Forum Vitivinicolo nazionale: l’Ue apre agli ibridi resistenti. Non alle Nbt

A Firenze il Forum Vitivinicolo nazionale organizzato da CIA-Agricoltori Italiani e Accademia dei Georgofili il 23 gennaio fa il punto su innovazione varietale, nuove tecnologie di miglioramento genetico e posizioni delle istituzioni

In viticoltura c’è un problema di sostenibilità e le nuove tecniche di miglioramento genetico sono in grado di risolverlo. Le sfide di riduzione degli input chimici necessari per la difesa del vigneto e di adattamento ai cambiamenti climatici sono affrontabili già oggi con le varietà resistenti ottenute con tecniche di incrocio e selezione assistita e lo saranno ancor più in futuro con l’applicazione delle tecniche di cisgenesi e di genome editing (New Breeding techniques o NBT). Il problema non è nella ricerca, nella quale l’Italia è all’avanguardia, né nel settore produttivo che guarda con interesse al rinnovamento varietale e all’innovazione genetica in atto, né tantomeno nel trasferimento tecnologico, grazie alla presenza di un settore vivaistico attivo e pronto ad investire. Il freno all’applicazione del rinnovamento varietale in viticoltura è da ricercarsi in una legislazione ingessata e lacunosa, incapace di interpretare l’innovazione e che non tiene conto dei pareri scientifici per affrontare le nuove biotecnologie in modo laico e privo di pregiudizi.

Il quadro sul futuro e le prospettive date dalle nuove varietà resistenti (registrate in Italia ancora in poche regioni) e sulle possibilità di miglioramento con le cosiddette New Breeding Techniques è stato presentato a Firenze da Riccardo Velasco del CREA Viticultura ed Enologia e da Michele Morgante dell’Università di Udine.

Riccardo Velasco
Michele Morgante
Antonio Rossi

Possibilità di miglioramento che si collocano all’interno di una normativa che guarda al processo e non al prodotto e che attualmente, ha spiegato Antonio Rossi del Servizio giuridico normativo dell’Unione Italiana Vini, vede da un lato le varietà resistenti escluse dall’utilizzo nei vini a denominazione di origine in quanto registrate come ibridi, sebbene qualitativamente, geneticamente e morfologicamente più vicine alla Vitis vinifera, e dall’altro i prodotti ottenuti con il genome editing, compresi all’interno di un vuoto normativo se non quello dato dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso luglio, che li colloca tra gli organismi geneticamente modificati previsti dalla Dir 2001/18 CE.

La Commissione: «Ibridi solo tradizionali»

E se, parlando delle prospettive e proposte che la Commissione Europea metterà nei prossimi mesi sul piatto della nuova Pac, Joao Onofre capo della Direzione Generale per l’Agricoltura Wine Spirits and Horticultural product della Commissione europea apre a una maggiore libertà per l’uso degli ibridi anche nei vini a Denominazione di Origine (proposta di modifica al Reg 1308/20013 alla quale l’Italia insieme a Portogallo, Francia e Ungheria si sta opponendo), la stessa opportunità non viene data alle News Breeding Techniques.

«Il principale obiettivo della Commissione Europea nella Pac è di permettere l’utilizzazione degli ibridi ottenuti con i metodi tradizionali di miglioramento genetico anche nelle DOC. Nonostante ancora ci siano tante resistenze all’introduzione di queste varietà, la Commissione deve dare la possibilità agli Stati membri, alle DO e alla fine al singolo produttore di farlo». Ha spiegato Onofre, invocando invece subito dopo un principio di inopportunità politica sulle tecniche NBT «Il passo successivo, quello di accettare le tecnologie di manipolazione genetica, secondo noi sarebbe politicamente irrealistico e non facilmente accettabile da parte dei consumatori, sia quelli europei sia quelli dei paesi terzi.»

Il Mipaaft: Nbt utili, posizione europea preoccupante»

Una preoccupazione e una posizione prettamente politiche quindi e non facili da riportare all’interno di una discussione svolta sul piano delle evidenze scientifiche, alla quale Luigi Polizzi dirigente del Dipartimento Diqpai del Mipaaft risponde in modo deciso «Il genome editing potrebbe essere uno strumento importante di sviluppo della ricerca italiana ed europea. Quindi la Commissione ha l’obbligo di poter dare la possibilità di esercitare questo tipo di ricerca e di darne applicazione. Non vorrei essere provocatorio chiedendo se come avvenuto nel caso delle piante geneticamente modificate ci sia bisogno delle grandi multinazionali che si facciano promotrici dell’avvio in sede europea di un dibattito su queste tematiche. Come amministratori, come Ministero e come Europa, dobbiamo guardare invece alla ricerca scientifica e accompagnare i processi di innovazione in modo da costruire quel substrato perché questi possano trovare un immediato sviluppo e un’immediata applicazione per le imprese, per l’ambiente e per il consumatore».

Dino Scanavino

Un percorso che come ha sottolineato anche Dino Scanavino, Presidente nazionale CIA Agricoltori Italiani, deve passare attraverso un’informazione corretta e non ideologica sulle nuove tecnologie di miglioramento genetico, rivolta ai consumatori e all’opinione pubblica, la cui capacità di cogliere i benefici ambientali e salutistici delle innovazioni è spesso purtroppo sottovalutata.

«L’innovazione non è solo nuova conoscenza ma anche trasferimento e diffusione di tecniche elaborate in questi anni, ma non collaudate in campo e non implementate nei processi aziendali. Occorre sviluppare nuove relazioni tra pubblico e privato ed interazioni più strette tra mondo dell’impresa e mondo della ricerca.» ha concluso Scanavino.

Forum Vitivinicolo nazionale: l’Ue apre agli ibridi resistenti. Non alle Nbt - Ultima modifica: 2019-01-25T09:25:22+00:00 da Roberta Ponci

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