Durum Days 2020, preoccupazioni e prospettive dalla tavola rotonda

Le difficoltà in cui si dibatte la filiera grano duro-pasta. Ecco tutto quello che è emerso nel corso della tavola rotonda fra i suoi protagonisti

La filiera grano duro-pasta ha affrontato con piglio risolutivo l’emergenza sanitaria da Covid-19, riuscendo a soddisfare l’inatteso e forte aumento della domanda. Ma proprio in questa emergenza ha mostrato tutti i limiti interni, a cominciare dalla forte dipendenza dalle importazioni. Sulle preoccupazioni che scuotono la filiera e sulle sue prospettive hanno discusso tutti i suoi protagonisti nella tavola rotonda organizzata via web in occasione del Durum Days 2020.

 

Gatta (Confagricoltura): «Abbiamo bisogno di più grano duro italiano di qualità»

Nicola Gatta, presidente della Federazione nazionale di prodotto cereali alimentari di Confagricoltura

L’emergenza Covid-19 ha evidenziato che l’industria italiana di trasformazione ha accusato difficoltà di approvvigionamento di grano duro, ha rilevato Nicola Gatta, presidente della Federazione nazionale di prodotto cereali alimentari di Confagricoltura.

«Gli agricoltori hanno dimostrato di saper investire e lavorare, ma questa esperienza ci insegna che abbiamo bisogno di maggiore produzione italiana di grano duro di qualità. È questo un obiettivo che dobbiamo perseguire aumentando il ricorso agli accordi di filiera, che peraltro sono già raddoppiati in pochi anni.

Dobbiamo però lavorare sulla loro incentivazione, attraverso più strade: fare in modo che le Regioni che non riescono a spendere i finanziamenti Pac li utilizzino nei Psr per favorire i contratti di filiera; esigere che i contributi per la partecipazione a tali accordi vengano realmente pagati agli agricoltori, che hanno ricevuto solo quelli relativi all’annata 2016-2017; finanziare quanto più possibile la ricerca per aiutare le produzioni italiani a crescere».

Per la campagna in corso il Mipaaf conferma una previsione di produzione sostanzialmente pari a quella del 2019, ha poi aggiunto Gatta. «È vero che a livello nazionale c’è stato un leggero aumento della superficie coltivata, ma nel Centro-Sud e in particolare in Capitanata prima le gelate e ora una siccità perdurante da mesi causeranno una perdita di produzione di almeno il 20%».

 

Verrascina (Copagri): «Accordi filiera con giusto prezzo, qualità e quantità»

Franco Verrascina, presidente di Copagri

«Gli agricoltori italiani devono fare i conti con le oscillazioni del mercato, come si è visto durante l’emergenza da Covid-19 e questo vale soprattutto nell’ambito della filiera del grano duro.

Da qui la necessità di investire su un prodotto che ha dimostrato di essere ricercato dai consumatori italiani, la pasta realizzata con solo grano duro italiano. La strada è lunga e complessa e dobbiamo puntare agli accordi di filiera, ma non all’infinito» ha esortato Franco Verrascina, presidente di Copagri.

«Il grano conferito deve essere all’altezza dei parametri concordati con l’industria, pertanto l’accordo deve stabilire prezzo, qualità e modalità di conferimento per contribuire a stabilizzare il mercato. Ma il quadro economico è preoccupante, fra dazi, blocco delle esportazioni (la Russia ha dichiarato che non esporterà più grano duro) e sovranismo alimentare di paesi come la Francia.

Occorre un progetto non solo orientato alla qualità e alla quantità, ma anche capace di riconoscere il giusto prezzo agli agricoltori, perché bisogna essere consapevoli che nessuno oggi è disposto a produrre in perdita. E, se questa deve essere la direzione, non possiamo e dobbiamo più permettere ciò che abbiamo visto durante la pandemia, cioè le offerte prendi 3 e paghi 2!».

