Florovivaismo, qualità e omogeneità con la micropropagazione

Valerio Guidolin
«La tecnica dell’idroponica sterile è vincente». Lo afferma Valerio Giudolin, che nella sua azienda Diflora micropropaga in vitro piante su terreno liquido grazie a un innovativo bioreattore. Così abbatte anche i costi di produzione

Valerio Guidolin, 30 anni, è un biotecnologo e imprenditore agricolo (associato Cia) che spinto da una grande passione per le piante carnivore ha deciso dopo diversi anni da hobbista di costituire nel 2019 la startup Diflora, impegnata nella micropropagazione in vitro di piante ornamentali per il florovivaismo, orticole e frutticole. Il laboratorio di micropropagazione, situato a Galliera Veneta (PD), sfrutta un innovativo bioreattore costruito da Valerio che permette di ottenere, partendo da una pianta  madre, numeri elevati di piante geneticamente identiche alla pianta di partenza, uniformi, esenti da virus e da altri patogeni, ottimizzando al massimo la crescita e abbattendo i costi.

Come è nata la passione per le piante carnivore?

E’ nata nel 2009, ho iniziato a coltivarle mentre terminavo la laurea in biotecnologie. Per le prime sperimentazioni ho costruito autonomamente una cappa a flusso laminare, uno strumento che permette di lavorare in sterilità. Ho sempre avuto un grande desiderio, impegnarmi in un lavoro che unisse natura e tecnologia: i due motori che mi hanno portato a realizzare lo scorso anno la mia azienda Diflora. Ho iniziato così a imparare la tecnica base della micropropagazione. Inizialmente lavoravo per i florovivaisti locali. Grazie a una collaborazione con l'incubatore di imprese di Padova ho trovato diversi clienti che mi hanno chiesto di propagare le loro piante. Non mi sono più fermato.

 

 

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La serra di Diflora a Galliera Veneta (Pd).

Come è strutturata l’azienda?

Il cuore dell’azienda è il laboratorio di propagazione in vitro, suddiviso in una zona di produzione e preparazione del terreno e una di crescita indor a temperatura costante (24 gradi e 90% di umidità) con illuminazione artificiale. Poi abbiamo un’area intermedia con umidità e temperatura controllate in cui adattiamo le piante dal vitro (barattolo di coltura) all'ambiente. Infine c’è la serra, dove le piantine si abituano a crescere in condizioni naturali. La serra attuale è di 350mq. Abbiamo fatto recentemente domanda di primo insediamento (Psr) per realizzarne un’altra di 800mq.

Quali specie di piante per il florovivaismo allevate?

Piante carnivore, piante ornamentali da siepe, fiori recisi. Queste sono le tre filiere principali che trattiamo per il settore florovivaistico. Nello specifico le piante carnivore che alleviamo sono: Sarracenia sp; Drosera spDionaea muscipulaNepenthes sp; Pinguicula sp; Cephalotus follicularis e Darlingtonia californica.

Gli arbusti ornamentali sono: Edgeworthia; Daphne; Photynia. Come fiore reciso ci stiamo specializzando su: Limonium sinuatum. Poi lavoriamo anche con orticole, canapa, luppolo. Produciamo circa 100 mila piante l’anno, di queste 40mila sono destinate al florovivaismo. Il ciclo medio di crescita per pianta dura circa un anno: 6-8 mesi la fase di propagazione in vitro, 2-4 mesi la fase di ambientamento.

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Dionaea muscipula. Pianta carnivora

Quali i vantaggi della micropropagazione in vitro per il florovivaismo?

Quasi tutto il mercato florovivaistico è monopolizzato dall'Olanda che, di fatto, produce il 90% dei fiori in laboratorio. Molto spesso chi compra non lo sa e pensa che le piante siano prodotte da talee o da seme. Per garantire la qualità fitosanitaria delle piante di partenza, l’omogeneità genetica e quindi garantire che il clone e la varietà siano effettivamente quelli della pianta madre, la propagazione in vitro è una tecnica efficacissima, soprattutto per le piante poliennali che hanno una resa molto alta. La pianta che esce dal vitro è immacolata dal punto di vista fitosanitario, non ha alcun microrganismo, virus, fungo o batterio.

Il florovivaismo è molto condizionato dall'import, imporsi in questo mercato non è facile.

