Lombardia, il neo assessore punta su filiere e multifunzionalità

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Fabio Rolfi sottolinea la mission e anche la nuova valenza del suo mandato: «Dobbiamo superare l’ottica del prodotto agricolo e agganciarlo alla filiera in modo da contare su un gioco di squadra per avere risultati e benefici condivisibili»

«Non farò il sindacalista degli agricoltori, per questo ci sono già le organizzazioni di categoria, ma mi occuperò di filiere e anche di alimentazione cercando di valorizzare la multifunzionalità dell’agricoltura lombarda». Così Fabio Rolfi sottolinea la mission e anche la nuova valenza del suo mandato come Assessore all’agricoltura, all’alimentazione e ai sistemi verdi in questa XI legislatura. Una precisazione non da poco visto che alcune legislature fa i sistemi verdi erano un assessorato autonomo, ma soprattutto perché l’agricoltura è sempre più da considerare come primo anello da valorizzare in un percorso di filiera. Su questo punto l’assessore è preciso: «Dobbiamo superare l’ottica del prodotto agricolo e agganciarlo alla filiera in modo da contare su un gioco di squadra per avere risultati e benefici condivisibili».

Prima di essere nominato assessore regionale dal nuovo Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, è stato vicesindaco e assessore del Comune di Brescia, consigliere regionale nel 2013, presidente della III Commissione Sanità e politiche sociali e membro della IV Commissione Attività produttive e occupazione.

Cosa sta emergendo dalle proposte della nuova Pac per la Lombardia? «Le proposte presentate sulla Pac post 2020 non sono positive per il comparto agricolo lombardo e l’Italia in genere. Oltre a un taglio del 5% degli aiuti comunitari, si applicherebbe la convergenza esterna che di fatto finirebbe per livellare il contributo a tutti gli agricoltori europei riducendo gli aiuti per un’agricoltura produttiva e intensiva come quella lombardaa. Non possiamo accettare che una regione come la nostra, prima in Italia per fatturato agricolo, sia messa in secondo piano da una politica agricola di sussistenza che vuole avvantaggiare altri Paesi europei».

Che cosa potrebbe cambiare nel Psr 2021-2027? «La Lombardia è una delle regioni più vocate per la zootecnia, ma oltre al latte c’è il settore avicolo, ed è fondamentale il valore dell’agricoltura di pianura, ma anche la tutela del settore nelle aree pedemontane e collinari. Difenderò l’agricoltura eroica, di qualità e le attività dei giovani».

Che valore ha la multifunzionalità? «Il concetto della multifunzionalità dell’agricoltura è importante, credo che il settore primario debba anche svolgere un ruolo di difesa e valorizzazione del territorio e del paesaggio. Serve anche un’agricoltura capace di essere più produttiva, grazie all’innovazione tecnologica e alla precision farming deve essere in grado di aumentare le rese razionalizzando l’uso delle risorse».

Come si valorizza il prodotto agricolo? «Non c’è più il singolo prodotto agricolo da valorizzare ma la filiera, attraverso la condivisione di obiettivi e risultati, una tappa obbligata anche per superare contrapposizioni di parte. Occorre inoltre combattere le fake news ad esempio quelle che circolano sul latte: nei prossimi mesi partirà una massiccia campagna di comunicazione, che inizierà dalle scuole e avrà come target le nuove generazioni».

Qual è la sua posizione sugli ogm? «Non ho nessuna preclusione ideologica, ma i punti di forza dell’Italia sono le colture tipiche assieme alla qualità, non le commodity. Non possiamo competere con grandi numeri e quindi occorre sostenere lo sviluppo del biologico e la distintività delle produzioni agricole».

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