 

Passarini (Cia): «Accelerare pagamenti contratti di filiera e velocizzare istituzione Cun grano duro»

Gianmichele Passarini, membro della giunta nazionale Cia – Agricoltori italiani

Per rilanciare il comparto del grano duro bisogna accelerare i pagamenti dei contratti di filiera e velocizzare l’istituzione della Cun grano duro, ha sollecitato Gianmichele Passarini, membro della giunta nazionale Cia – Agricoltori italiani.

«Nonostante la grave emergenza sanitaria legata alla pandemia del Coronavirus la filiera grano duro-pasta ha saputo fare squadra e rispondere egregiamente alla maggiore richiesta di prodotto, assicurando con grande senso di responsabilità la regolare presenza dei prodotti sugli scaffali della Gdo.

Malgrado, però, l’impennata dei consumi di pasta il prezzo del grano duro ha subìto rialzi molto contenuti. È la dimostrazione che la strada da percorrere è ancora lunga e che è necessario continuare a insistere con sempre maggior decisione sull’aggregazione e sui contratti di filiera, partendo dai positivi risultati del protocollo d’intesa della filiera grano-pasta, che si appresta a compiere tre anni.

I contratti di filiera possono e devono essere considerati il perfetto momento di sintesi entro il quale compendiare le diverse esigenze dei vari componenti della filiera, in termini di prezzo, di parametri qualitativi, delle condizioni di conferimento e di quant’altro può contribuire a ridurre il più possibile le oscillazioni dei mercati».

Se gli incentivi ai contratti di filiera sono stati sicuramente rilevanti per promuovere le relazioni interprofessionali, essi da soli non bastano a garantire un vero rilancio della coltura e un significativo ritorno in termini di redditività, ha proseguito Passarini. «Perciò chiediamo al Governo di incentivare ancora di più gli sforzi in materia di ricerca e innovazione e di promozione di strumenti per valorizzare il prodotto.

Inoltre è necessario accelerare i pagamenti dei contratti di filiera e perfezionare l’istituzione a livello sperimentale della Commissione unica nazionale del grano duro, garantendo così al comparto, sulla scia di quanto già avviene in altri, uno strumento che possa contribuire a dare una indicazione delle tendenze di mercato, alla base della formazione dei prezzi».

 

Marcellini (Alleanza Coop): «Rivedere i contratti di filiera»

Patrizia Marcellini, coordinatore Grandi Colture e Servizi dell’Alleanza cooperative agroalimentari

Anche Patrizia Marcellini, coordinatore Grandi Colture e Servizi dell’Alleanza cooperative agroalimentari, ha rimarcato che l’emergenza da Covid-19 ha dimostrato che la filiera grano duro e pasta è strategica per l’Italia.

«Tutta la filiera ha reagito bene, non si è tirata indietro, ha garantito a tutti un bene, la pasta, che ha un costo relativamente basso. In tale ambito la cooperazione non si è tirata indietro e ha fatto la sua parte, anzi è stata di esempio perché è già strutturata come filiera.

Però da questa esperienza emerge da un lato che l’Italia è costretta a importare almeno il 30-40% del suo fabbisogno di grano duro, percentuale che dobbiamo cercare di abbattere per garantirci maggiore indipendenza di approvvigionamento, dall’altro che i bilanci degli agricoltori, malgrado un leggero aumento dei prezzi del grano duro, sono ancora in rosso e non riescono a raggiungere il pareggio.

Occorre perciò rivedere i contratti di filiera, che hanno garantito una regolare immissione di prodotto sul mercato, ma non hanno pienamente soddisfatto le aspettative dei produttori di grano duro».

 

Brazzabeni (Assosementi): «Svincolare la filiera dalle importazioni»

Franco Brazzabeni, presidente della Sezione Cereali di Assosementi

Il “mondo sementiero” è il primo anello della filiera, ha ricordato Franco Brazzabeni, presidente della Sezione Cereali di Assosementi, «perciò abbiamo garantito anche durante la fase critica della pandemia seme certificato per le semine primaverili.

Ma più in particolare noi lavoriamo per fornire alla filiera grano duro e pasta varietà che si distinguono per l’elevato contenuto proteico, in modo da svincolarla quanto più possibile dalle produzioni e importazioni estere. Durante questa emergenza è apparsa evidente la dipendenza dell’Italia dal mercato estero, perciò puntiamo a intensificare questo nostro impegno».

