I biocarburanti sono sostenibili solo se non alimentano la deforestazione

La Commissione fissa i criteri di sostenibilità in una bozza di regolamento delegato che secondo Copa-Cogeca è da rivedere. Pesonen: «Troppe scappatoie per l’olio di palma in arrivo dai Paesi terzi»

L’uso dei biocarburanti viene considerato fondamentale per ridurre le emissioni di anidride carbonica e l’inquinamento ambientale ma per aumentare la loro produzione si cerca di aumentare la produttività delle colture che costituiscono la materia prima come cereali e barbabietola. L’aumento della produttività delle colture che hanno prioritariamente destinazione alimentare e zootecnica non è sufficiente a coprire la domanda di materia prima per la produzione di biocarburanti per cui vengono utilizzati nuovi terreni - molto spesso boschi, zone umide e torbiere - andando così ad alterare il relativo ambiente.

Questa espansione rilascia una quantità considerevole di emissioni di gas serra e quindi nega il risparmio sulle emissioni derivanti dall'uso di biocarburanti anziché di combustibili fossili

I danni che ne conseguono dall’utilizzo di nuovi terreni, sono, pertanto, superiori ai vantaggi che derivano dall’uso dei biocarburanti e dalle possibili riduzioni degli inquinamenti ambientali.

La decisione comunitaria

La decisione comunitaria adottata sotto forma di Regolamento delegato stabilisce i limiti che influenzeranno la quantità di questi carburanti che può essere presa in considerazione nel calcolo della quota nazionale complessiva di energie rinnovabili e della quota di energie rinnovabili nel settore dei trasporti.

Tali limiti si applicano allorquando le materie prime impiegate per la produzione dei biocarburanti provengono da terreni sottratti a utilizzazioni diverse da quelle agricole come boschi, zone umide e torbiere.

I biocarburanti a basso rischio sono il risultato di aumenti di produttività o perché provengono da colture coltivate su terreni abbandonati o gravemente degradati.

I carburanti ad alto rischio sono quelli prodotti da materie prime con una significativa espansione in terreni con elevato stock di carbonio e il Regolamento stabilisce i criteri per la loro individuazione e cioè:

  • l'area di produzione globale della materia prima è aumentata ogni anno di oltre l'1% e di 100.000 ettari dopo il 2008. Questo criterio verifica se la materia prima si sta effettivamente espandendo in nuove aree. Le materie prime per le quali non si osserva, o solo molto limitata, l'espansione dell'area di produzione (principalmente perché gli aumenti della produzione sono generati dal miglioramento dei raccolti piuttosto che dall'espansione dell'area di produzione) non causano una deforestazione significativa e, pertanto, non sono a rischio;
  • oltre il 10% di tale espansione è avvenuto su terreni con elevato stock di carbonio.

Olio di palma a rischio ma non tanto

Il regolamento delegato dalla Commissione classifica l'olio di palma come una materia prima ad alto rischio di Iluc (Indirect Land Use Change, clicca qui per saperne di più), vale a dire coltivata e prodotta in terreni nuovi, e che quindi dovrebbe essere limitata al livello del consumo del 2019, ma ha lasciato aperta la porta all'utilizzo di materia prima ricavata dalle stesse palme.

Frutti di palma da olio

Il Copa Cogega mette in evidenza questa contraddizione: l’indicazione del solo olio di palma come unica materia prima ad alto rischio di Iluc da palma, escludendo tutti gli altri prodotti, vanifica lo spirito dell’intervento normativo. Peggio ancora: l'attuale proposta concede una deroga speciale per l'olio di palma prodotto dai piccoli proprietari agricoli. Per l’associazione che rappresenta le imprese e le cooperative agricole europee questo approccio è molto controverso, in quanto non vi sono garanzie che i piccoli proprietari non siano associati alla deforestazione.

L’effetto può paradossalmente essere l’opposto: vi è un rischio significativo che l'uso di olio di palma per l'energia aumenti, mentre gli agricoltori europei, che rispettano elevati standard ambientali, dovranno fare fronte all’inasprimento dei vincoli per l’utilizzo bioenergetico fissato per  le colture praticate nell'UE.

Pekka Pesonen

In risposta al regolamento presentato, Pekka Pesonen, Segretario generale del Copa-Cogeca, ha dichiarato: «Una scappatoia è una scappatoia, a prescindere da quanto sia ristretta. Nonostante gli adeguamenti tecnici, la proposta finale della Commissione non fornisce sufficienti garanzie che l'olio di palma certificato come "basso rischio-ILUC" abbia un impatto limitato sulla deforestazione nei Paesi terzi. Per questo motivo chiediamo al Parlamento europeo e agli Stati membri di respingere il proposto regolamento delegato e chiediamo alla Commissione europea di presentare una nuova proposta».


Biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa: le differenze

I biocarburanti sono combustibili liquidi ricavati dalla biomassa e consumati nei trasporti. I biocarburanti più importanti oggi sono il bioetanolo  che è prodotto da zucchero e cereali, utilizzato per sostituire la benzina e il biodiesel che è prodotto principalmente da oli vegetali utilizzato per sostituire il diesel.

I bioliquidi sono combustibili liquidi ricavati dalla biomassa e utilizzati per produrre elettricità, riscaldamento o raffreddamento.

I combustibili da biomassa sono combustibili solidi o gassosi fatti da biomassa.

Pertanto, tutti questi carburanti sono fatti da biomassa. Hanno nomi diversi a seconda della loro natura fisica (solida, gassosa o liquida) e del loro uso e cioè nel trasporto o per produrre elettricità, riscaldamento o raffreddamento.

I biocarburanti sono sostenibili solo se non alimentano la deforestazione - Ultima modifica: 2019-03-13T20:42:14+00:00 da Lorenzo Tosi

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