«Macchè aumenti, i prezzi dell’ortofrutta sono inchiodati da 8 anni»

Lo conferma il primo rapporto di Italmercati-Borsa Merci telematica sulle quotazioni all'ingrosso. Il Presidente Andrea Zanlari: «Grazie alla condivisione delle quotazioni, il mercato è più trasparente e la filiera più governabile». La sfida di condividere i big data sui prezzi per guadagnare in competitività

I prezzi di frutta e verdura non sono aumentati. Anzi, negli ultimi 8 anni sono rimasti sostanzialmente stabili. Ad affermarlo, con puntualità e senza tema di smentita, è il primo Rapporto dal titolo “Trasparenza al centro” sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli, presentato oggi a Roma e realizzato da Italmercati, la rete dei mercati italiani all’ingrosso e Borsa Merci Telematica Italiana (Bmti).

Fluttuazioni limitate al 15%

«Dal rapporto - conferma Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati- emerge che l’andamento dei prezzi negli ultimi 8 anni può dirsi, per i prodotti in esame, stabile ed in ogni caso ristretto in una fascia di fluttuazione del totale percentuale limitata da valori minimi e massimi segnati dalla disponibilità dei volumi consentita dal clima pari a circa un 15%. Per questo dire che i prezzi all’ingrosso sono lievitati è una fake news».

da sinistra: Andrea Zanlari, Alessandra Pesce, Fabio Massimo Pallottini.

Trasparenza, competitività e innovazione

I dati presentati nel Rapporto analizzano le rilevazioni su 19 mercati nazionali con 6mila voci a catalogo e 240mila dati internazionali, e hanno come obiettivo quello di mettere sempre più al centro della filiera agroalimentare trasparenza, competitività e innovazione.

«Questa rilevazione costituisce – aggiunge Pallottini - un prezioso patrimonio in grado di garantire informazione puntuale, consapevolezza merceologica, trasparenza agli scambi commerciali, che vogliamo mettere a disposizione anche di chi ha il compito di prendere le decisioni. Il prezzo si presenta nei mercati come la chiave interpretativa più leggibile e utile delle forze e degli equilibri che regolano gli scambi per sostenere il mercato e per rilanciare le imprese».

Con oltre 6 milioni di dati analizzati, il database costituisce un patrimonio informativo unico per la mole e per metodologia, uno strumento a disposizione di istituzioni, produttori, operatori e consumatori.

Dieci anni di rilevazioni in un unico Database

«Avere un database sulle tendenze nei mercati all’ingrosso degli ultimi 10 anni – spiega Andrea Zanlari presidente di Bmti - aiuterà tutto il comparto ad avere un approccio e una visione più moderna. Questo primo rapporto è frutto di un lavoro impegnativo e complesso di cui voglio ringraziare tutta la squadra di persone che lavora con noi per far crescere il Made in Italy agroalimentare. Oggi apriamo una nuova fase che rende il sistema più competitivo e, soprattutto, più trasparente».

Il sottosegretario Alessandra Pesce:
«Più accessibilità per fare crescere il sistema»

Plauso all’iniziativa dal sottosegretario al Mipaaf Alessandra Pesce, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza dello sforzo fatto di aver messo a sistema un patrimonio informativo tanto vasto: «Tecnologie e innovazioni sono due pilastri su cui poggiare lo sviluppo dell’agroalimentare made in Italy. Il lavoro qui presentato si presta a un utilizzo efficace sotto diverse angolazioni: costituisce un grande elemento di trasparenza nella contrattazione per i produttori, permette ai consumatori di esprimere una domanda corretta e consapevole e accompagna le scelte di politica nella verifica delle condizioni di mercato. Con queste opzioni – conclude il Sottosegretario - ritengo che l’uso delle informazioni raccolte possa essere ulteriormente valorizzato e invito gli autori del lavoro a riflettere sulle forme più appropriate di accessibilità in modo da poter beneficiare appieno degli strumenti informativi messi a punto».

A conclusione dei lavori Pallottini, dopo aver esplicitato l’urgenza di far partire «Un tavolo ortofrutticolo ampio», ha ricordato che nell’ambito del progetto trasparenza ogni venerdì sul sito di Italmercati è pubblicata La Borsa della spesa, un servizio dedicato al consumatore che indica quali prodotti conviene acquistare in rapporto qualità/prezzo.


Italmercati in numeri

  • 11 mercati all’ingrosso (Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Roma, Torino, Verona)
  • 286 varietà
  • 120 specie
  • 66 origini
  • 286 mila rilevazioni annue

Fabrizio De Giacomi (coordinatore Bmti): «Connettere i big data dei prezzi, dell'andamento climatico e dell'andamento dei mercati per costruire strategie di crescita del made in Italy»

Fabrizio De Giacomi

«Il dato più importante di questo lavoro di squadra è il grande numero di dati raccolti. Una quantità tale che credo abbia eguali solo in alcuni paesi del mondo quali Stati Uniti e Francia. L’altro aspetto rilevante è che sono dati molto precisi e scritti con una codifica unificata e quindi sono perfettamente elaborabili: questa è una potenza notevole, ma molto poco sfruttata». Fabrizio De Giacomi, coordinatore dell'attività di rilevamento di Bmti analizza, nel corso dell'evento di Roma, i punti di forza e di debolezza della BOrsa merci telematica e lancia l'obiettivo per il prossimo futuro. «Abbiamo praticamente dati su qualunque prodotto. Il passo successivo sarà di riuscire a connettere questa valanga di dati con tutti gli altri dati: climatici, di vendita, ecc., per arrivare a definire così delle strategie di produzione. Noi raccogliamo questi dati da 20 anni. Dal 2007 sono standardizzati su 20 mercati, 6mln di dati riguardano solo gli ultimi 10 anni: ora è arrivato però il momento di usarli».

Gli italiani, per livello culturale, o per una formazione prevalentemente umanistica, non sono portati a utilizzare statistiche, elaborare i dati e seguirne il senso. Questo è sicuramente un limite nazionale che abbiamo. Tuttavia, oggi la potenza tecnologica è tale che credo sia arrivato il momento in cui anche una mole così ampia di dati possa essere tradotta in linguaggi semplici utilizzabili dall’agricoltore.

«Il mio personale scoramento è che, pur essendo dati totalmente trasparenti e reperibili è rarissimo che qualche agricoltore, o cooperativa, o consorzio di produttori li consulti. C’è bisogno di una continuità necessaria tra chi produce dati e le organizzazioni agricole che, purtroppo, non li usano in maniera consistente. Gli spagnoli che pure hanno dati molto più semplici e più scarsi di noi, li utilizzano molto di più. Sicuramente c’è una arretratezza del sistema che va contrastata, cercando di accorciare i tempi, per esempio, relativi al ricambio generazionale che in questo settore sono troppi lunghi».

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