Il rilancio della Cipolla bianca di Castrovillari

    Cipolla bianca di Castrovillari allo stato fresco
    è la sorella "pallida" della cipolla di Tropea. Un tempo "regnava" incontrastata nella Piana di Sibari e ora si è ridotta a poche centinaia di ettari. Ma le interessanti caratteristiche di gusto e sostenibilità hanno spinto Arsac Calabria e Crea a un interessante progetto di caratterizzazione e valorizzazione

    La “Cipolla Bianca di Castrovillari” è un ecotipo locale della specie Allium cepa L., che si coltiva in agro del Comune di Castrovillari (Cs). Fino agli anni '70 del secolo scorso veniva prodotta in grandi quantità e soddisfaceva anche la domanda dei comuni vicini a Castrovillari sia in provincia di Cosenza (Terranova da Sibari, Spezzano Albanese, Villapiana, Cerchiara, Francavilla Marittima, Mormanno, ecc.) che di Potenza (Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, ecc.).

    Una coltivazione di Cipolla bianca di Castrovillari in agro di Giardini

    Attualmente, la coltivazione  è circoscritta principalmente in località Giardini (Jardini). Questa contrada è caratterizzata dalla presenza di alcune sorgenti naturali di acqua che ancora oggi vengono utilizzate per l’irrigazione delle colture orticole della zona. Il metodo irriguo utilizzato è ancora quello tradizionale a scorrimento con il trasporto dell’acqua in canalette di cemento.

    Venti orticoltori "custodi"

    Essicazione al sole prima della raccolta del seme

    Sono circa venti i produttori che continuano a coltivare questo ecotipo di cipolla su piccolissimi appezzamenti di terreno per un totale di poco più di un ettaro. Il seme della cipolla si raccoglie, come da tradizione, il 16 luglio, il giorno della Madonna del Carmelo. Il semenzaio (pruvinu), sempre nel rispetto della tradizione, si prepara entro il 5 di agosto, rigorosamente in fase di luna calante per avere le piantine pronte per il trapianto ai primi di novembre. La raccolta delle prime cipolle per il consumo fresco inizia a fine febbraio e continua fino a giugno mentre le cipolle mature a fine ciclo si raccolgono a luglio.

    Il grado di pungenza

    Semi di Cipolla bianca di Castrovillari

    Considerato che è assolutamente necessaria una selezione del materiale della popolazione di Cipolla bianca di Castrovillari onde costituire una sorta di “linea”, dalla quale propagare in futuro le cipolle più aderenti alla tipologia originale, l’Arsac (Azienda Regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese), in collaborazione con il Crea - Centro di ricerca per l’orticoltura di Pontecagnano (Sa), ha predisposto un progetto da sostenere con le risorse del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Calabria.

    Nel frattempo, campioni di bulbi di Cipolla bianca di Castrovillari provenienti da cinque aziende produttrici dell’area di coltivazione sono stati analizzati per verificarne il grado di pungenza. Questo carattere acquista una notevole importanza sia in considerazione delle mutate abitudini alimentari che portano a preferire un prodotto dolce e poco pungente che alla individuazione di un indice per la tracciabilità del prodotto a protezione di eventuali marchi di qualità.

    Cipolle a fine ciclo pronte per il mercato

    Le analisi effettuate su cinque campioni rappresentativi hanno mostrato livelli di pungenza molto variabili con valori di acido piruvico (sostanza indicatore della pungenza) oscillanti tra 2,5 e 10,5 µmol (micromoli) per grammo di peso fresco. Questa notevole variabilità oltre che dalla composizione chimica del terreno e dal clima, è influenzata dal genotipo e dai criteri di selezione utilizzati dai singoli produttori nella scelta dei bulbi portaseme.

    La presenza di genotipi con livelli di pungenza molto bassi (2,5 µmol di acido piruvico/g di peso fresco), assimilabili a quelli della più famosa Cipolla Rossa di Tropea, lasciano intravedere la concreta possibilità di costituire, attraverso la selezione conservativa, una popolazione di Cipolla bianca di Castrovillari migliorata per uniformità ed aspetti qualitativi dei bulbi.

    Reddito: 9.500 euro/ettaro

    Cipolla bianca insieme ad altre colture nel tipico orto castrovillarese

    Le conoscenze già acquisite su questo ecotipo di cipolla potrebbero essere utili per raccogliere tutte le informazioni necessarie alla richiesta di un marchio di tutela europeo (Igp, Dop, ecc.), che valorizzerebbe ulteriormente l’ortaggio in aggiunta al miglioramento agronomico in corso e genetico in programma, traducendosi in un’altra integrazione del reddito di molte famiglie di piccoli coltivatori, oltre all’estensione del paniere di prodotti da un’agricoltura a basso impatto ambientale per la quale l’area è particolarmente votata e a un’implementazione della salvaguardia della biodiversità della regione.

