Eco-schemi: approccio territoriale o nazionale?

Un sondaggio fra gli agricoltori mostra la loro preferenza per la rotazione con leguminose, l’agricoltura di precisione e l’agricoltura conservativa. L'analisi dell'Università di Perugia sulle possibili applicazioni del nuovo strumento della prossima Pac

La nuova Pac 2023-2027, in vigore dal 1° gennaio 2023, decreta il superamento del greening e l’introduzione degli eco-schemi, i nuovi regimi ecologici, previsti tra le tipologie di sostegno diretto (tab. 1). Proprio il confronto sugli eco-schemi, che andranno a definire il nuovo e ambizioso pagamento verde, ha rappresentato sin dall’inizio un punto di disaccordo tra le parti coinvolte nel dibattito sulla politica agricola dei prossimi anni.

L’eco-schema si ritroverà nella prossima Pac ad essere quindi supportato da un pagamento disaccoppiato a superficie, concesso annualmente a quegli agricoltori che, su base volontaria, opteranno per l’esecuzione di alcune pratiche ‘benefiche per il clima e l’ambiente’, ad esempio azioni di gestione aziendale finalizzate alla protezione della biodiversità, alla riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e di antimicrobici e alla conservazione del carbonio nel suolo.

 

 

Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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I contenuti

A gennaio 2021, la Commissione Europea ha provveduto alla pubblicazione di una lista molto ampia di potenziali eco-schemi (tab. 2), all’interno della quale ogni Stato Membro effettua le sue scelte, in fase di redazione Piano Strategico nazionale entro il 31 dicembre 2021.

Le scelte nazionali dovranno vagliare i metodi, le tecniche e i modelli colturali sostenibili più consoni al proprio tessuto agro-alimentare, che gli agricoltori potranno scegliere per beneficiare del sussidio legato al nuovo regime eco-ambientale.

La lista contiene 11 pratiche colturali generali e altrettante 41 specifiche, collocabili nei quattro macroambiti dell’agro-forestazione, dell’agro-ecologia, della precision e carbon farming, coerentemente con le indicazioni della Strategia Farm to Fork.

La Commissione europea ha quindi prospettato un ampio paniere di eco-schemi, dall’agricoltura biologica fino all’impiego di varietà resistenti alle principali fitopatologie, dal mantenimento di quegli elementi tipici del paesaggio, ma anche funzionali sotto l’aspetto eco-sistemico, ad una gestione a basso input chimico degli allevamenti zootecnici.

Il Ministero delle politiche agricole ha già presentato, nel corso del Tavolo di Partenariato delll’8 settembre 2021 una propria proposta per l’Italia, basata su 7 eco-schemi (vedi Terra&Vita n. 27/2021).

Una valutazione nell’Alto Tevere in Umbria

Tramite un lavoro di ricerca dell’Università di Perugia, condotto nei primi mesi del 2021 nel territorio dell’Alto Tevere in Umbria, sono stati valutati i probabili impatti e adeguamenti per le aziende agricole che potrebbero scaturire dall’entrata in vigore dei nuovi eco-schemi.

Il territorio individuato dell’Alto Tevere è ancora oggi caratterizzato da una larga diffusione del tabacco, quale coltura intensiva e da aziende a prevalente carattere cerealicolo, residualmente zootecnico. Sono stati quindi intervistati 25 agricoltori, tramite un questionario. In primo luogo è stato chiesto agli agricoltori intervistati la loro valutazione sul greening, che - in parte - è un precursore degli eco-schemi.

Gli agricoltori hanno evidenziato l’eccessivo onere tecnico-amministrativo degli obblighi dall’attuale greening, con risultati ambientali di portata limitata: oltre il 50% delle aziende intervistate non ha dovuto compiere alcun cambiamento nel piano colturale poiché risultava di fatto già conforme alle prescrizioni dei tre obblighi del greening (diversificazione colturale, mantenimento prati e aree d’interesse ecologico o EFA) introdotti nel 2015. Questo dato avvalora la scarsa efficacia sul piano ambientale di uno strumento che era stato pensato proprio per proiettare le aziende su orizzonti più sostenibili con conversioni colturali e adeguamenti interni ai metodi gestionali.

In secondo luogo è stato chiesto agli agricoltori intervistati una loro valutazione su cinque eco-schemi (tab. 3), selezionati dall’Università di Perugia all’interno della lista europea (tab. 2). Le cinque pratiche sono state quindi sottoposte a 25 aziende altotiberine, dando inoltre agli intervistati la possibilità di sostituire le pratiche non gradite con altre della lista europea.

