Barilla, la sostenibilità in dieci mosse

Dopo il lancio delle dieci regole della “Carta del Mulino”, arrivano a oltre 500 le aziende cerealicole che hanno seminato grano tenero sostenibile per la filiera “BuonGrano”. L’obiettivo: aumentare la biodiversità (anche tramite fasce fiorite), diminuire del 29% l’impronta di carbonio e del 23% il consumo di acqua per tonnellata di prodotto

Settantatre produttori di grano tenero nel 2018, 500 nel 2019, 5.000 entro il 2022. Barilla dopo avere imboccato la strada del bio (clicca qui per la linea pasta e qui per la linea biscotti e merendine) prosegue il suo percorso di sostenibilità con l’ambizione di scalare i vertici della classifica dei brand più ecofriendly dell’agroalimentare mondiale.

Definire i confini della sostenibilità

Il 2019 è infatti l’anno del lancio della “Carta del Mulino” e dei biscotti “Buongrano” da grano sostenibile.   Per definire i confini di un concetto forte ma un po’ sfuggente come quello della sostenibilità è stato così realizzato, in collaborazione con WWF, l’Università di Bologna e quella della Tuscia, un disciplinare costituito da 10 regole (vedi in fondo a questo articolo) pensate per «portare qualità nei prodotti, supportare il lavoro delle comunità rurali e restituire spazio alla natura negli agroecosistemi, favorendo la biodiversità, riducendo l’uso delle sostanze chimiche e salvaguardando gli insetti impollinatori».

Giuseppe Mora, Purchasing Senior Manager Barilla, spiega ai microfoni di EFA News i dettagli del disciplinare e il complesso lavoro di ingaggio dei primi 500 coltivatori che hanno aderito al decalogo

240mila tonnellate entro il 2022

La presentazione ufficiale si è tenuta a inizio aprile presso lo stabilimento di Castiglione delle Stiviere (Mantova), con la presentazione della linea Buongrano, il primo biscotto a marchio Mulino Bianco realizzato secondo le regole della “Carta del Mulino”. In questi giorni sono poi emersi ulteriori dettagli, come la collaborazione del Consorzio “Terrepadane”, l’adesione al disciplinare di oltre 500 aziende con le semine di fine 2018 (5mila l’obiettivo entro il 2022) e quindi la possibilità di allargare la gamma “BuonGrano” con altri prodotti realizzati con farina di grano tenero da agricoltura sostenibile sin dai raccolti di quest’anno. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere sostenibile, entro pochi anni, il 100% della farina di grano tenero necessaria per realizzare i prodotti del brand e quindi un fabbisogno di circa 240mila tonnellate.

Missioni impegnative

Paolo Barilla

«Il nuovo disciplinare -afferma il vice-presidente Paolo Barilla - rappresenta la volontà del Gruppo di valorizzare l’agricoltura di qualità, incentivando la crescita della filiera del grano tenero. Un impegno dal campo alla tavola per offrire ai consumatori prodotti ancora più buoni, amici dell’ambiente e della biodiversità in linea con la nostra missione “Buono per te, Buono per il Pianeta”». Una missione in realtà assai impegnativa, con gli obiettivi dichiarati di abbassare la water footprint riducendo del 23% il consumo d’acqua per tonnellata di prodotto e di incidere sulla carbon footprint riducendo del 29% le emissioni di gas serra per tonnellata di prodotto. La “Carta del Mulino” avrà un ruolo determinante nel raggiungere questi target, anche se l’impatto più vistoso è quello sulla biodiversità. I produttori che aderiscono al disciplinare di sostenibilità devono infatti destinare a fiori ed essenze il 3% della superficie a grano tenero coinvolta nel progetto per favorire l’attività impollinatrice di api e altri insetti. Aree ecologiche garantite anche dalla collaborazione di Syngenta (già partner di Barilla tramite le varietà di grano duro della Produttori Sementi di Bologna) e del suo progetto Operation Pollinator.

