Noce biologica, in Emilia-Romagna la prima filiera italiana

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Tra Ferrara e Ravenna si raccolgono i primi frutti su 150 ettari distribuiti in cinque aziende agricole. Progetto nato grazie ai fondi del Psr regionale e alla ricerca per una difesa efficace

Eravamo cinque amici al bar che volevano cambiare il mondo. Si potrebbe riassumere così, parafrasando Gino Paoli, la nascita della prima filiera italiana della noce biologica. Centocinquanta ettari per ora, suddivisi tra cinque aziende nelle province di Ferrara e Ravenna. Con l'obiettivo di incrementarli del 10/15% ogni anno. Là dove una volta si coltivavano le pere Abate Fetel si è deciso di impiantare noceti biologici. Noceti e impianti di essiccazione e calibratura del prodotto, sono stati finanziati con i fondi europei del Psr dell'Emilia-Romagna.

A presentare la novità è Gianluca Vertuani, imprenditore agricolo presidente del Consorzio noci del Delta del Po e di Confagricoltura Ferrara, oltre che vicepresidente di Confagricoltura Emilia-Romagna: «Tutto è nato da un'idea di cinque amici e colleghi − spiega − dato che con le pere negli ultimi anni abbiamo avuto molti problemi abbiamo deciso che bisognava fare qualcosa di diverso».

 

 

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Gianluca Vertuani

Noce biologica, opportunità da sfruttare

«Distintività, qualità e identità territoriale caratterizzano la nostra noce biologica − continua Vertuani − che sarà in commercio entro l’anno. Questo progetto dà vita a una nuova filiera agrifood, tracciata e orientata a un mercato in continua crescita quindi capace di garantire un reddito all’agricoltore e creare occupazione». Infatti, il mercato della frutta secca non conosce crisi in Italia. Le vendite di noci in guscio sono aumentate del 13,5% negli ultimi 12 mesi, come del resto emerge sempre più l’interesse del consumatore nei confronti delle produzioni biologiche.

Il consorzio ha già un marchio con il quale intende commercializzare il prodotto quando avrà quantitativi sufficienti. Per ora è stato siglato un accordo con la ravennate Euro company. Quest'anno i 75 ettari in produzione hanno prodotto 450 quintali di noci, una media di sei quintali a ettaro. Ma le piante sono appena entrate in produzione e serviranno altri tre-quattro anni per andare a regime.

La varietà scelta dagli imprenditori della filiera è Chandler. Cultivar a maturazione tardiva, si raccoglie a metà ottobre. Il frutto è ovale, di colore chiaro con leggere sfumature scure, di pezzatura medio-grossa (32 mm e oltre) e guscio liscio e sottile. Il gheriglio è molto chiaro, facilmente sgusciabile, di resa superiore al 50%. Sapore delicato, poco tannico, amabile con retrogusto che ricorda il miele.

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Gli assessori regionali al Bilancio Paolo Calvano e all'Agricoltura Alessio Mammi in visita all’impianto di essiccazione accompagnati da Gianluca Vertuani

Ricerca e finanziamenti

Decisivo è stato l’intervento della Regione Emilia-Romagna, che tramite il Psr ha finanziato gli investimenti finora effettuati (sviluppo dei noceti e macchinari necessari alla lavorazione del prodotto) e sostenuto uno studio specifico di ricerca e sperimentazione, in collaborazione con il Crpv, finalizzato alla definizione di un modello previsionale per la difesa fitosanitaria del noce coltivato con metodo biologico, attraverso l’uso di sensori e moderne strumentazioni. Un lavoro che sarà utile a tutte le aziende che vorranno cimentarsi nella coltivazione.

«Speriamo in un sostegno dell’amministrazione regionale anche nella fase di implementazione del progetto − conclude Vertuani − è di vitale importanza indirizzare le risorse del Psr post 2020 ai progetti di filiera più innovativi. Alle aziende agricole impegnate nel percorso verso la sostenibilità economica e ambientale delle produzioni, mediante le tecnologie d’avanguardia dell’agricoltura 4.0».

 

 

Noce biologica, in Emilia-Romagna la prima filiera italiana - Ultima modifica: 2020-10-14T13:12:35+02:00 da Simone Martarello

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