Verso la fase due in ordine sparso

Le linee di produzione delle trattrici specializzate di Antonio Carraro, attualmente chiuse
C’è chi riapre, chi non ha mai chiuso e chi non riuscirà a riaprire nemmeno la prossima settimana. Dopo il decreto di Venerdì Santo e l’applicazione differenziata, con Regioni come il Veneto che adottano criteri meno restrittivi, il comparto delle macchine agricole prova a mettersi in movimento facendo leva sul meccanismo delle deroghe prefettizie, tra mille difficoltà logistiche e regolamentari

Fase 2 in ordine sparso. Il settore delle macchine agricole è ancora discriminato, l’unico senza un valido lasciapassare all’interno della “strategica” filiera agroalimentare, ma alcune realtà ricominciano a produrre, come fanno?

A due mesi dal primo provvedimento di limitazione per la zona rossa del lodigiano e tre settimane dopo il giro di vite del decreto “Chiudi Italia” che ha definitivamente fermato tutte le attività produttive tranne le poche considerate “essenziali” (tra cui l’agricoltura), il Governo Conte sta cercando con cautela di rimettere in movimento l’economia italiana con il Dpcm di Venerdì Santo.

 

 

Forte rallentamento della produzione industriale

Anche perché il nostro è il Paese in cui l’emergenza coronavirus sta determinando gli effetti peggiori sulla produzione industriale (-16,6% tra marzo e febbraio) e sul prodotto interno lordo. Il rischio di una pesante recessione, con effetti devastanti sull’occupazione e sulla coesione sociale, è sempre più concreto.

Così, nonostante i numeri ancora decisamente alti dei bollettini Covid19 in particolare per quanto riguarda il numero dei decessi, nonostante le perduranti difficoltà di regioni come Lombardia e Piemonte, nonostante la cronica e a questo punto colposa carenza di dispositivi di protezione individuale come le mascherine, l’esecutivo asseconda l’esigenza di riattivare alcune produzioni strategiche per non perdere il passo rispetto ai principali competitor (che in molti casi non hanno mai chiuso le fabbriche).

Ancora una volta però il criterio scelto è quello dei vetusti codici Ateco e non quello che parrebbe più razionale, ovvero la filiera.

Rendendo ancora più evidenti paradossi come l’esclusione del settore con codice Ateco 28.30, ovvero quello delle macchine agricole.

Zaia: «Il Lockdown è finito»

Regioni come il Veneto hanno annunciato l’adozione di provvedimenti molto meno

Luca Zaia

restrittivi. Un’applicazione differenziata, avallata dal decreto Chiudi Italia del 22 marzo, che rischia però di creare una forte disparità incidendo sulla competitività di aziende che condividono lo stesso settore produttivo, ma hanno sedi geografiche diverse.

«Noi abbiamo – precisa il Governatore Luca Zaia - un atteggiamento assolutamente responsabile e rispettoso del mondo della sanità e delle indicazioni dei comitati scientifici, ma bisogna prendere atto che non siamo più di fronte a un lockdown».

Secondo il presidente della Regione Veneto il lockdown è finito nel momento in cui si sono autorizzate le prime aperture: lo strumento delle richieste di apertura in deroga ai prefetti con la modalità del silenzio-assenso ha dato infatti modo a molte imprese di riaprire e Zaia stima che nella sua Regione sia già aperto il 60% delle attività produttive. «Dobbiamo puntare sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e con modalità per gestire con efficacia la convivenza con il virus perché dicono che ci metterà un bel po' ad andarsene».

Il rallentamento delle forniture e delle spedizioni

Tra i costruttori agromeccanici che stanno riaprendo in Veneto c’è Spedo. Un’azienda famigliare con sede a Badia Polesine specializzata nella realizzazione di attrezzature per la gestione sostenibile del suolo nei frutteti e vigneti, ospite costante di nostre manifestazioni di campo come Nova in vigneto.

