Cia: «Non c’è rilancio delle aree interne senza agriturismi»

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L'assemblea di Terra Verde ha fatto il punto su uno dei settori più colpiti dalla pandemia. Ma le basi per un rilancio ci sono, partendo dai fondi europei, riducendo la burocrazia e puntando sui giovani

Tenacia, passione, volontà, accoglienza, tutela dei territori più fragili e tradizione. In una parola: resilienza. Per questo gli agriturismi sono un elemento importante del tessuto agricolo, turistico e sociale italiano. Soprattutto per le aree interne. La pandemia ha portato un maggior flusso di presenze durante i mesi estivi, nonostante la mancanza di turisti stranieri. Ma il bilancio del 2020 è comunque negativo.

La crisi da Covid ha tolto agli agriturismi italiani più di 600 milioni di fatturato su oltre un miliardo annuo di media e 295 milioni di presenze. Ora la sfida è recuperare questi clienti. Anche e soprattutto con il supporto dei giovani agricoltori. Questi i messaggi più forti lanciati nel corso dell'assemblea nazionale di Turismo Verde, l’Associazione per la promozione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani, svoltasi all’auditorium Giuseppe Avolio di Roma.

Agriturismi, il dramma del lockdown

Tante le perdite, fa presente l'associazione, che si sono concentrate nel lockdown quando i flussi turistici nelle strutture hanno ceduto l'89% rispetto al 2019, raggiungendo ad aprile -96% di presenze e l'azzeramento degli arrivi (-99%). Poco ha potuto l'avvio dell'estate con giugno che ha fatto registrare -78% di arrivi e -80% di presenze. Luglio e agosto hanno riportato gli italiani in vacanza, ma senza incidere sul trend complessivo. Nel trimestre estivo la domanda estera è crollata del 65,9%, mentre l'aumento di quella interna è stato di solo 1,1%. In questo scenario non tutte le regioni e le mete hanno mostrato pari resistenza. Più forti Toscana, Veneto e Puglia, mare e montagna hanno tenuto più delle città d'arte, rispettivamente con perdite del 30% e del 90%.

Fragili per natura, perché ancora prive di servizi e infrastrutture fisiche e digitali adeguate, sono le aree interne che però hanno mostrato grandi potenzialità con +5,2% di presenze nelle località rurali e di collina e +2,7% in quelle montane. Una pandemia che ha tagliato i numeri di un comparto molto vitale dell'economia che però, secondo Turismo Verde, ha messo in evidenza la rotta su cui puntare. Ossia le aree interne d'Italia che meglio conciliano il rispetto delle regole anti-Covid con l'esperienza turistica autentica promotrice di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tra riscoperta di paesaggi e piccoli borghi, tradizioni e piatti tipici.

Opportunità e contributi

«Il Recovery Fund è una grande opportunità sulla quale lavoriamo insieme al Governo e sul territorio affinché dia il giusto spazio e progetti mirati alla promozione delle aree interne coinvolgendo gli agriturismi». Così il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino nel suo intervento all'assemblea.

A fare il bilancio un bilancio tra i risultati ottenuti per il settore flagellato dal Covid-19 e il lavoro che c'è ancora da fare è stato il presidente di Turismo Verde-Cia, Giulio Sparascio. «Dal Bonus Vacanze alla sospensione di Imu e Tari abbiamo raggiunto in questi mesi importanti risultati a tutela degli agriturismi di tutta Italia ma – ha avvertito Sparascio – occorre andare avanti a 360 gradi».

Secondo il presidente occorre «non allentare il filo con le Regioni, molte delle quali ancora non rendono accessibili i contribuiti a fondo perduto previsti dal Dl Rilancio. Come anche rifinanziare la cambiale agraria strumento di accesso al credito agile e libero da vincoli burocratici, che ha già dimostrato di essere una boccata d'ossigeno per agricoltori e operatori agrituristici».

Cia: «Non c’è rilancio delle aree interne senza agriturismi» - Ultima modifica: 2020-10-07T15:24:38+02:00 da Simone Martarello

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