Pratiche sleali, De Castro e Centinaio celebrano un successo bipartisan

La conferenza stampa congiunta tra Gian Marco Centinaio e Paolo De Castro
Strenua la difesa dello status quo da parte della gdo, soprattutto di quella francese, ma dopo 10 anni di duro lavoro vede finalmente il traguardo il provvedimento fortemente voluto da Paolo De Castro che assieme a Gian Marco Centinaio celebra a Roma il frutto di un successo che unisce gli schieramenti politici

L’occasione è di quelle ufficiali, la location è quella dei grandi annunci: la sala conferenze accanto allo studio del ministro. A parlare Gianmarco Centinaio e Paolo De Castro, politicamente su sponde opposte, ma uniti nel voler raggiungere un traguardo importante per l’interesse nazionale, ovvero l’approvazione della nuova normativa che impedisce le pratiche sleali nella commercializzazione dei prodotti agroalimentari.

L’atmosfera è quella di  altri tempi: non c’è partito che tenga, non ci sono Lega e Pd, avversari in Italia su cento pratiche diverse. C’è una sola voce e un gran lavoro svolto insieme solo per tutelare i produttori italiani.

In questo clima che vorremo sempre respirare, anziché quello avvelenato della campagna elettorale permanente, il ministro Centinaio può annunciare: «Il nostro Paese deve dire grazie a De Castro per il grande lavoro svolto, spesso in silenzio e lontano dai riflettori. È lui l’artefice di questo successo».

Paolo De Castro

E De Castro può rispondere: «Un gioco di squadra facendo sempre sponda con l’intera squadra del ministero, dopo dieci anni finalmente ci siamo riusciti tutti insieme».

Entrambi poi si dicono certi che «grazie alle nuove norme il lavoro degli agricoltori italiani e tutto il sistema agricolo avranno più dignità e soprattutto i produttori non saranno più sfruttati da chi approfitta iniquamente del suo peso nella catena del valore». Un riferimento che ha fatto fischiare le orecchie alla grande distribuzione, ed è stata proprio la gdo ad opporsi duramente al via libera alla normativa, soprattutto i grandi gruppi francesi e tedeschi, mentre le catene italiane si sono limitate a difendere il loro operato.

A detta di De Castro «chi - grazie a lobby e pressioni varie e sugli eletti a Bruxelles - si è opposto più duramente è stato il gruppo anglo francese Carrefour–Tesco, un colosso, una centrale acquisti da ben 140 miliardi di euro». Grazie alla continua mediazione svolta dall’ex-ministro a Bruxelles le pratiche sleali vietate  sono passate all’unanimità nel Consiglio dei Ministri Ue. Ora però manca ancora il via libera (che dovrebbe essere scontato) dall’assemblea plenaria di Strasburgo e poi serviranno le leggi di recepimento di tutti i Paesi membri dell’Ue, compreso il Parlamento italiano che non dovrebbe riservare alcuna sorpresa in tal senso.

Cosa prevede la direttiva

Ecco le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare che saranno vietate. Si va dalle ritorsioni commerciali o anche solo alla minaccia di ritorsioni ai ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili:

  1. 1 I ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili (oltre i 30 giorni)
  2. Le modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura.
  3. La cancellazione degli ordini di prodotti deperibili con breve preavviso.
  4. Il pagamento per il deterioramento dei prodotti già venduti e consegnati all'acquirente.
  5. I ritardi nei pagamenti per i prodotti non deperibili (oltre i 60 giorni).
  6. L'imposizione di pagamenti per servizi non correlati alla vendita del prodotto agricolo e alimentare.
  7. Il rifiuto di concedere un contratto scritto se richiesto dal fornitore,
  8. L'abuso di informazioni confidenziali del fornitore da parte dell'acquirente.
  9. Le ritorsioni commerciali o anche solo la minaccia di ritorsioni nel caso in cui il fornitore si avvalga dei diritti garantiti da questa Direttiva.
  10.  Il pagamento da parte del fornitore per la gestione dei reclami dei clienti non dovuti alla negligenza del fornitore stesso.

Inoltre sono ammesse solo se precedentemente concordate, in modo chiaro e univoco, tra le parti le seguenti pratiche:

  1. La restituzione di prodotti invenduti o sprecati
  2. Il pagamento di costi per l’immissione sul mercato del prodotto, di immagazzinamento, di esposizione o inserimento in listino dei prodotti alimentari.
  3. Il pagamento per spese promozionali
  4. Il pagamento per spese pubblicitarie.
  5. 5 Il pagamento per i costi di advertising.
  6. 6 Il pagamento per la gestione del prodotto una volta consegnato.

Esempio tipico: avviene spesso che il distributore chiami il fornitore e chieda, forte del suo potere, di scorporare dalla fattura successiva il prodotto invenduto.

Nasce l’autorità di contrasto

Iin ogni paese dell’Ue dovrà nascere almeno un’autorità di contrasto competente per le pratiche commerciali sleali vietate. Dovranno avviare indagini in tempi ragionevolmente brevi sulle denunce ricevute sia da singoli fornitori ai quali dovrà essere garantito l’anonimato, sia da organizzazioni di rappresentanza a nome dei loro iscritti. 


LE REAZIONI

Coldiretti: bene stop Ue a speculazioni industria e distribuzione

«Bene lo stop Ue alle speculazioni da parte dei poteri forti dell'industria e della distribuzione contro gli agricoltori ai quali arrivano appena 22 centesimi per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi, che scendono addirittura a 2 centesimi nel caso di quelli trasformati dal pane ai salumi fino ai formaggi. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di un passaggio fondamentale per il futuro del settore agroalimentare europeo che riconosce l'esistenza di un squilibrio commerciale che favorisce le speculazioni lungo la filiera e la necessità di intervenire per garantire un trattamento più equo alle piccole e medie imprese agroalimentari». «E' necessario sanare una ingiustizia profonda - precisa il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini - rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza alcun beneficio per i consumatori».

Coop: sbagliato dare alla distribuzione il ruolo del cattivo 

"Si tratta di una norma volta a rappresentare la distribuzione come il soggetto 'cattivo' della filiera e questo è sbagliato.  C’é distribuzione e distribuzione, si fa un danno anche nei confronti dei consumatori a non operare i necessari distinguo". E' questo il commento del presidente di Coop Italia Marco Pedroni che aggiunge: "E' una normativa che si allontana dal fine giusto per cui era nata, ovvero tutelare gli agricoltori nella contrattazione con la distribuzione e con l'industria e non contiene sufficienti elementi di reciprocità che compensino lo squilibrio che si viene a creare nella contrattazione. Se rimanesse tale e quale favorirebbe le multinazionali del cibo, con un rischio di penalizzare i consumatori. Il testo inoltre - secondo Pedroni – è troppo squilibrato a favore dell'industria di largo consumo, perché nella stesura finale è stato disatteso il limite dimensionale a cui applicare le tutele; inizialmente i soggetti da tutelare erano piccole e medie imprese della filiera agroalimentare. Ora invece sono incluse anche le imprese industriali fino a 350 milioni di euro di fatturato.   Coop – ricorda infine il Presidente Pedroni – ha rapporti stabili e duraturi con migliaia di piccole e medie imprese fornitrici, l'85% dell'ortofrutta presente in Coop é italiana, così come il 90% delle carni".

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