Tabacco, Confagricoltura e Bat uniti per una filiera sostenibile

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    Nel 2017 la British American Tobacco Italia ha stanziato 20mln di euro per l’acquisto di tabacco italiano. Oggi punta a raddoppiare gli acquisti di Burley

    La filiera italiana del tabacco, nonostante le politiche comunitarie di sostegno sfavorevoli degli ultimi 15 anni, ha resistito e messo a segno risultati importanti dimostrando di essere ben strutturata. Solo pochi dati indicativi: 16 mila gli ettari coltivati, oltre 60 milioni di kg all’anno di varietà di alta qualità prodotte, 150mln di € le entrate generate. I produttori di tabacco in Italia sono circa 2.500, concentrati soprattutto in Veneto, Umbria, Campania, alcune zone della Toscana ed alcuni areali del Lazio.

    «Molti avevano dato per spacciata questa filiera, a cui Bruxelles ha negato qualsiasi forma di aiuto diretto e indiretto. Ma le aziende, nonostante le criticità, hanno saputo mantenere la loro vitalità e hanno fatto di sostenibilità, qualità e aggregazione i loro punti di forza». Ad affermarlo il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti nel corso della tavola rotonda “Sostenibilità della filiera Tabacco” promossa a Roma da Confagricoltura e British American Tobacco Italia (Bat Italia), una delle principali aziende internazionali nel settore del tabacco. Giansanti ha sottolineato come le imprese italiane produttrici di tabacco siano all’avanguardia e tra le prime ad avvalersi di digitalizzazione e informatizzazione: «Grazie alla precision farming e all’innovazione digitale sono già molto avanti nel processo di sostenibilità ma, come per tutti gli altri attori della filiera, per fare investimenti devono avere garanzie di lungo termine. La decisione di Bat di incrementare l’acquisto di tabacco italiano Burley va proprio in questa direzione: valorizzare il prodotto, offrire nuove opportunità e contribuire alla sostenibilità della filiera. Diamo da subito la nostra disponibilità a ragionare sulle prospettive future del settore».

    Andrea Conzonato, l’Ad di Bat Italia, ha sottolineato che Bat ha fatto del tema del sostegno alla filiera un punto centrale della sua presenza in Italia, acquistando tra il 2011 e il 2017 tabacco italiano per circa 150mln di €. «Nel solo 2017 – ha affermato Conzonato – la Bat ha stanziato 20mln di € per l’acquisto di tabacco di elevata qualità proveniente soprattutto dal Veneto e dalla Campania, che si inseriscono in un più ampio piano di investimenti da 1mld di € in 5 anni, avviato nel 2015, esteso anche ad altri ambiti del Made in Italy». Oggi Bat vuole dare un ulteriore concreto segnale di supporto, raddoppiando gli acquisti di Burley: «E’ una richiesta che ci è arrivata direttamente dai produttori, gli attori più importanti della filiera». Conzonato ha asserito che la sostenibilità rappresenta uno dei pilastri della strategia aziendale della Bat, che è arrivata a raggiungere obiettivi ambiziosi a tutela dell’ambiente: «Nel 2017, -47% di emissioni di CO2, -33% di acqua utilizzata e -68% di rifiuti prodotti».

    Mario Catania, ex ministro per le Politiche Agricole, nel corso del dibattito, dopo aver ricordato che in Italia quella del tabacco è l’interprofessione che funziona meglio, ha incalzato sulla possibilità e opportunità di costituire un tavolo a Bruxelles di “amici del tabacco”. «Una lobby che coinvolga sia ministeriali che produttori di tutti i Paesi interessati per evitare di andare in ordine sparso nell’affrontare le questioni che si porranno in sede europea, dove, - ha precisato Catania -, con la nuova Pac post 2020, si aprono spiragli interessanti e meno ostili per il tabacco. Serve convinzione politica».

    Dallo studio sulla filiera presentato da Denis Pantini, responsabile Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma, si è evidenziato che l’Italia rappresenta l’1% della produzione mondiale di tabacco (pari a 5,8mln di ton) che si sta concentrando sempre più in Africa (+57% nel periodo 2006-2016) e in Asia (+8%); mentre in Europa nello stesso decennio si è registrato un calo del 33%. Il Burley, con 15.700 ton, è la seconda varietà prodotta in Italia (dopo il Bright con 36.400 ton). A livello mondiale il Burley rappresenta il 10% della produzione (anno 2016-2017).

    «Il tabacco - ha concluso Giansanti - è una coltura alternativa a quella del grano e altrettanto rilevante e tradizionale specialmente al Sud. Bruxelles deve rivedere le sue non politiche per il settore tabacchicolo e permettere alle aziende di reggere la competizione».

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