Import cereali, l’Ucraina fa causa ai Paesi del blocco dell’est

La guerra in Ucraina ha innescato uno tsunami nel mercato cerealicolo Ue
Il 15 settembre sono scadute le misure di salvaguardia per i mercati dei Paesi membri confinanti con Kiev ma Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno imposto nuovi blocchi unilaterali. Il Consiglio agricolo si limita a prendere atto della situazione mentre il ricorso dell’Ucraina al Wto formalizza la crisi del mercato unico europeo. Intanto le rotte cerealicole sono sempre più perturbate e un’interrogazione alla Commissione agricoltura alla Camera denuncia il dumping turco di grano duro

L'Ucraina ha formalmente intentato causa contro Polonia, Ungheria e Slovacchia presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio dopo che i tre Paesi hanno deciso di sfidare Bruxelles e vietare le importazioni di grano ucraino.

Un’ipotesi che la Commissione europea ha cercato fino all’ultimo di scongiurare perché formalizza, davanti al Wto, la frattura del mercato unico europeo.

La fine della solidarietà con l’Ucraina

Per sostenere l’agricoltura del Paese impegnato nel sanguinoso conflitto con la Russia, l’esecutivo europeo aveva sospeso l’anno scorso i dazi all’import dall’Ucraina introducendo però misure di restrizione per salvaguardare i mercati cerealicoli dei cinque Paesi confinanti, ovvero Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Slovacchia.

Tali misure sono terminate lo scorso 15 settembre e, alla vigilia della scadenza, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba aveva dichiarato che «L'Ucraina si aspetta che la Commissione europea mantenga la parola data e tolga tutte le restrizioni alle nostre esportazioni agricole».

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy aveva parallelamente ringraziato la Bulgaria per non avere aderito al fronte del blocco alle importazioni  e il primo ministro croato Andrej Plenković , in seguito a questa decisione, si era affrettato ad escludere la commercializzazione di grano ucraino nel mercato di Zagabria confermando però lo status di paese di transito (un transito attraverso l’Adriatico che mette in allarme i nostri produttori cerealicoli).

Il peso delle imminenti elezioni polacche

La Polonia, finora più solido alleato dell’Ucraina, deve però affrontare un difficile round elettorale in ottobre e, in seguito alla richiesta di Kuleba, il primo ministro Mateusz Morawiecki aveva affermato: «Se la Commissione Europea non estenderà il divieto sulle importazioni di cereali dall’Ucraina dopo il 15 settembre, la Polonia introdurrà tale divieto a livello nazionale, mantenendolo in vigore fino a quando le relazioni agricole tra Polonia e Ucraina non saranno normalizzate». Il problema è che le esportazioni ucraine sono diventata completamente dipendenti dalle rotte alternative che attraversano l’Ue, chiamate corsie di solidarietà, da quando la Russia ha sospeso, lo scorso luglio, l’accordo per il transito nel Mar Nero.

Il Consiglio agricolo fa il “pesce in barile”

L’Unione europea non è ancora intervenuta formalmente né sull’estensione del divieto né sulle decisioni unilaterali prese dei Paesi dell’Est, nonostante la scadenza del 15 settembre sia superata, e anche il Consiglio Agrifish convocato il 18 settembre in Spagna ha fatto “pesce in barile”.

I ministri agricoli dell’Ue hanno infatti ribadito il pieno sostegno all'Ucraina senza prendere posizione sulla fine delle misure di salvaguardia per le importazioni ucraine applicate nei cinque Stati membri in prima linea.

La Commissione Ue, nella sua relazione al Consiglio, ha sostenuto che, grazie al lavoro della piattaforma di coordinamento con l'Ucraina, le distorsioni del mercato in questi 5 Paesi sono state risolte e che la maggior parte degli Stati membri ha accolto con favore la scadenza delle misure di salvaguardia, una volta constatato che le perturbazioni del mercato si erano normalizzate e considerando l'impegno dell'ucraina a introdurre misure per evitare future distorsioni del mercato. Il Consiglio agricolo ha quindi ribadito l'importanza di salvaguardare l’integrità del mercato unico, concludendo che è necessario continuare a monitorare la situazione.


Dall’Australia alla Turchia,
rotte agricole sempre più perturbate

Nel corso della riunione del 18 settembre, i ministri agricoli dell’Ue hanno affrontato anche altre questioni legate ai mercati agricoli internazionali.  Ribadendo alcune perplessità riguardo ai negoziati condotti dalla Commissione europea per aprire nuovi accordi di libero scambio, soprattutto con il Mercosur e l'Australia.

Per quanto riguarda quest’ultimo Paese si è ribadito che l'offerta di accesso al mercato agricolo dell'Ue già sul tavolo è sostanziale e commercialmente significativa, esprimendo riluttanza a ulteriori concessioni. Contemporaneamente in Italia, nel corso dell’ultima riunione della Commissione Agricoltura alla Camera, il deputato Pd Stefano Vaccari ha presentato un’interrogazione contro il dumping turco di frumento duro.

«Sulla commercializzazione del grano duro – ha detto - è in atto una speculazione a livello internazionale con quotazioni al ribasso che rischiano di pregiudicare la produzione delle aziende agricole italiane». dichiara in una nota il deputato Stefano Vaccari, capogruppo pd in commissione agricoltura alla camera. L'interrogazione chiede di:

  • ripristinare la commissione unica nazionale del grano duro e il registro telematico dei cereali;
  • potenziare i contratti di filiera per promuovere la pasta con grano italiano
  • implementare un sistema di tracciabilità basato su tecnologie blockchain;
  • richiedere urgentemente un'indagine anti-dumping alla commissione ue per verificare se i prezzi e i volumi di grano duro importati dalla Turchia siano in contrasto con le regole dell'unione doganale e se gli sbarchi di grano nel periodo luglio-agosto in puglia siano stati assoggettati alle previste prescrizioni sui dazi.

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Import cereali, l’Ucraina fa causa ai Paesi del blocco dell’est - Ultima modifica: 2023-09-20T09:40:59+02:00 da Lorenzo Tosi

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