Piano strategico nazionale, le raccomandazioni di Bruxelles

Tre mesi per concludere il trilogo e poi parte il confronto per l’elaborazione del Piano Strategico nazionale della prossima PAC, ma non si tratta di una scelta libera, bensì vincolata a precise linee di indirizzo che la Commissione ha formulato in questi giorni. Un’analisi che deriva da una fotografia che mette in luce i pregi ma anche i numerosi difetti della nostra agricoltura

Con l’approvazione del cosiddetto Regolamento Transitorio, l’attuazione della riforma della PAC é stata rinviata al 2023. Dal primo gennaio 2021 si entra però in un periodo decisivo per tracciare la definitiva cornice della nuova politica agricola comunitaria.

 

 

Le tre Istituzioni comunitarie sono infatti in grande fermento per adottare i testi della riforma entro la primavera del 2021 e lasciare agli Stati membri il tempo necessario per predisporre i Piani Strategici nazionali che dovranno essere operativi dal 1 gennaio 2023.

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All’interno del Piano Strategico ogni Stato membro dovrá definire la strategia nazionale per rispondere agli obiettivi generali della proposta di regolamento della PAC in merito alle sfide economiche, ambientali e sociali del settore agricolo, alimentare e delle aree rurali, nonché alle esigenze in termini di conoscenza, innovazione e digitalizzazione, al fine di contribuire congiuntamente al conseguimento degli obiettivi del Green Deal, della strategia "Dal produttore al consumatore" e di quella sulla biodiversità.

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I futuri piani strategici saranno adottati dalla Commissione europea e dovranno utilizzare i tradizionali strumenti: pagamenti diretti, sviluppo rurale e interventi settoriali per conseguire gli obiettivi della PAC ed i traguardi ambiziosi del Green Deal europeo mediante un approccio onnicomprensivo.

L’indirizzo della Commissione

La Commissione ha prodotto delle raccomandazioni per indicare le strategie principali e le modalità con cui affrontare le stesse all'interno dei piani, tenendo conto degli sforzi necessari, a livello di ogni Paese, per contribuire all'ambizione comune.

Le raccomandazioni prendono atto della dimensione economica, ambientale e sociale di ogni Stato membro e forniscono indicazioni precise per incentivare strategie innovative che garantiscano la presenza, all'interno dei futuri piani strategici della PAC, di soluzioni efficaci per le prossime sfide nel settore agro-alimentare.


Le debolezze del Belpaese

Qual é la fotografia che emerge per l’Italia?

Quali sono i suggerimenti dell’Esecutivo per la predisposizione di un Piano Strategico italiano che risponda alle esigenze in termini di crescita e permetta di colmare le carenze strutturali nel prossimo settennio?

Nel 2016, in Italia c’erano 1,1 milioni di aziende, la maggioranza di piccole dimensioni e a conduzione familiare su una superficie di 12,6 milioni di ettari.

La superfice media aziendale é pari a 11 ha e, a seguito dell’introduzione della convergenza esterna con la precedente riforma della PAC ,si registra una notevole riduzione nel supporto dei pagamenti diretti.

 Nel 2017, il 20% dei proprietari aveva il 75% delle terre e riceveva l’80% dei pagamenti diretti. L’importo più alto dei pagamenti diretti é per latte e settore zootecnico mentre il più basso riguarda il settore ovi-caprino, il vino e l’orticoltura.

Le aree rurali ed intermedie insieme rappresentano il 55% del totale, la cui sostenibilità economica si basa su agricoltura e foreste, con una popolazione di circa 12 milioni di abitanti. Le aree rurali rappresentano il 25% del totale (in EU 46%), il tasso di impiego, nonché il reddito medio in queste aree é più basso che nella media europea. La Commissione evidenzia che, malgrado un trend favorevole relativo all’impiego delle donne, persiste un importante gap di genere nelle aree rurali.

Negli ultimi 10 anni é aumentato, inoltre, il gap per i servizi essenziali rispetto alle aree urbane (salute, educazione, trasporti, servizi sociali) che si ripercuote in maniera negativa sullo sviluppo economico e sociale delle aree rurali.