    Integrazione del reddito: da un’analisi economica della coltivazione della Cipolla bianca di Castrovillari è emerso che, potenzialmente, su un ettaro è possibile ottenere una produzione di circa 300 quintali, che, ad un prezzo medio di vendita pari a circa 50 euro al quintale, fornirebbe una produzione lorda vendibile (Plv) di circa 15.000 euro.

    Considerato che i costi espliciti sostenuti per un ciclo produttivo sono pari a circa il 30% della Plv, pari a circa 4.500 euro, si calcola un probabile reddito pari a circa 9.500 euro per ettaro. Va considerato che questa produzione ha un rischio d’impresa molto ridotto in quanto non richiede grandi investimenti ma solo le spese per le anticipazioni colturali e che la vendita del prodotto fresco avviene direttamente dal produttore al consumatore mentre i grossi bulbi raccolti a fine ciclo solitamente vengono ritirati in grande quantità e venduti al dettaglio da intermediari.

    Interessante per i giovani produttori

    Tipicità, paesaggio, tradizione e rilancio di una coltura da reddito per le nuove aziende gestite da imprenditori under 40

    Le tecniche di coltivazione della cipolla, come quelle delle orticole in generale, sono semplici e facilmente acquisibili dai giovani orticoltori, anche con brevi corsi di formazione. Considerate le condizioni ambientali, la produzione di ortaggi, e quindi anche quella di cipollle, permette di concentrare il lavoro in un periodo limitato nell’anno, risultando più allettante per i giovani che potrebbero integrare redditi derivanti da altre attività.

    Altro vantaggio nell’avviare una imprenditoria giovanile in questo comparto deriva dalla possibilità di utilizzare le risorse del Psr 2014-2020 della Regione Calabria, con le misure relative al primo insediamento in agricoltura, alle quali possono accedere giovani che non hanno compiuto 41 anni di età e per l’ammodernamento delle aziende, ecc..

    Per queste ragioni i giovani imprenditori agricoli potrebbero svolgere un ruolo determinante nel rilancio della Cipolla bianca di Castrovillari. Determinando, nel contempo, un ricambio generazionale nel settore.

    Oltre a ciò, un migliorato ecotipo di Cipolla bianca di Castrovillari potrebbe svolgere un rafforzamento del ruolo identitario non solo per Castrovillari ma anche per l’intero territorio del Pollino e della Piana di Sibari, creando altre opportunità di lavoro extragricolo che scaturiscono dallo sviluppo di un turismo gastronomico, con tutti i vantaggi economici che ne derivano. Pertanto, come tutte le altre eccellenze agroalimentari, anche la Cipolla bianca di Castrovillari può contribuire alla maggiore conoscenza e conservazione del patrimonio naturale, paesaggistico e archeologico della Sibarite, rafforzandone gli indissolubili legami fra le diverse componenti.


    Nella tradizione locale

    Per Castrovillari la cipolla bianca, oltre a rappresentare un’importante fonte di reddito, entra negli usi e nelle tradizioni della zona, tanto che la Fiera di Terranova da Sibari, che ancora oggi si svolge il 13 giugno (il giorno di San Antonio), era identificata anche come “la fiera delle cipolle di Castrovillari”. All’epoca, era praticato anche un baratto tra i produttori di Cipolla bianca di Castrovillari e i pastori di Terranova di Pollino.

    Questi ultimi trasportavano con gli asini il formaggio che scambiavano con le cipolle. Lo scambio avveniva a metà strada sulle montagne al confine tra la Calabria e la Basilicata in una zona che oggi coincide con il cuore del Parco Nazionale del Pollino.

    L’area di coltivazione della cipolla bianca comprendeva alcune decine di ettari che ricadevano principalmente nell’agro del comune di Castrovillari estendendosi lungo la valle del fiume Coscile fino alla piana di Sibari in una zona attualmente interessata da una frutticoltura altamente specializzata. Come le altre colture orticole, anche le cipolle venivano irrigate a scorrimento con l’acqua del fiume Coscile, affluente del fiume Crati, che attraversa la Piana di Sibari per sfociare nel Mar Jonio. L.G.

    Luigi Gallo è dell’Arsac (Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese) - Centro di Divulgazione Agricola (Ceda) n. 2 del Pollino - Castrovillari (Cs).

    Articolo pubblicato su Terra e Vita 24

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    Il rilancio della Cipolla bianca di Castrovillari - Ultima modifica: 2019-04-21T09:49:07+02:00 da K4

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