Gli eco-schemi preferiti nell’Alto Tevere in Umbria

I risultati dell’indagine sono riportati nella tabella 4: gli agricoltori altotiberini giudicano positivamente la rotazione con leguminose, l’agricoltura di precisione per ridurre gli input e l’agricoltura conservativa.

- La rotazione con leguminose è considerata positivamente perché già praticata in passato e rivalutata oggi con evidenti risparmi, superiori a 100 €/ha, in concimi chimici. L’inserimento della rotazione con leguminose rispolvera una tradizione colturale assopita, ma ancora in grado di incidere positivamente non soltanto sul bilancio azotato, con un relativo risparmio di fertilizzanti di sintesi accertato insieme agli intervistati, ma anche su quelle proprietà chimico-fisiche dei terreni spesso alterate dalle monocolture e dalla monosuccessione, ad esempio del tabacco.

- L’agricoltura conservativa trova anch’essa gradimento per la riduzione dei costi colturali e l’invarianza delle rese ad ettaro rispetto al convenzionale, ma al tempo stesso diffusa è la preoccupazione per la gestione delle infestanti con questo metodo. La riduzione delle lavorazioni mediante l’approccio conservativo contribuisce a immagazzinare carbonio nel suolo con una riduzione delle emissioni di CO2 sia direttamente che indirettamente, tramite un notevole risparmio di carburante.

- L’agricoltura di precisione risente invece decisamente degli incentivi del Piano Industria 4.0 che ha stimolato le aziende verso approcci, strumenti e tecniche volte a minimizzare le perdite degli input chimico-energetici del processo di produzione agricola.

- Valutazione negativa: gli agricoltori intervistati invece hanno espresso una valutazione negativa sull’agricoltura biologica, che viene considerata poco praticabile nel territorio altotiberino.

Il riposo dei terreni con specie dedicate ai fini della biodiversità è stato valutato in modo eterogeneo dagli agricoltori.

I risultati dell’indagine presso gli agricoltori dell’Alto Tevere in Umbria permettono di trarre alcune considerazioni finali sui futuri eco-schemi. Innanzitutto, l’indirizzo politico europeo verte su un superamento del greening e, su questo, gli agricoltori sono favorevoli.

Il nuovo strumento degli eco-schemi deve essere attuato seguendo criteri di efficacia ambientale, ma anche di bassa onerosità burocratica per prospettare un’amplia adesione da parte degli agricoltori.

A tale proposito, e contrariamente a quanto accaduto per i tre obblighi del greening, si può considerare che gli eco-schemi rappresentino una vera cerniera tra l’obbligo stretto della condizionalità e l’adesione ai futuri impegni agro-climatico-ambientali dello sviluppo rurale.

L’indagine sugli eco-schemi sprona a ragionare in termini territoriali; lo scarso interesse degli agricoltori dell’Alto Tevere verso l’agricoltura biologica è legato alle specificità territoriali, mentre altre pratiche sono valutate positivamente dagli agricoltori.

Le scelte nazionali sugli eco-schemi, insieme alle misure agro-climatico-ambientali, devono individuare le pratiche colturali più adatte a comprensori omogenei, non per conservare gli attuali metodi di produzione, ma per trovare un punto d’incontro tra l’ambizione ambientale della Pac e l’adesione, quanto mai allargata, di agricoltori e allevatori.

Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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Il percorso normativo e la dotazione finanziaria per gli eco-schemi

La proposta di regolamento sui Piani Strategici, avanzata dalla Commissione nel giugno 2018, ha citato per la prima volta, all’art. 28, il concetto di ‘regimi per il clima e l’ambiente’ quali strumenti per implementare la sostenibilità eco-ambientale delle pratiche agricole.

Il Parlamento Europeo ha successivamente definito l’obbligatorietà per ogni Stato membro di predisporre tali regimi; rimangono come detto facoltativi per il singolo agricoltore il quale potrà quindi decidere se aderire o meno ai nuovi modelli colturali previsti dall’eco-schema. In sostanza, lo Stato deve necessariamente prevedere e predisporre gli eco-schemi, ma sarà poi il singolo coltivatore/allevatore a decidere se applicarli sulle proprie superfici o capi di bestiame.

Punto di accesa discussione sull’argomento è stato il difficile accordo, arrivato poi il 25 giugno 2021, sulla dotazione finanziaria degli eco-schemi. Se il Consiglio aveva infatti previsto inizialmente di destinare agli eco-schemi una percentuale del 20% sul totale dei pagamenti diretti, il Parlamento Europeo ha tentato di innalzarla al 30%. La questione si è infine chiusa nel trilogo del 25 giugno 2021con una percentuale del 25%.

Eco-schemi: approccio territoriale o nazionale? - Ultima modifica: 2021-09-23T21:25:44+02:00 da Roberta Ponci

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