La canapa tiene in ostaggio tutte le officinali

Infiorescenze di canapa. è la loro commercializzazione per utilizzi ludici che ha fatto ripartire la coltivazione di questa coltura in Italia
All'ultimo istante, dopo il parere positivo degli assessorati all'Agricoltura di tutte le Regioni e dopo tre anni di vacatio legis, il ministro Patuanelli ritira lo schema di decreto con l'elenco delle specie officinali e i criteri di coltivazione e raccolta. Colpa della Canapa sativa e delle accuse di chi si aspettava dal decreto una scorciatoia per la coltivazione e commercializzazione di infiorescenze e capolini

Tre anni per mettere insieme il decreto che poteva fare uscire tutto il settore della canapa e delle piante officinali dall’ombra dell’illegalità e dell’arbitrarietà; cinque minuti per distruggerlo.

Un dramma che si è consumato nel corso della seduta di giovedì 17 giugno della Conferenza Stato – Regioni.

 

 

Canapa: la frenata di Patuanelli

Nel corso del quale è stato rinviata sine die l’intesa sullo schema di decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con il Ministro della transizione ecologica e con il Ministro della salute, recante “Elenco delle specie di piante officinali coltivate nonché criteri di raccolta e prima trasformazione delle specie di piante officinali spontanee”.

Eppure il provvedimento aveva già ottenuto il parere positivo degli Assessorati all’Agricoltura di tutte le Regioni e provincie autonome italiane, a cui spetta la competenza per l’agricoltura, ma una nota del capo di Gabinetto del Mipaaf ha ritirato il provvedimento all’ultimo minuto. Cosa è successo?

In giornata sono state infatti recapitate al ministro Stefano Patuanelli prima una lettera molto dura scritta da Agrinsieme congiuntamente a Federcanapa e all’associazione florovivaisti italiani, poi una missiva ancora più dura da parte dell’Associazione Canapa sativa italia.

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La pretesa di una liberalizzazione dal basso

Al centro delle contestazioni il punto in cui il decreto interministeriale ricorda che «…La coltivazione delle piante di Cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, che ne vieta la coltivazione senza la prescritta autorizzazione da parte del Ministero della Salute….».

La lettera di Agrinsieme, Federcanapa e Florovivaisti contesta «l'arbitrarietà con cui il decreto ministeriale opera la distinzione tra semi e loro derivati (leciti, in quanto rientrerebbero nelle previsioni della L. n. 242/2016) da una parte e fiori e foglie dall’altra. Per quest’ultimi viene richiamata l’applicazione delle disposizioni del DPR 309/90 in materia di stupefacenti ed il divieto di coltivazione se non espressamente autorizzata dal Ministero della Salute».

L’associazione Canapa sativa Italia si spinge decisamente oltre accusando il Ministro del Movimento 5 Stelle di voler addirittura «regalare il settore della canapa a Big Pharma».

Evidentemente gli operatori del settore riponevano speranze sulla possibilità che un decreto interministeriale potesse introdurre una liberalizzazione del settore contravvenendo a disposizioni fissate non solo nel Dpr 309/1990 già citato, ma anche nel successivo D.lgs 75/2018 “Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali”, carente da allora dell’elenco delle specie che ricadevano in queste disposizioni.

Il caposaldo della gerarchia delle fonti

Una scorciatoia difficilmente praticabile: il caposaldo istituzionale della gerarchia delle fonti normative non consente a un decreto ministeriale di contravvenire ad una norma dello Stato.

Mentre la legge 242/2016 richiamata da Agrinsieme specifica che la coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte in Catalogo è consentita (sottoposta al controllo del contenuto di Thc), ma per utilizzi espressamente citati dalla stessa legge tra cui quello bioenergetico, per la bioedilizia, tessile e per la produzione di alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori; il Dpr 390/1990 anche nella ultima versione aggiornata continua a riportare nella tabella II dei prodotti sottoposti ad autorizzazione ministeriale i preparati attivi della Cannabis, tra cui foglie e infiorescenze, senza specifiche varietali.

Se si vogliono cambiare le cose per la coltivazione della canapa non si può passare dalla finestra (decreto) ma  dalla porta principale (modifica della Legge e del DPR) e i tempi non sono così veloci.

Il guaio è che il blocco del decreto all’ultimo minuto fa riprecipitare il settore della canapa in una situazione di vacatio legis che ne rende impossibile la coltivazione; crea un precedente sgradevole nei rapporti tra Mipaaf e Regioni evidenziando la debolezza ministeriale e in più tiene in ostaggio tutto il promettente settore delle piante officinali dove, a fianco di Canapa sativa, ci sono decine e decine di specie che aspettano il definitivo via libera per poter giocare promettenti chance commerciali.

La canapa tiene in ostaggio tutte le officinali - Ultima modifica: 2021-06-21T09:51:28+02:00 da Lorenzo Tosi

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