Non è facile. Nel mio caso il vantaggio è che diverse aziende iniziano a voler coltivare piante proprie per non dipendere più esclusivamente dalle varietà selezionate da altri. Non si fidano dei laboratori esteri perché spesso vendono materiale di qualità inferiore. Cominciano quindi a fidarsi di un piccolo laboratorio come il mio che permette di sviluppare, dopo un attento lavoro di ricerca varietale, piante uniche selezionate “su misura” che rispondono alle esigenze qualitative e di mercato del floricoltore. Negli ultimi tre anni la normativa fitosanitaria europea sta diventando giustamente più restrittiva e il produttore quando investe 50mila euro per mettere giù un campo di tot ettari di coltivazione, vuole delle garanzie fitosanitarie maggiori nel materiale di partenza. Per questo si rivolgono a noi, per avere una filiera tracciata dalla cellula alla pianta.

L’innovativo bioreattore che hai realizzato come funziona? Quali vantaggi permette di ottenere?

Il bioreattore lo usiamo per filiere facili da coltivare. È un sistema che permette di semi-automatizzare il lavoro di laboratorio e si basa su un sistema di allevamento molto innovativo. Invece di allevare le piante su un terreno solido all'interno dei barattoli di vetro utilizziamo un terreno liquido che bagna le piante lasciando per il resto del tempo le radici a contatto con l’aria anziché immerse. Questo permette alla pianta di crescere per radicazione molto più velocemente e in modo assolutamente sano. Il grande vantaggio di lavorare in vitro col terreno liquido - una sorta di idroponica sterile - permettere di movimentare il terreno e quindi non è più la pianta che deve essere trasferita da un barattolo a un altro ma basta cambiare il terreno dallo stesso barattolo. Questo metodo permette di ridurre i costi di produzione del 30%.

Questa innovazione di processo è un vantaggio anche per il florovivaista al quale garantiamo una produzione di piante continua. Nel laboratorio selezioniamo circa 30 varietà di piante ornamentali, le teniamo in vitro e quando il florovivaista chi chiede una specie piuttosto che un’altra in poco tempo riusciamo a consegnargliela, riducendo notevolmente i tempi di attesa. Abbiamo sempre un bacino di piante in crescita, pronto per essere adattato all'ambiente ed essere venduto.

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Le fasi della micropropagazione. Da in alto a sx: Produzione del callo vegetale; In seguito, avviene la rigenerazione delle piante dal callo; Propagazione delle piante in barattolo; Ambientamento alla crescita in substrato standard in alveolo; Rinvaso e crescita della pianta fino alle dimensioni da pianta adulta.

Il sistema semi-automatico permette di ridurre anche i costi di manodopera?

Esattamente. Il lavoro in un laboratorio di micropropagazione richiede un importante impiego di manodopera. Semi-automatizzando il sistema nel primo anno di attività abbiamo ridotto del 30% l’impiego di manodopera. Inoltre l’operatore in laboratorio interviene per un minor numero di procedure.

Diflora seleziona delle nuove cultivar?

Sì. E grazie ad alcune nuove varietà di piante carnivore che abbiamo selezionato stiamo diventando una delle aziende più forti sul mercato europeo. Negli ultimi cinque anni abbiamo selezionato le piante che davano caratteristiche migliori e da quelle siamo partiti per la propagazione. Le nostre varietà per il florovivaismo stanno piacendo molto e abbiamo iniziato a rifornire anche alcuni garden e distributori. Quella delle piante carnivore è la filiera di cui siamo più fieri perché non lavoriamo per conto terzi ma solamente per noi. E grazie al laboratorio che assicura che le nostre piante sono propagate artificialmente, siamo riusciti ad ottenere i permessi per vendere le piante in tutto il mondo. Attualmente le nostre varietà le vendiamo in Sud Africa, America, Corea.

Posso dire che, nonostante le difficoltà iniziali nel costituire una realtà imprenditoriale partendo da zero, il bilancio del primo anno attività è stato molto positivo sia per nostra sostenibilità economica che per la qualità e l’innovazione che siamo riusciti a mettere in campo.

Progetti futuri?

Abbiamo in serbo di ampliare presto il nostro laboratorio e di ristrutturare un capannone vicino alla serra. Il nostro mantra e obiettivo ultimo è riuscire a offrire sempre più giovani piante micropropagate a prezzi competitivi per poter dare un contributo significativo al settore florovivaistico e agricolo.

Florovivaismo, qualità e omogeneità con la micropropagazione - Ultima modifica: 2020-09-01T13:06:37+02:00 da Laura Saggio

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