C’è l’accordo per i lavoratori stranieri, ma l’agricoltura chiede i voucher

decreto rilancio
Fumata bianca per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o con documento scaduto. I datori di lavoro dovranno versare 400 euro per "l'emersione" dei braccianti. Scettiche le organizzazioni agricole che temono i tempi lunghi della burocrazia

"Al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute a causa dell'emergenza sanitaria e favorire l'emersione di rapporti di lavoro irregolari, i datori di lavoro possono presentare  istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare in corso. I cittadini stranieri devono essere stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici (cioè all'acquisizione di impronte digitali e foto), prima dell'8 marzo 2020 ovvero devono aver soggiornato in Italia precedentemente, in forza della dichiarazione di presenza".

Comincia così nell'ultima bozza disponibile l'articolo 110 bis del Decreto rilancio che vuole regolare i rapporti di lavoro in agricoltura e nei servizi alla persona. Dopo una lunga trattativa che ha visto contrapporsi il Movimento 5 Stelle e la ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova è stata trovata la quadra per fornire la manodopera necessaria alle campagne italiane. La misura vale anche per chi ha permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. La titolare del Mipaaf si è commossa al momento del sì all'accordo.

 

 

Scarica la bozza dell'articolo 110 bis del Decreto Rilancio

I costi a carico dei datori di lavoro

Gli imprenditori agricoli che assumeranno lavoratori stranieri dovranno pagare 400 euro per ciascun lavoratore ovvero di 160 euro per la procedura di regolarizzazione e un contributo forfettario per le somme dovute dal datore a titolo retributivo, contributivo e fiscale. Con la nuova norma arriva anche lo stop allo scudo penale per i datori a fronte di reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Una tutela è prevista soltanto per l'impiego di lavoratori per cui è stata presentata istanza di emersione e per l'ingresso e il soggiorno illegale, che prelude alla regolarizzazione e all'emersione come soggiornanti regolari.

L’istanza di rilascio del permesso di soggiorno temporaneo è presentata dal cittadino straniero al Questore, dal 1 giugno al 15 luglio 2020, unitamente alla documentazione idonea a comprovare l’attività lavorativa svolta e riscontrabile da parte dell’Ispettorato Nazionale del lavoro cui l’istanza è altresì diretta.

La bozza del Decreto ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri, ora dovrà passare dal voto delle due camere per l'approvazione definitiva.

Decreto rilancio, niente scudo penale per i caporali

Il decreto tutelerà datori di lavoro e lavoratori, ma non i cosiddetti "caporali". Nel testo si legge: "sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore che abbiano presentata la dichiarazione di emersione, anche se di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale per l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale".

Nessuno scudo penale, invece, "nei confronti dei datori di lavoro condannati, anche per via non definitiva, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e dell'immigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite" e per i cosiddetti caporali.

Coldiretti, soluzione sono voucher e corridoio con Romania

«L'intesa raggiunta sulla regolarizzazione dei migranti non è risolutiva dei problemi del mondo agricolo anche per i tempi che non combaciano con quelli delle imprese» afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che nelle campagne le esigenze sono immediate mentre per la regolarizzazione ci vorrà tempo. Per questo – sottolinea Prandini – è necessaria subito una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne».

Secondo Prandini, le imprese agricole hanno bisogno anche di professionalità: «Non per tutti i lavori in agricoltura ci si può improvvisare, ma per la maggior parte serve manodopera formata e qualificata, dalla potatura alla guida dei mezzi agricoli. Per questo, conclude il presidente, va immediatamente aperto un canale di collaborazione con Paesi come la Romania da dove viene circa 1/3 dei lavoratori stagionali con i quali nel tempo sono stati stabiliti rapporti fiduciari».

Alleanza coop, le imprese hanno bisogno di risposte immediate

«L'accordo raggiunto dal governo sulla regolarizzazione dei migranti non è che una soluzione parziale al grande problema della mancanza di manodopera nei campi che resta irrisolto – dichiara il presidente di Alleanza cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri –avevamo proposto di introdurre strumenti straordinari di flessibilità e semplificazione, la possibilità di impiegare i cittadini che percepiscono il reddito di cittadinanza, come anche consentire forme di codatorialità nei rapporti tra azienda agricola socia e cooperativa ma siamo ancora in attesa di risposte dal Governo».

«Gli effetti della regolarizzazione che il governo si appresta oggi a varare si vedranno più avanti – conclude Mercuri – ma le imprese hanno bisogno di risposte che abbiano ricadute immediate. La frutta sugli alberi non può aspettare e la situazione nei campi resta problematica: se non arriva manodopera, sono a rischio tutti i prossimi raccolti ortofrutticoli».

 

 

C’è l’accordo per i lavoratori stranieri, ma l’agricoltura chiede i voucher - Ultima modifica: 2020-05-13T19:08:36+02:00 da Simone Martarello

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