Nel Piano per l’energia e il clima: «Le bioenergie protagoniste»

Chistian Curlisi, direttore del Cib
A proporlo è Christian Curlisi, direttore del Cib, che spiega come il ruolo dell’agricoltura all’interno del nuovo Piano nazionale per l’energia e il clima, richiesto da Bruxelles, dovrebbe essere rivalutato

Decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, sviluppo del mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività.

Sono queste le linee di intervento su cui si struttura il Piano nazionale Integrato per l’energia e il clima (Pniec) predisposto da tre ministeri: dello Sviluppo Economico, dell’ambiente e della Tutela del Mare e delle Infrastrutture e Trasporti.

 

 

Orizzonte 2030

Tra i principali obiettivi da raggiungere entro il 2030 – puntualizza Chistian Curlisi, direttore del Cib, Consorzio Italiano Biogas -, ci sono quelli di riduzione delle emissioni climalteranti e quelli di produzione di energia da fonti rinnovabili». Il Piano è uno degli strumenti richiesti da Bruxelles a tutti gli Stati membri dell’Ue per raggiungere gli obiettivi indicati dal pacchetto di Direttive “Energia pulita per tutti”. È un documento obbligatorio sulla base del Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla Governance dell’unione dell’energia. La prima versione del documento è stata consegnata a fine 2018, ora, recepite le osservazioni della Commissione, dovrà essere rielaborato anche sulla base delle indicazioni provenienti dai diversi portatori di interesse.

la filiera del biometano

Il ruolo dell'agricoltura all'interno del Pniec

Dottor Curlisi, quale ruolo ha il settore agricolo all’interno del Pniec?

Piano per l'energia e il clima
Christian Curlisi

«Il Pniec inquadra l’agricoltura esclusivamente come una voce passiva che contribuisce alle emissioni di gas serra. Il Cib ritiene, invece – afferma Curlisi -, che per ridurre efficacemente le emissioni, le si dovrà assegnare un ruolo di primo piano, ponendo le condizioni affinché possa dispiegare il proprio potenziale di mitigazione. Nel Pniec non viene dato alcun orizzonte di sviluppo per le bioenergie, mentre il potenziale che l’agricoltura può esprimere è molto elevato. Inoltre integrando la digestione anaerobica, nelle attività dell’azienda agricola, secondo il modello elaborato dal Cib, il Biogasfattobene®, si può addirittura arrivare a sequestrare carbonio rendendo l’azienda carbon negative. Tale modello, può, infatti, intervenire positivamente sul 50% delle emissioni agricole di gas serra, riducendole, grazie alla valorizzazione degli effluenti zootecnici, alla riduzione drastica dei fertilizzanti chimici sostituiti dal digestato, all’ottimizzazione del riciclo dei nutrienti, all’adozione di doppie colture e di tecniche di agricoltura di precisione e conservativa. È fondamentale preservare la riserva di carbonio stoccato nel suolo e incrementarla, per rendere i terreni più fertili e più resilienti. Nel Pniec dovrebbero essere anche previste azioni mirate a favorire un piano per la ricarbonizzazione dei terreni agrari italiani».

bioenergie

L'opinione del Cib

In che modo il Cib può dire la sua a riguardo?
«Innanzitutto – risponde il direttore del Cib -, promuovendo e applicando il Biogasfattobene® e poi cercando di farlo conoscere anche nelle sedi istituzionali opportune. Durante l’anno, nel mese di maggio, abbiamo partecipato alla consultazione pubblica sul Pniec indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico e il 6 novembre siamo stati in audizione alla Commissione attività produttive della Camera. In entrambe le occasioni, abbiamo chiesto che nel nuovo documento Pniec sia mantenuta la traiettoria di crescita delle bioenergie in linea con gli scenari dalla Sen, a tutela di un patrimonio acquisito, che, oltre a rafforzare le produzioni agricole di eccellenza e a favorire gli investimenti in innovazione, ha creato un polmone verde di produzione di energia elettrica rinnovabile, decentrata e programmabile che, in più, potrà contribuire attivamente ad incrementare la fertilità dei suoli e a decarbonizzare la nostra agricoltura».

Biometano, un ruolo strategico

Il biometano ha un ruolo da protagonista in questa missione?
«Il biometano è un biocarburante avanzato che può essere protagonista nella transizione da un’economia basata sulle fonti energetiche fossili a una fondata sulle energie rinnovabili. Questa bioenergia ad oggi, non ha ancora espresso appieno il suo potenziale, ma sono in cantiere alcune iniziative che potrebbero presto determinare un balzo in avanti del settore. Negli ultimi anni, le aziende socie del Cib hanno effettuato cospicui investimenti in attività di ricerca e sviluppo e avviato un percorso di evoluzione tecnologica indirizzata allo sviluppo di ulteriore capacità produttiva. Gli sforzi messi in atto dal comparto – sottolinea Curlisi - non trovano, tuttavia, un riconoscimento nell’attuale bozza del Pniec, la quale pone come obiettivo di produzione di biometano al 2030 soltanto 1,1 miliardi di metri cubi (considerando sia l’agricoltura sia il comparto del riciclo dei rifiuti). Riteniamo che il Pniec possa puntare a un obiettivo del 10% di gas rinnovabile in rete al 2030 e prevedere un obiettivo di incentivazione per l’impiego di biometano nei trasporti pesanti, marittimi, nella meccanica agricola, nel trasporto aereo e ferroviario, in modo da imprimere una forte accelerazione al processo di decarbonizzazione dei trasporti difficilmente elettrificabili».

La tecnologia aiuta

L’impiego della tecnologia è condizione indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi?
«La tecnologia presente negli impianti per la produzione di biogas e biometano è fiore all’occhiello dell’industria italiana e continua a evolvere, grazie a cospicui investimenti privati e pubblici. In Italia sono attivi circa 1.600 impianti distribuiti su tutto il territorio (dati Terna 2018) e costituiscono certamente un patrimonio, da valorizzare ed efficientare, perché riteniamo che lo sviluppo del parco nazionale di produzione di biogas e biometano rappresenti risorsa strategica nell’ottica di greening del sistema energetico italiano. Tale infrastruttura – conclude l’esperto - ha la potenzialità di produrre 8 miliardi di metri cubi di biocarburante avanzato 100% made in Italy e, nella prospettiva al 2030, potrebbe coprire circa il 10% del fabbisogno di gas naturale».

Nel Piano per l’energia e il clima: «Le bioenergie protagoniste» - Ultima modifica: 2019-12-05T12:15:08+01:00 da Mary Mattiaccio

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