Sod-seeding consentito?

Tra gli altri vincoli spicca l’obbligo di rotazione il divieto di utilizzo di insetticidi nella concia e di glifosate dalla semina al raccolto, che lascia ipotizzare l’intenzione di salvaguardare il diserbo presemina e quindi il sod-seeding, pratica virtuosa in termini di carbon footprint per la possibilità di preservare il tenore di sostanza organica dei suoli.


LE REGOLE DELLA CARTA DEL MULINO

  1. Le aziende produttrici di grano tenero sono sottoposte ai controlli per la corretta applicazione della “Carta del Mulino”. Ai Mulini e agli stoccatori viene inoltre richiesto di certificarsi secondo gli standard ISCC+ (International Sustainaibility and Carbon Certification) per garantire i requisiti di sostenibilità e di tracciabilità;
  2. Le aziende agricole devono adottare un piano di rotazione che preveda almeno tre colture diverse nel corso di cinque anni per preservare la struttura del suolo, incrementando la fertilità e riducendo la presenza di parassiti ed erbe infestanti;
  3. occorre seminare miscele di essenze vegetali per creare aree fiorite (“Fiori del Mulino”) non trattate. Queste aree possono essere temporanee o permanenti, ma in ogni caso la loro superficie deve essere almeno il 3% di quella utilizzata per la coltivazione del grano tenero della Carta del Mulino. Le fioriture devono essere progressiva e prolungate in modo da favorire l’insediamento di insetti impollinatori, di predatori naturali dei parassiti e di animali di vario genere per favorire la biodiversità dell’agro-ecosistema;
  4. Uso di varietà di frumento indicate da Barilla. La scelta delle varietà di frumento è essenziale sia per ottenere prodotti finiti di qualità, sia per utilizzare quelle più adatte alle diverse zone di coltivazione e diminuire il ricorso ad input chimici;
  5. occorre utilizzate solo sementi certificate di cui vengono garantite identità, purezza varietale, germinabilità e sanità. Inoltre è vietato l’utilizzo di materiale vegetale ogm. L’utilizzo di sementi certificate è lo strumento che assicura la coltivazione delle varietà scelte e, garantendo la sanità del seme, aiuta a contenere la diffusione delle malattie e a proteggere la pianta nelle prime fasi di crescita.
  6. È vietato l’uso di insetticidi neonicotinoidi per il trattamento del seme per proteggere le api e gli altri insetti impollinatori.
  7. È vietato il ricorso a glifosate dalla semina fino al raccolto. L’ente di controllo RINA verifica il rispetto della regola non solo in Italia (dove l’utilizzo del glifosate è già vietato solo nella fase di pre-raccolta) ma anche in quei Paesi dove sarebbe consentito dalle norme locali.
  8. Le partite di grano tenero ottenute secondo la “Carta del Mulino” devono essere raccolte e consegnate separatamente da tutte le altre;
  9. le strutture per la conservazione del grano e i Mulini devono assicurare l’identificazione e una gestione dedicata dei lotti di grano tenero appartenenti al Progetto della “Carta del Mulino” in modo da assicurare un corretto sistema di tracciabilità;
  10. nella conservazione del grano preferire metodi fisici come la refrigerazione o l’atmosfera modificata, che impediscono lo sviluppo degli agenti abbassando la temperatura o riducendo la presenza di ossigeno.

L’IMPEGNO DI MULINO BIANCO PER L’AMBIENTE

Dal 2008 al 2016 negli stabilimenti Mulino Bianco sono state ridotte del 54% le emissioni di gas serra e del 47% l’utilizzo di acqua. Allo stesso tempo più del 98,7% degli incarti sono riciclabili. Sul fronte dei consumi, dal 2008 al 2016, Mulino Bianco ha risparmiato più di 1.600.000 metri cubi di energia termica e più di 7 milioni di kWh.

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