 

de Sortis (Italmopa): «Abbiamo garantito semola ai pastifici anche grazie alle importazioni»

Cosimo de Sortis, presidente di Italmopa

I molini non si sono mai fermati, però hanno dovuto fronteggiare grosse difficoltà operative, soprattutto di approvvigionamento della materia prima nazionale, mentre non hanno avuto difficoltà con quella estera, ha comunicato Cosimo de Sortis, presidente di Italmopa.

«Le importazioni di grano duro dall’estero a volte vengono malviste da parte dell’opinione pubblica, ma è anche grazie a esse che siamo riusciti ad andare avanti e assicurare ai pastifici i richiesti quantitativi di semola, superiori alla media.

Inoltre l’industria molitoria ha dovuto subire una compressione delle marginalità, per fronteggiare l’aumento dei costi sostenuti anche per rimodulare i turni di lavoro e riprogrammare le linee di produzione per garantire la sicurezza ai lavoratori».

 

Felicetti (Unione Italiana Food): «Problemi per rifornire i mercati esteri»

Riccardo Felicetti, presidente del Gruppo Pasta dell’Unione Italiana Food

Anche i pastifici hanno lavorato sodo per soddisfare un forte e improvviso aumento della domanda, ha affermato Riccardo Felicetti, presidente del Gruppo Pasta dell’Unione Italiana Food.

«Ci siamo organizzati in maniera scrupolosa per garantire la piena sicurezza sia ai dipendenti sia alle produzioni. Abbiamo avuto difficoltà soprattutto per rifornire il mercato estero, a causa dei problemi di trasporto legati alla pandemia.

Ad esempio il blocco del Brennero per due giorni ha scatenato isteria in Germania e altrove per mancanza di alimenti provenienti dall’Italia, fra cui, ovviamente, la pasta. Ora viviamo invece il problema delle scorte, molto limitate, che avremo difficoltà a rimpinguare».

 

Manara (Compag): «Riequilibrio finanziario verso gli agricoltori»


Fabio Manara, presidente di Compag

Per il buon funzionamento della filiera le rivendite agrarie hanno continuato ad assicurare i mezzi tecnici agli agricoltori, ha ricordato Fabio Manara, presidente di Compag, la Federazione nazionale delle rivendite agrarie.

«Non abbiamo avuto grossi problemi di approvvigionamento dall’estero, tranne che per qualche prodotto non essenziale. Ma il nostro problema fondamentale è di natura finanziaria: gli agricoltori pagano dopo la raccolta, ma acquistano durante tutto l’anno a credito, sicché i rivenditori fungono da banca raggiungendo un’esposizione finanziaria spesso considerevole e quindi pericolosa. Perciò, nella prospettiva del nostro riequilibrio finanziario nei confronti degli agricoltori, li sosteniamo affinché abbiamo più spazio nei contratti di filiera».

 

Pecchioni (Crea Foggia): «Già disponibili tutti gli strumenti tecnologici»

Nicola Pecchioni, direttore del Crea - Cerealicoltura e colture industriali di Foggia

Attualmente sono disponibili tutti gli strumenti tecnologici per produrre grano duro eccellente per quantità e qualità, ha riferito Nicola Pecchioni, direttore del Crea - Cerealicoltura e colture industriali di Foggia.

«Dalla conoscenza del genoma all’utilizzazione dei dati ricevuti via satellite, grande è il bagaglio potenzialmente a disposizione degli agricoltori. Oggi, di fronte ai cambiamenti climatici, due sono i pilastri su cui la ricerca consiglia di puntare: l’utilizzo di nuovi genotipi di grano duro più resilienti ai nuovi problemi di carattere climatico, caratterizzati da una radice più profonda, che consuma meno acqua e azoto ma è capace di assimilare meglio l’acqua e l’azoto che trova; sfruttare i modelli predittivi allocando bene le risorse disponibili».

Durum Days 2020, preoccupazioni e prospettive dalla tavola rotonda - Ultima modifica: 2020-05-27T14:06:16+02:00 da Giuseppe Sportelli

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