Consumi, il lockdown ha consolidato il made in Italy tipico e locale

export ortofrutta
Secondo i dati Nomisma elaborati per Cia-Agricoltori Italiani, nei prossimi trent'anni sui consumi peserà l’invecchiamento della popolazione: -10% al 2050

Il cittadino/consumatore post emergenza è più attento al made in Italy (26%), alla tutela dell’ambiente (22%), alle tipicità del territorio (16%), alla salute (15%) e alla convenienza (14%). A dirlo è il report elaborato da Nomisma su “Il ruolo economico e produttivo dell’agroalimentare italiano in tempo di Covid-19 e scenari di lungo periodo”, presentato in occasione del primo webinar post lockdown della Cia-Agricoltori Italiani dedicato al progetto “Il Paese che Vogliamo”.

Il report Nomisma, analizzando i valori alla base delle scelte di acquisto alimentari durante l’emergenza, individua fattori influenti e traccia possibili scenari per l’intera filiera agricola, tra nuove potenzialità e criticità da risolvere.

 

 

Consumi anticiclici, vendite cibo +5%

Il report dimostra che i consumi di cibo e bevande sono stati (durante l’emergenza) e continuano a essere tra i pochi che hanno segnato delle variazioni positive, dimostrandosi anticiclici rispetto alle altre filiere. Infatti, mentre sono andate a picco le vendite dei beni non alimentari (-22% in valore nel primo quadrimestre sullo stesso periodo del 2019 e addirittura -52% solo ad aprile) quelle di cibo hanno registrato un aumento del 5% nei primi quattro mesi del 2019 e del 6% ad aprile.

Consumi, e-commerce strategico per sviluppo produzioni locali

consumiIn un contesto in cui l’e-commerce dei prodotti alimentari è destinato a crescere (il 95% degli italiani crede che l’acquisto web di prodotti alimentari aumenterà nei prossimi anni), il canale online avrà un ruolo centrale nello sviluppo del mercato tipico/locale. Il 92% degli italiani, secondo l'indagine Nomisma, crede che questa sia, infatti, la modalità più utile per poter acquistare i prodotti alimentari dei piccoli produttori, specie quando si parla di piccole realtà situate in zone interne e difficili da raggiungere, come le aree appenniniche.

Consumi, -10% nel 2050

Stime Nomisma prevedono che tra dieci anni aumenteranno i consumi di verdura (49%), frutta (47%) e olio extravergine di oliva (6%), mentre diminuiranno quelli di pasta (-23%), carne (-32%) e salumi (-45%). Nel 2050 si acquisteranno più prodotti biologici (44%), rich-in (34%), carne bianca (19%), come anche di Parmigiano Reggiano (8%), mentre il saldo sui consumi di vino e carne rossa sarà negativo rispettivamente del 22% e del 45%.

Secondo lo studio, nei prossimi 30 anni una popolazione italiana più anziana (che misurata sul totale di quella maggiorenne passerà dal 26% attuale al 38% nel 2050) porterà a una diminuzione dei consumi vicina al 10%.

Sui consumi impatterà anche l'evoluzione dei redditi. «Per sopravvivere al calo della domanda interna – specifica Denis Pantini di Nomisma - serviranno competenza nell'export e nuovi assetti aziendali per produzioni realmente più orientate al consumatore».

Nuove possibilità per l’agricoltura

L’emergenza, come evidenziato dal report, ha accelerato la diffusione dell’utilizzo del digitale e consolidato nuovi trend di consumo. Questi cambiamenti si innestano su un’evoluzione di lungo periodo (cambiamenti demografici, socioeconomici, climatici, etc) che modificheranno gli assetti produttivi della nostra agricoltura e per questo dovranno essere monitorati con attenzione per comprenderne e anticiparne le evoluzioni.

