Agricoltura conservativa, una risorsa per salvare l’ambiente

La sua adozione può consentire all'Europa di rimanere in linea con l'Accordo di Parigi. Solo in Italia le emissioni verrebbero ridotte del 33%

In Europa le previsioni attuali sulle emissioni d’anidride carbonica e anche sulla loro riduzione sono ancora lontane dagli impegni sottoscritti con il recente Accordo di Parigi. Gli agricoltori europei potrebbero però risultare già un fattore di svolta per ribaltare le sorti di questo verdetto provvisorio, portando a eliminare quasi 200 milioni di tonnellate d’anidride carbonica semplicemente attraverso il rinnovo delle loro pratiche agricole. Quanto rinnovamento può declinarsi nell’adozione dell’agricoltura conservativa, tanto che l’Ecaf (Federazione europea per l’agricoltura conservativa) ha chiesto alla Commissione Europea durante la recente consultazione sulla Pac di riconoscere l’agricoltura conservativa come equivalente al rinverdimento proprio per permetterne una maggiore diffusione.


Inoltre davanti alla Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento Europeo il professor Gottilieb Bash, mentre stava presentando il rapporto “Agricoltura conservativa: rendere tangibile la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici” di cui è coautore ha fatto notare come «Quattro ettari convertiti all’agricoltura conservativa annullano le emissioni annue medie di un cittadino europeo. Al momento, non esistono soluzioni altrettanto valide».

Questo rapporto evidenzia come l’Italia potrebbe essere in grado di ridurre le sue emissioni del 33% entro il 2030, data di arrivo degli impegni presi con l’Accordo di Parigi. Questo valore percentuale equivale a ben 10.930.966 tonnellate di emissioni.

L’agricoltura conservativa appare quindi come uno strumento interessante per il rispetto degli accordi presi a Parigi, senza dimenticare oltretutto gli aspetti positivi che esercita anche a livello di biodiversità del suolo e di conservazione della sua fertilità.

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