata nella produzione a Taviano (Le), su 30.000 m² di serre in ferro-vetro, di crisantemi recisi da fioritura programmata, sta distruggendo tutta la produzione pronta per la raccolta per mancanza di mercato (https://youtu.be/elLVKcCIGY8). E non è l’unica, numerose altre aziende floricole, a Taviano e altrove, hanno distrutto i loro prodotti o si apprestano a farlo. L’emergenza sanitaria causata da Covid-19 e il conseguente Dpcm del 9 marzo 2020 “Resto a casa” emanato dal presidente del Consiglio dei ministri, sostiene Rudy Manni, stanno mettendo in ginocchio il florovivaismo italiano, causando una crisi senza precedenti.

Rudy Manni con il padre Massimo e il fratello Yuri.

Il 100% della produzione è destinata al macero

«Con il fermo dei mercati, la chiusura di tutti i garden e i dettaglianti, il blocco dei grossisti, l’annullamento di tutte le celebrazioni religiose che rappresentano una delle fonti principali di consumo, con la difficoltà ad esportare la merce all’estero per i blocchi al confine e in dogana in diversi paesi Ue ed extra-Ue, i prodotti florovivaistici non trovano alcuno sbocco commerciale, sicché il 100% della produzione è destinata al macero. Questi prodotti sono merci deperibili come quelli agroalimentari, tuttavia segnalo con rammarico una disparità di trattamento tra i prodotti dei diversi comparti del settore agricolo, poiché quelli agroalimentari vengono regolarmente commercializzati (come è giusto che sia), mentre i prodotti florovivaistici non hanno ricevuto alcuna possibilità di vendita o forma di tutela!».

Crisantemi pronti per essere distrutti e interrati.

La produzione florovivaistica si caratterizza per una programmazione che va dai 2 ai 6 mesi, «periodo in cui, per far sì che le piante giungano alla fioritura, vengono sostenuti ingenti costi per l’acquisto di talee/bulbi/piante, per la radicazione, l’irrigazione, i trattamenti fitosanitari, l’energia elettrica, il riscaldamento delle serre, la manodopera e così via. Tutti questi costi rappresentano un capitale che allo stato attuale sta andando completamente perso, ecco perché lancio un grido di allarme: il settore florovivaistico è duramente colpito, al mancato guadagno dovuto al blocco delle vendite si aggiunge la perdita del capitale investito in tutti questi mesi di programmazione».

 

Gli interventi chiesti al Governo

La città di Taviano ha un’economia fortemente legata alla coltivazione e commercializzazione di fiori, ma questa emergenza, sottolinea Manni, riguarda l’intero territorio italiano. «Questo settore vede impegnate 24.000 aziende florovivaistiche, con un’occupazione di oltre 200.000 persone. Si corre il rischio di farlo sparire interamente se il Governo non adotta i giusti interventi che sintetizzo e suggerisco in questi punti:

  • annullamento dei pagamenti dovuti all’Inps e sospensione degli impegni nei confronti dell’Agenzia delle entrate per tutto il 2020;
  • garanzia di liquidità alle imprese florovivaistiche per consentire loro di far fronte agli impegni in essere e di riprogrammare le produzioni future. Non sono sufficienti sostegni quali crediti d’imposta, rinvio delle scadenze e dei tributi o la sospensione dei pagamenti dei mutui che, pur rappresentando un sostegno, non risolvono il problema principale: il bisogno di liquidità! Occorre prevedere un risarcimento dei danni subiti a copertura degli ingenti capitali andati persi insieme son le produzioni andate al macero. Occorre stabilire un criterio risarcitorio che tenga conto dell’entità degli investimenti realizzati delle imprese, che può variare notevolmente a seconda della coltura e della quantità prodotta. Occorre garantire liquidità attraverso interventi immediati per mantenere in vita un settore già martoriato dai numerosi eventi atmosferici che negli ultimi tempi si stanno manifestando sempre più frequentemente e che, con l’emergenza sanitaria in corso, rischia di subire un colpo fatale senza l’adozione di un adeguato sostegno;
  • riattivazione della vendita di piante e fiori (prodotti deperibili) nel rispetto delle misure igienico-sanitarie e quindi della normativa in vigore, consentendo di effettuare la consegna con mezzi propri e di rimanere aperti al pubblico, come avviene per la grande distribuzione. Occorre considerare fiori e piante come beni di prima necessità al pari dei prodotti agroalimentari, sia per la deperibilità che li accomuna, sia per la funzione sociale e ricreativa che possono svolgere in questo momento di difficoltà per l’intero Paese; ciò anche e soprattutto vista la prossimità di alcuni eventi importantissimi per il settore florovivaistico, quali Pasqua e la festa della mamma, occasioni straordinarie di consumo di piante e fiori.
  • infine un intervento dello Stato a garanzia dei mutui in essere».

 

«Un intervento specifico e straordinario»

Numerose altre aziende floricole, a Taviano e altrove, hanno distrutto i loro prodotti o si apprestano a farlo.

Manni ribadisce con forza che «il nostro settore non può prescindere dal ricevere un intervento specifico e straordinario. Il 100% della produzione al macero significa fallimento per quasi la totalità delle aziende del settore, e ciò di riflesso un fallimento dello Stato italiano che risulterebbe incapace di tutelare il lavoro e la sopravvivenza di una fetta importante del settore agricolo. È evidente lo sforzo cui il Governo è sottoposto in questo momento di grave allarme epidemiologico, ma è altrettanto evidente che se non verranno adottate con urgenza misure a salvaguardia del settore, si assisterà all’inevitabile tracollo economico di tutte le aziende florovivaistiche.

 

«Quanto dispone il Dpcm del 22 marzo 2020 non è sufficiente»

Ad avviso di Manni non è sufficiente quanto emerge dal chiarimento fatto dal Governo, secondo il quale “l’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti etc. Peraltro tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”. Sostiene infatti che «pur essendo questo un primo passo necessario, tuttavia questi fiori li vendiamo a chi? I commercianti si assumeranno il rischio di acquistare merce e di andare in giro per cercare di venderla? Tutti gli eventi collegati al consumo di fiori sono interrotti, non si celebrano nemmeno funerali. Inoltre con la possibilità data ai Presidenti di Regione di emanare misure ancora più restrittive, dall’oggi al domani ci potremmo trovare di fronte a nuovi blocchi. Il punto è questo, c’è incertezza, il danno ormai è stato fatto e va sanato. Certo, il chiarimento intervenuto è un primo passo necessario, la ripresa del mercato sarà graduale e ne siamo consapevoli, ma è veramente ancora troppo poco».

 

Florovivaismo in crisi, tonnellate di fiori al macero - Ultima modifica: 2020-03-27T23:44:54+01:00 da Giuseppe Sportelli

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