«Tali modifiche non condurranno a un unico “modello” di agricoltura italiana – incalza Pantini -  e affinché possa esistere una sostenibilità economica anche per le imprese situate in aree marginali, occorrono interventi infrastrutturali (in particolare sul digitale) e organizzativi (reti di imprese e di sistema) in grado di cogliere opportunità di mercato che altrimenti andrebbero perse (si pensi a export o turismo). Non si tratta di supportare imprese “marginali”, ma di garantire la tenuta e la salvaguardia di interi territori del Paese, attraverso l’unica attività, quella agricola, che ancora può farlo, garantendo a monte pari condizioni competitive».

Cia, dopo il lockdown, riparte il progetto “Il Paese che Vogliamo”

consumi alimentari
Dino Scanavino

Dopo l’emergenza riparte il progetto dell’organizzazione che punta su rilancio delle aree rurali e sistemi produttivi territoriali.

«Il Covid-19 ha avuto effetti drammatici sulla tenuta socio-economica del Paese e ha rimesso in discussione tutti i modelli di crescita - ha spiegato il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino -. Ma la pandemia ha reso chiaro a tutti la centralità del settore primario. L’agricoltura ha svolto la funzione di garante dell’approvvigionamento alimentare nazionale. Un impegno straordinario, portato avanti con dedizione e responsabilità dalle aziende, che tuttavia non è stato sufficiente ad arginare crisi e perdite reddituali, soprattutto legati allo stop del canale Horeca e al crollo delle presenze per gli agriturismi».

Sotto pressione anche la tenuta sociale dei territori, in particolare nelle aree rurali e periferiche del Paese, dove molte delle debolezze caratterizzanti l’assetto locale nel periodo pre Covid-19 sono state amplificate. «E’ il caso dell’arretratezza infrastrutturale, sia fisica che digitale, con cui si è dovuto confrontare il sistema produttivo - ha osservato Scanavino -. Al lato opposto, alcune potenzialità delle aree rurali, quali il benessere ambientale, la qualità dell’aria e del paesaggio, sono state cruciali per la popolazione durante il periodo di lockdown e di distanziamento sociale».

Accesso ad internet nelle aree rurali. Report Nomisma.

Scanavino: «La ruralità territoriale deve diventare leva di sviluppo»

«La ruralità territoriale rappresenta un elemento su cui investire per favorire percorsi di crescita competitiva e di tenuta sociale, frenando lo spopolamento e l’abbandono delle aree interne - ha detto Scanavino-. E’ chiaro, però, che bisogna accelerare interventi di digitalizzazione e di ammodernamento della rete dei trasporti; sostenere lo sviluppo di una sanità territoriale e di scuole decentrate; agevolare percorsi di aggregazione all’interno delle filiere per costruire sistemi produttivi territoriali; integrare sempre di più l’agricoltura con il turismo e l’enogastronomia di qualità. Serve dunque un progetto ambizioso con un ruolo chiave per l’agricoltura - ha concluso il presidente Cia- che deve essere legittimato e riconosciuto a tutti gli effetti dalle politiche nazionali ed europee».

Provenzano: «L’agricoltura riportata al centro del discorso pubblico»

Giuseppe Provenzano interviene durante il webinar organizzato dalla Cia.

«L'agricoltura ha ricevuto in questi mesi una nuova attenzione ed è stata riportata al centro del discorso pubblico - ha dichiarato il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano -. Abbiamo lavorato anche insieme agli altri ministeri tenendo conto del comparto agricolo, era un atto dovuto. Per ripartire abbiamo davanti grandi opportunità, quella del Green Deal e dell’innovazione digitale. Sono due direttrici sulle quali stiamo lavorando per il rilancio del Paese. Queste tematiche incrociano ciò che vogliamo realizzare in termini di trasformazione e miglioramento della capacità produttiva del Sud. La prossima settimana - ha concluso il ministro - ci incontreremo con la ministra del Mipaaf Teresa Bellanova per concentrare lo sforzo attuativo e potenziare le politiche di coesione territoriale».

 

Consumi, il lockdown ha consolidato il made in Italy tipico e locale - Ultima modifica: 2020-07-03T14:32:38+02:00 da Laura Saggio

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