Costi dell’energia, l’agricoltura può reagire

Fabrizio Adani
Biometano da fonti agricole per abbassare il grado di dipendenza energetica dall’estero. Nel Pnrr viene fissato l’obiettivo di 2,3-2,5 miliardi di metri cubi di questa fonte energetica, ma occorre presidiare i tavoli per non perdere un’occasione unica di reddito

Il forte aumento del costo del gas (e dell’energia) e, quale conseguenza, il forte aumento dei costi per i consumi diretti e indiretti dell’energia per uso agricolo stanno mettendo a dura prova il comparto:

  • aumento del gasolio (+50%),
  • aumento dei costi dei fertilizzanti (es. urea +143%)
  • eccetera.

Non solo, il prodotto primario poi deve essere trasformato, conservato e trasportato, tutte operazioni fortemente energivore che determinano un forte aumento dei prezzi al consumatore che, a lungo andare, potrebbero deprimere la domanda per tali prodotti.

Una situazione drammatica per il settore agricolo se si considera, come riportato da Coldiretti, che in controtendenza all’aumento generale del Pil del 6,5% nel 2021 l’agricoltura ha visto invece calare il proprio valore aggiunto.

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Cosa fare? Purtroppo il problema non è compartimentalizzabile ed è quindi difficile trovare una soluzione ad hoc per il mondo agricolo; quello che si può fare è trarre insegnamento da quanto sta accadendo e concludere, come più volte auspicato, che serve una diversificazione nell’approvvigionamento energetico e un'accelerazione sulla transizione energetica, permettendo quest’ultima una certa autosufficienza e un contrasto al caro gas (si riduce la domanda per le fonti non-Eu e si evitano regimi di monopolio).

Tra i punti chiave per la piena attuazione della transizione energetica due riguardano da vicino l’agricoltura:

a) lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili;

b) l’agricoltura sostenibile ed economia circolare.

E gli obiettivi del Pnrr sono quelli di garantire circa 2,3-2,5 miliardi di metri cubi di biometano, col vantaggio che avremmo una fonte energetica “nostrana e più facilmente controllabile”.

È anche vero che rispetto ai circa 70 miliardi di gas consumato in Italia, tali quantità sono poca cosa; alcune proiezioni, però, indicano una potenzialità di produzione ben superiore (8-10 miliardi di metri cubi di biogas/biometano), che potrebbe dare un forte contributo ad una strategia nazionale di autoapprovvigionamento (considerando anche le altre fonti rinnovabili e le potenzialità di gas fossile italiano inespresse).

È importante che il mondo agricolo sia presente e giochi un ruolo di primo piano sia per dare il suo contributo, tra l’altro necessario sia per il raggiungimento degli obiettivi indicati nel Pnrr, sia per non perdere una occasione unica di reddito (che altri si prenderebbero!).

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Importante sarà anche la integrazione del biogas/biometano e delle altre fonti rinnovabili sviluppabili in agricoltura con la dimensione territoriale, adottando strategie di sviluppo sul modello delle Comunità energetiche rinnovabili che, producendo dove si consuma, riducono il costo dell’energia/biocombustibile, riconoscendo all’agricoltura il ruolo di produttore di energia e rendendola a sua volta indipendente (autoconsumo).

Un tale approccio permetterà anche lo sviluppo di modelli agricoli sostenibili e circolari e lo sviluppo, a cascata, di altre “economie” (fertilizzanti rinnovabili, nuove fonti proteiche, nuovi approcci produttivi etc.).

Garantendo la piena sostenibilità (gestione dei reflui, riduzione delle emissioni, riduzione dell’impronta ecologica delle produzioni agricole).


di Fabrizio Adani
Università degli Studi di Milano
membro del Comitato tecnico scientifico di Edagricole

Costi dell’energia, l’agricoltura può reagire - Ultima modifica: 2022-02-16T16:06:55+01:00 da K4

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