Campioni di tipicità

La bilancia agro-alimentare é positiva sia con riferimento al mercato interno italiano  che per il mercato estero, con un trend tuttora  in crescita per vino e prodotti trasformati, malgrado le notevoli differenze tra Regioni.

L’Italia é considerata unica nel suo mix di suoli, condizioni climatiche e morfologia territoriale dando luogo ad una delle più diversificate agricolture d’Europa.

L’Italia é specializzata nelle produzioni di qualitá con 866 prodotti ad indicazione, il numero più alto in EU, concentrati nel nord e relativi, in particolare, a prodotti a base di carne, formaggi e vino. Attualmente il nostro Paese é il principale produttore di vino al mondo.

 La sostenibilitá dell’agricoltura italiana é minacciata dall’elevata frammentazione aziendale e dal basso reddito (tra i più bassi in EU) a cui si unisce una questione etico-sociale legata al lavoro sommerso.

Il gap digitale

La competitivitá dell’agricoltura risulta ostacolata da un basso uso delle tecnologie digitali. Ricerca ed innovazione appaiono dinamiche con 20 Digital Innovation Hubs nei settori agricoltura, foreste e caccia ma la diffusione dell’innovazione digitale é bassa per mancanza di idonee infrastrutture nelle aree rurali e di adeguate competenze della popolazione che risiede in queste aree.

Il numero di attori coinvolti nella ricerca é molto elevato ed esiste un potenziale in termini di innovazione ma é frammentato e la mancanza di coordinamento strategico impatta negativamente sul risultato finale.

Nel 2013 solo il 21% delle famiglie aveva un collegamento ad internet al di fuori delle aree rurali. Oggi il 68% delle abitazioni nelle aree rurali ha la rete veloce. Grandi sforzi dovranno essere fatti per raggiungere l’obiettivo del 100% entro il 2025 mentre problemi rimangono per la connessione dell’ultimo miglio tra la principale infrastruttura ed il “final user” nelle aree a scarsa densitá di popolazione.

Pochi giovani, molto bio

L’Italia é il Paese europeo con la percentuale più alta di superficie destinata all’agricoltura biologica (15% contro l’8% a livello UE) e come numero di produttori (dati 2018).

I dati relativi ai giovani agricoltori mostrano un’Italia costantemente al di sotto della media comunitaria. Nel 2016 erano 46.510 i giovani agricoltori con meno di 35 anni, pari al 4,1% del totale (EU 5,1%). Le aziende condotte dai giovani fino a 25 anni hanno un’estensione di circa 20 ha mentre al di sopra dei 25 e fino a 55 anni il dato conferma quello nazionale (11 ha). La fotografia scattata dalla Commissione mostra che le aziende condotte dai giovani sono principalmente zootecniche, diffuse soprattutto al nord del Paese e non “di sussistenza” ma caratterizzate da un approccio imprenditoriale.

Accesso al credito e alla conoscenza

Permangono i problemi di accesso e alla conoscenza, malgrado l’ampio sostegno attraverso il primo e secondo pilastro della PAC nonché al credito e alla terra.

Dal 2013 al 2018 viene evidenziato un positivo trend per l’agriturismo realizzato dai giovani agricoltori per la diversificazione del reddito agricolo.

Nel 2016 solamente il 3,65% degli agricoltori risultava in possesso di un diploma in agraria e solo il 1.32% una laurea in scienze agrarie.

Malgrado il livello di cooperazione tra agricoltori, sia per numero di aderenti che di attori coinvolti, il più alto in Europa, con grandi differenze tra nord e sud, persiste una frammentazione della catena alimentare con evidente debolezza dei produttori rispetto agli altri players.

Un territorio fragile

Nel 2018 si é registrato un decremento del 13% nelle emissioni di gas serra rispetto al 1990 ma solo l’1% rispetto al 2013 e con notevoli differenze tra regioni. L’agricoltura italiana viene considerata responsabile del 6,9% del totale emissioni contro il 13% del livello europeo di cui il 47% é dovuto al settore zootecnico mentre il 27% all’uso dei fertilizzanti.

