Il Green Deal si farà, ecco come

Toccherà all’agricoltura dimostrare di poter assorbire 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030. Una quota che ogni Stato Membro può incrementare. La notizia buona è la maggiore possibilità di valorizzare questo servizio ecosistemico attraverso il meccanismo del sistema di scambio delle quote di emissione

Il Green deal è nero su bianco.

La Commissione europea ha adottato infatti la scorsa settimana un pacchetto di proposte per rendere le politiche dell'UE in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità idonee a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Il percorso del Green Deal

Il conseguimento di tali riduzioni nel prossimo decennio è fondamentale affinché l'Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 come stabilito dal Green Deal .

 

 

Con il nuovo accordo la Commissione presenta gli strumenti legislativi per conseguire gli obiettivi stabiliti dalla normativa europea sul clima e trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società per costruire un futuro equo, verde e prospero.

Una serie completa di proposte interconnesse

Le nuove proposte puntano ad un'accelerazione delle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra nel prossimo decennio, attraverso:

  • l'applicazione dello scambio di quote di emissione a nuovi settori e il rafforzamento dell'attuale sistema di scambio di quote di emissione dell'UE;
  • un aumento dell'uso di energie rinnovabili;
  • una maggiore efficienza energetica;
  • una più rapida diffusione dei modi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture e dei combustibili necessari a tal fine;
  • l'allineamento delle politiche fiscali con gli obiettivi del Green Deal europeo;
  • misure per prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio;
  • strumenti per preservare e potenziare la capacità dei nostri pozzi naturali di assorbimento del carbonio.
Gli strumenti del Green deal

Una revisione del sistema di scambio di quote d’emissione

Il sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (ETS) fissa un prezzo per il carbonio e riduce ogni anno il limite massimo applicabile alle emissioni di determinati settori economici. Negli ultimi 16 anni questo sistema ha consentito di ridurre del 42,8 % le emissioni provenienti dalla produzione di energia elettrica e dalle industrie ad alta intensità energetica.

Ora la Commissione propone di abbassare ulteriormente il limite massimo generale delle emissioni e di aumentarne il tasso annuo di riduzione. La Commissione propone inoltre di eliminare gradualmente le quote di emissioni a titolo gratuito per il trasporto aereo, di allinearsi al sistema globale di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio per il trasporto aereo internazionale (Corsia) e di includere per la prima volta nell'ETS dell'UE le emissioni generate dal trasporto marittimo.

Per ovviare alla mancata riduzione delle emissioni nel trasporto stradale e negli edifici, è istituito un nuovo sistema separato di scambio delle quote di emissione per la distribuzione di carburante per il trasporto stradale e di combustibile per gli edifici. La Commissione propone inoltre di aumentare l'entità dei fondi per l'innovazione e la modernizzazione.

Spesa climatica da ridurre

Per integrare la cospicua spesa destinata all'azione per il clima nel bilancio dell'UE, gli Stati membri dovrebbero spendere la totalità delle loro entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione per progetti connessi al clima e all'energia. Una parte specifica delle entrate provenienti dal nuovo sistema per il trasporto stradale e gli edifici dovrebbe essere destinata ad ovviare all'eventuale impatto sociale per le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese vulnerabili.

Il regolamento sulla condivisione degli sforzi assegna a ciascuno Stato membro obiettivi rafforzati di riduzione delle emissioni per quanto riguarda gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l'agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie. Questi obiettivi, tenendo conto delle diverse situazioni di partenza e delle diverse capacità di ciascuno Stato membro, si basano sul loro PIL pro capite, con adeguamenti per tener conto dell'efficienza in termini di costi.

I target per l’agricoltura

Gli Stati membri condividono inoltre la responsabilità dell'eliminazione del carbonio nell'atmosfera, per cui il regolamento sull'uso del suolo, sulla silvicoltura e sull'agricoltura fissa un obiettivo generale dell'UE per l'assorbimento del carbonio dai cosiddetti “pozzi naturali”, pari a 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030.

I nuovi obiettivi per il comparto primario

Gli obiettivi nazionali imporranno agli Stati membri di preservare e estendere i propri pozzi di assorbimento del carbonio. Entro il 2035 l'UE dovrebbe mirare a raggiungere la neutralità climatica nei settori dell'uso del suolo, della silvicoltura e dell'agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dal CO2, come quelle derivanti dall'uso di fertilizzanti e dall'allevamento. La strategia forestale dell'UE mira a migliorare la qualità, la quantità e la resilienza delle foreste dell'UE. Sostiene i silvicoltori e la bioeconomia forestale, garantendo nel contempo la sostenibilità della raccolta e dell'uso della biomassa e preservando la biodiversità, e predispone un piano per piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030.

I servizi ecosistemici delle foreste

Janusz Wojciechowski, Commissario per l'Agricoltura, ha dichiarato: «Le foreste sono essenziali nella lotta contro i cambiamenti climatici. Garantiscono inoltre posti di lavoro e crescita nelle zone rurali, materiali sostenibili per lo sviluppo della bioeconomia e servizi ecosistemici preziosi per la nostra società. La strategia forestale, affrontando l'insieme degli aspetti sociali, economici e ambientali, mira a garantire e a rafforzare la multifunzionalità delle nostre foreste e sottolinea il ruolo centrale svolto da milioni di silvicoltori che operano sul territorio. La nuova politica agricola comune offrirà l'opportunità di fornire un sostegno più mirato ai nostri silvicoltori e allo sviluppo sostenibile delle nostre foreste».


Un fondo per garantire una transizione equa dal punto di vista sociale

Mentre nel medio e lungo termine i benefici delle politiche climatiche dell'UE superano chiaramente i costi di questa transizione, le politiche climatiche rischiano di esercitare nel breve periodo un'ulteriore pressione sulle famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese più vulnerabili. Le politiche contenute nel pacchetto presentato dalla Commissione ripartiscono quindi equamente i costi della lotta e dell'adattamento ai cambiamenti climatici.

Inoltre, gli strumenti per la fissazione del prezzo del carbonio generano entrate che possono essere reinvestite per incentivare l'innovazione, la crescita economica e gli investimenti nelle tecnologie pulite. Viene proposto un nuovo Fondo sociale per il clima il cui obiettivo è assegnare finanziamenti specifici agli Stati membri per aiutare i cittadini a investire nell'efficienza energetica, in nuovi sistemi di riscaldamento e raffrescamento e in una mobilità più pulita. Il Fondo sociale per il clima sarebbe finanziato dal bilancio dell'UE, utilizzando un importo equivalente al 25 % delle entrate previste provenienti dallo scambio di quote di emissione dell'edilizia e dei carburanti per il trasporto stradale. Consentirà di assegnare 72,2 miliardi di € agli Stati membri per il periodo 2025-2032, sulla base di una modifica mirata del quadro finanziario pluriennale. Con la proposta di ricorrere a finanziamenti nazionali analoghi, il Fondo mobiliterebbe 144,4 miliardi di € per una transizione socialmente equa.

Il Green Deal si farà, ecco come - Ultima modifica: 2021-07-19T01:31:34+02:00 da Lorenzo Tosi

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