Agricoltura verticale e sostenibile grazie all’intelligenza artificiale

giovani agricoltori
Luca Travaglini, ideatore di Planet Farms
Luca Travaglini ha realizzato Planet Farms una vertical farm tra le più grandi al mondo, automatizzata e con sensoristica evoluta. Rese e qualità al top, filiera corta tracciata

A Cavenago (Mb) è stata ideata e fondata dai giovani imprenditori Luca Travaglini e Daniele Benatoff Planet Farms Italia Società Agricola, la vertical farm idroponica più grande d’Europa, e tra le più grandi al mondo, che riesce a realizzare fino a 21 cicli produttivi l’anno. In un impianto di 9000 mq, insalate, baby leaf, e la maggior parte delle piante aromatiche vengono coltivate (in assenza di inquinanti) in strutture che si sviluppano su più livelli, sotto illuminazione a led.

«Volevo realizzare un sistema alternativo all’agricoltura tradizionale che potesse essere di supporto alla stessa e al pianeta, puntando su autosufficienza e sostenibilità. Il nostro sistema di agricoltura innovativa a ciclo chiuso – afferma Travaglini – consente, infatti, di risparmiare il 90% di superficie e fino al 98% di acqua. L’acqua in entrata viene purificata, integrata dei sali minerali necessari e poi fornita alla pianta. Per la terra utilizziamo substrati organici ad hoc per ogni specifica tipologia di coltivazione».

Produzione per la quarta gamma

I semi scelti da Luca Travaglini sono semi in purezza, non più utilizzati nell’agricoltura tradizionale perché più suscettibili alle aggressioni degli agenti patogeni, e quindi non competitivi. «La nostra sfida è essere una realtà laterale e complementare all’agricoltura tradizionale per aiutarla ad essere più sostenibile. Con questi impianti all’avanguardia – puntualizza Travaglini – possiamo produrre in maniera sostenibile colture che avrebbero un grande impatto ambientale se coltivate secondo i metodi tradizionali così che i campi possano essere destinati a colture a minor impatto. Un rapporto sinergico tra, dunque, in favore dell’intero sistema agricolo».

L’impianto di Cavenago

Record produttivi

Le rese produttive di Planet Farms, come spiega Travaglini, sono ottime: «effettuiamo dai 18 ai 21 cicli produttivi annui a seconda delle colture, per 365 giorni l’anno. L’impianto, costato 25mln di euro, è in grado di produrre circa 50mila confezioni al giorno di buste di IV gamma pronte al consumo destinate alla Gdo».

Automazione e sensoristica per una qualità superiore

«Grazie a sistemi sensoristici di ultima generazione e di automazione completa end to end, riusciamo ad armonizzare tutti i parametri fondamentali per la crescita degli ortaggi: acqua, aria terra e luce; oltre ad avere il completo controllo della filiera, dal seme al prodotto confezionato. La tracciabilità per noi è fondamentale, siamo in grado di dare una trasparenza totale al consumatore finale grazie a Qr code basati su tecnologia blockchain».

Travaglini spiega che tutte le fasi di lavorazione avvengono in camere bianche: «i locali dello stabilimento sono realizzati con particolari sistemi di filtrazione d’aria per evitare che i patogeni possano arrivare dall’esterno. Questo garantisce una produzione in assenza totale di pesticidi e residui. L’unicità del nostro processo è che saremo i primi al mondo a introdurre sul mercato un prodotto che non deve essere lavato per essere consumato, con caratteristiche organolettiche eccezionali e tracciato dal seme alla tavola».

La forza di Planet Farms, come dichiara Travaglini, è data anche dalla costante ricerca varietale e da un personale con un know how agronomico e tecnico di altissimo livello. Il progetto è inoltre sostenuto da alcuni dei più grandi partner tecnici al mondo che vi lavorano (come Signify, ex Philips Lighting per le luci a led e Netafim, leader israeliano dell’irrigazione).

La ‘camera bianca’ di Planet farms

Al via tre nuovi impianti

Travaglini, laureato in economia, racconta che Planet Farms nasce da un forte desiderio di realizzare qualcosa di concreto che rispondesse alle sfide globali che ci attendono. «La scarsità di acqua, l’urbanizzazione, la globalizzazione, la reperibilità e sicurezza alimentare, sono problemi reali e seri. O li affrontiamo o li subiremo con molta violenza».

Anche per questo l’intento di Travaglini è espandere l’attività di Planet Farms. «Stiamo già realizzando altri impianti in Italia e non solo. Ogni stabilimento dovrà servire un raggio territoriale massimo di 40km, le nostre vertical farm sorgeranno a ridosso dei centri urbani. Per realizzare una filiera molto efficiente e realmente senza sprechi abbiamo deciso di coltivare vicino ai centri di distribuzione. Un punto di forza che speriamo venga sempre più apprezzato dai consumatori che potranno vedere esattamente da dove proviene il prodotto che consumano».

Più sostegno ai giovani che investono nell’Agritech

Non ha dubbi Travaglini quando afferma che «il futuro dell’agricoltura passa dall’innovazione. Ma per far sì che l’Agritech cresca e si sviluppi in modo più capillare, bisogna dare possibilità agli imprenditori agricoli di investire. Bisogna rimodulare le attività di supporto all’agricoltura del futuro. Questo mondo richiede investimenti folli. Psr e primo insediamento giovani sono misure fatte quando queste tecnologie non esistevano ancora. Ad oggi, per esempio, una attività come la mia non entra in nessun bando agricolo. Noi giovani imprenditori abbiamo bisogno di nuove misure capaci realmente di sostenerci negli anni».

Leggi le storie di tutti i giovani imprenditori agricoli del nostro Osservatorio Giovani Agricoltori

Agricoltura verticale e sostenibile grazie all’intelligenza artificiale - Ultima modifica: 2021-02-21T17:55:18+01:00 da Laura Saggio

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