L’Italia risente di forti rischi idrogeologici legati all’abbandono di alcune aree e di eccezionali periodi di alte temperature durante l’estate che favoriscono gli attacchi parassitari responsabili di ingenti perdite di produzione. Le specie invasive aliene sono una reale minaccia per l’Italia dove negli ultimi 30 anni si è registrato un aumento di oltre il 90% degli attacchi con  gravi ripercussioni sulla produzione.

L’emissione di ammoniaca, che si registra soprattutto al nord, legata agli stabilimenti zootecnici, dopo un periodo di livelli particolarmente elevati, si è attestata attualmente ai valori della media comunitaria.

L’Italia è il Paese europeo a più alto rischio di erosione del suolo dovuto all’acqua. L’implementazione delle direttive per la qualità dell’acqua e per la gestione dei nitrati mostra ancora delle carenze. Infatti nel 2018 l’Italia era sotto procedura di infrazione per la revisione delle aree vulnerabili e la necessità di azioni specifiche per il miglioramento della qualità dell’acqua.

Nel 2015 è stato creato un registro nazionale della biodiversità. Nel 2018 erano 300 le razze animali  incluse, di cui 200 a rischio estinzione.


La ricetta di Bruxelles

Dall’analisi della Commissione appare evidente la necessità di affrontare il problema del reddito delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, a conduzione familiare o situate in zone con vincoli naturali e l'elevata volatilità dei redditi.

La sostenibilità economica del settore dipenderà dalla capacità degli agricoltori di creare e attirare una maggior percentuale del valore aggiunto nella filiera alimentare.

Come vincere la sfida della sostenibilità

Per vincere le sfide europee e proseguire la transizione verso un'agricoltura sostenibile e resiliente, i Piani strategici dovrebbero incentrarsi sulla trasformazione e sull'ammodernamento del settore agricolo, sul miglioramento del valore, della qualità e della sostenibilità ambientale dei prodotti agricoli e biologici.

Una capillare applicazione della Direttiva comunitaria contro le pratiche commerciali sleali dovrebbe, entro breve, colmare alcune carenze che tuttora persistono.

La Commissione suggerisce di collegare le pratiche di gestione del suolo alla ricerca e all’innovazione tecnologica per diminuire il pericolo di depauperazione del suolo.

La copertura dei rischi

Parallelamente è necessario incoraggiare e agevolare l'uso da parte degli agricoltori di strumenti di gestione del rischio,  migliorando l'accesso ai finanziamenti, in particolare a favore dei giovani. Per questi ultimi sembrerebbe prioritario agevolare l'accesso anche a conoscenze/consulenze specifiche per le start-up agricole e al miglioramento della formazione per accrescere la competitivitá dell’agricoltura italiana.

L'agricoltura é estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici, da qui dovrebbe nascere una maggiore consapevolezza della necessità di mitigare e di adattarsi agli stessi. Un uso più puntuale dei prodotti fitosanitari, nonché lo sviluppo di metodi fitosanitari alternativi, il miglioramento della gestione del patrimonio zootecnico e del letame e un'irrigazione più efficace potrebbero veicolare il settore verso un approccio più sostenibile.

Più connessi e più uniti

l’Italia dovrebbe continuare ad impegnarsi nella transizione digitale del settore agricolo sfruttando le capacità dell'UE nelle tecnologie e infrastrutture digitali e dell'informazione, nonché l'osservazione satellitare, l'agricoltura di precisione, i servizi di geo-localizzazione, i macchinari agricoli automatizzati, i droni, ecc., al fine di monitorare meglio e ottimizzare i processi di produzione agricola e l'attuazione della PAC.

La disponibilità di una connessione Internet veloce e affidabile nelle zone rurali, accompagnata dallo sviluppo di competenze digitali, è fondamentale per consentire lo sviluppo di tutte le future soluzioni intelligenti per le nostre imprese e comunità agricole e rurali.

Francesca Cionco

Francesca Cionco – Administrator presso
Segretariato della Commissione Agricoltura
del Parlamento europeo

Piano strategico nazionale, le raccomandazioni di Bruxelles - Ultima modifica: 2020-12-24T17:54:15+01:00 da Lorenzo Tosi

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