Al via il road show della Cia per costruire “Il Paese che vogliamo”

Parte da Sassello, nell'entroterra ligure, il percorso in 5 mosse della Cia che punta al rilancio delle aree rurali raccogliendo le istanze della base

Da sinistra Daniele Buschiazzo, sindaco di Sassello, Stefano Mai, assessore all’agricoltura di Regione Liguria, Alessandro Protopapa, assessore all’agricoltura di Regione Piemonte, Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte, Aldo Alberto, presidente Cia Liguria, Sonia Viale, vice presidente di Regione Liguria. monsignor Marco Granara, presidente Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso e Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia
Riflettori puntati su 5 priorità: la manutenzione delle infrastrutture, il governo del territorio, lo sviluppo di filiere a vocazione territoriale, i nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e le politiche di coesione tra istituzioni ed enti locali per il rilancio delle aree interne.

L’agricoltura ha un ruolo strategico per il presidio del territorio, ma serve anche il contributo di altri settori partendo dalle rappresentanze di base, ossia dai Comuni, dalle istituzioni, dagli enti locali e dalle associazioni categoria per costruire “Il Paese che vogliamo”. Con questo obiettivo è partito oggi da Sassello, Comune dell’entroterra ligure in provincia di Savona, il road show della Cia che si propone di coinvolgere i rappresentanti nazionali e locali, enti ed istituzioni, oltre a tecnici ed esperti dell’economia e della società su temi prioritari per il rilancio delle aree rurali interne con un progetto di riforma in 5 mosse.

 

Scanavino, presidente Cia: «Vogliamo cambiare l’approccio con la politica»

Lo ha spiegato bene Dino Scanavino, presidente della Cia: «Vogliamo organizzare, sollecitare  e coordinare un progetto di cittadinanza attiva cambiando l’approccio con la politica.  Alla fine di questo percorso presenteremo progetti utili e cantierabili. A Sassello siamo partiti dai sindaci e dagli interlocutori sul territorio per mettere a punto una programmazione di interventi che possa impiegare anche risorse e personale decentrato. Penso ad esempio anche alle ex province. Il Paese che vogliamo è quello che cerca di sostenere  l’agricoltore che produce materia prima in zone difficili, marginali e che combatte contro il dissesto del territorio».

Il road show della Cia parte da Sassello, Comune dell'entroterra ligure in provincia di Savona

Riflettori puntati sulla manutenzione delle infrastrutture, sul governo del territorio, sullo sviluppo di filiere a vocazione territoriale, di nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e di politiche di coesione tra istituzioni ed enti locali.

 

Seconda tappa in Campania, poi nelle Marche e in Abruzzo

Il confronto continuerà il 4 settembre a Benevento, in Campania, per la seconda tappa del percorso. Toccherà poi alle Marche con l’evento a Castelsantangelo sul Nera, tra i Comuni nel cratere del sisma 2016, e infine all’Abruzzo. L’obiettivo è quello di raccogliere sul territorio proposte ed esigenze per presentare poi alla politica un progetto condiviso a livello territoriale.

Da ogni incontro emergeranno spunti e riflessioni su quelli che sono i cinque punti di riforma del Paese secondo la Cia, coinvolgendo di volta in volta nel dibattito le rappresentanze istituzionali protagoniste a livello territoriale: da enti parco a camere di commercio, associazioni di categoria per artigianato e turismo, telecomunicazioni, industria, distribuzione e trasporti, consorzi di bonifica, ma anche organi scolastici e sanitari, mondo scientifico e accademico di riferimento.

 

 A Sassello l’incontro interregionale Liguria-Piemonte

Il format del roadshow prevede l’avvio dei tavoli tematici dedicati ai temi del progetto, poi l’elaborazione e la presentazione pubblica dei documenti di sintesi, frutto del confronto tra vertici della Cia e ospiti istituzionali.

In particolare nell’incontro interregionale Liguria-Piemonte di Sassello i quattro tavoli organizzati da Cia si sono focalizzati sulle criticità delle due regioni nelle aree rurali interne, poco popolate e spesso marginali mettendo in luce spunti e riflessioni sui limiti infrastrutturali, sulla lentezza dei trasporti per la distribuzione dei prodotti, sul peso della burocrazia, sulle necessità di aggregazione e cooperazione tra operatori nell’ambito delle filiere organizzate. Il ruolo dell’agricoltura e degli agricoltori diventa strategico per la tutela di ambiente e paesaggio visto che la coltivazione dei terreni aiuta a stabilizzare i versanti e a trattenere le sponde dei fiumi.

Da sinistra Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte, Aldo Alberto, presidente Cia Liguria,Sonia Viale, vice presidente di Regione Liguria, monsignor Marco Granara, presidente Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso e Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia

Protagonisti di questa prima tappa Aldo Alberto, presidente Cia Liguria e Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte che si sono confrontati con Daniele Buschiazzo, sindaco di Sassello, Sonia Viale, vicepresidente di Regione Liguria, Stefano Mai, assessore all’Agricoltura della Regione, Marco Protopapa, assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte. Monsignor Marco Granara, presidente Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso.

 

Un progetto di riforma in 5 mosse

Sono cinque le priorità individate dalla Cia: si parte dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture che possono essere effettuati dagli imprenditori agricoli, in sinergia con gli altri settori e in convenzione con istituzioni, amministrazioni locali, enti parco, Gruppi di azione locale, Consorzi di bonifica e Camere di commercio. Gli interventi dovranno riguardare anche le infrastrutture tecnologiche e dell’informazione, a partire dalla diffusione di Internet e banda larga nelle aree marginali del Paese.

Servono inoltre politiche di governo del territorio per prevenire i disastri ambientali e mantenere lala biodiversità, politiche di gestione del suolo anche per valorizzare il patrimonio forestale nazionale. All’attività agricola dovrà essere riconosciuto, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, anche quello di governo del territorio.

Fondamentale anche lo sviluppo di filiere a vocazione territoriale per dare origine a vere e proprie “reti d’impresa territoriali” e, al loro interno, favorire processi di innovazione sostenibile, anche sociale.

La Cia ha presentato alle istituzioni anche una proposta di modifica della legge 157 del 1992 che regola la caccia per dare il via a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica che crea danni milionari ad agricoltura e ambiente. In questo ambito occorre sostituire il concetto di protezione con quello di gestione; ricostituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato tecnico faunistico venatorio, a cui dare le competenze oggi divise in diversi ministeri; distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell'attività venatoria; prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia; rafforzare l'autotutela degli agricoltori sui propri terreni; prevedere un risarcimento totale del danno subito dagli agricoltori; rendere tracciabile la filiera venatoria per la sicurezza e la salute pubblica.

Dall’organizzazione agricola arriva anche la proposta di un nuovo rapporto  tra istituzioni ed enti locali per il rilancio aree interne in Europa capace di beneficiare appieno delle nuove possibilità offerte al territorio dalla riforma della Pac.

 

Al via il road show della Cia per costruire “Il Paese che vogliamo” - Ultima modifica: 2019-09-02T22:03:31+00:00 da Francesca Baccino

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