«In realtà – precisa Davide Spedo – la nostra realtà non ha mai dovuto subire un vero stop di legge».

Davide Spedo

Il meccanismo della deroga prefettizia ha infatti consentito all’azienda di produrre attrezzature destinate però solo all’agricoltura nazionale. «Il tutto ovviamente rispettando le misure di sicurezza per i lavoratori imposte dai vincoli di legge». «Abbiamo dovuto però rinunciare a produrre per i circa 20 mercati esteri dove siamo presenti».

Una produzione, a ritmi ridotti, che è proseguita fino a fine marzo. «Ai primi di aprile abbiamo dovuto chiudere per problemi logistici. La fornitura di materie prime e componentistica ha iniziato a rallentare da subito per poi fermarsi. Era inutile continuare a mantenere aperto con macchine già pronte all’80% che non potevamo finire». Altre difficoltà Spedo le ha registrate sul fronte delle consegne, con maggiori costi nei trasporti e la rarefazione della disponibilità di spedizionieri ad esempio verso il Sud d’Italia, anche per la difficoltà a gestire le consegne e ad organizzare i carichi di ritorno.

Lo stop è durato fino a Pasqua. Dal 14 aprile Spedo ha riaperto contando anche sull’effetto del dpcm del 10 aprile e delle aperture di Zaia sulle filiere dei fornitori.

Attrezzatura per il diserbo meccanico nel vigneto di Spedo

Le difficoltà di chi produce trattrici specializzate

Un effetto che ancora tarda a verificarsi per costruttori di maggiori dimensioni come Antonio Carraro, storici produttori di trattori specializzati a Campodarsego (Padova).

«A oggi - illustra il responsabile marketing Roberto Castiello - siamo ancora fermi con la produzione, ci stiamo preparando per la ripartenza tra sanificazione della fabbrica (già fatta) e riprogrammazione produttiva per garantire le distanze e a tutti i dpi del caso. Contiamo in realtà che ci sia un aggiornamento dei codici Ateco e di poter ripartire il prima possibile. La volontà c’è tutta, Zaia è dalla nostra parte ma al momento siamo fermi con la produzione. Prepariamo i motori. Come tutti abbiamo bisogno di ripartire».

Trattrice TGF_Yanmar di Antonio Carraro

Maschio Gaspardo sempre attivo

Non si è mai fermata, infine, Maschio Gaspardo, importante realtà, sempre con sede a Campodarsego (Padova), di riferimento per la produzione di macchine per la lavorazione del terreno, manutenzione del verde, fienagione, semina, concimazione, protezione delle colture e dispositivi per l’agricoltura 4.0.

Rotopressa con fasciatore di Maschio Gaspardo

Ha continuato infatti a produrre senza interruzioni (anche se non al 100%) in tutti gli stabilimenti italiani, dopo richiesta di deroga alla Prefettura e nel pieno rispetto dei decreti e di quanto richiesto in termini di sicurezza.

L’azienda infatti dichiara di avere introdotto già dalla fine di febbraio per tutti i lavoratori e visitatori la misurazione della temperatura corporea due volte al giorno, l’uso di disinfettanti per mani e scarpe, e l’utilizzo di mascherine e guanti protettivi. Sono state definite regole di distanziamento sociale fra i dipendenti durante le diverse attività quotidiane, è stato massimizzato lo sforzo per la pulizia, inclusa la sanificazione degli ambienti attraverso delle aziende specializzate, ed è stato favorito lo smart working per tutti i dipendenti non direttamente coinvolti nelle attività produttive.

Anche gli stabilimenti all'estero di Maschio Gaspardo sono rimasti operativi, fatta eccezione per quello in India, e consegne, servizi di assistenza e ricambi continuano a essere garantiti con regolarità.

Verso la fase due in ordine sparso - Ultima modifica: 2020-04-17T00:05:17+02:00 da Lorenzo Tosi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome