L’innovazione digitale non è un gioco

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Sono tanti gli spunti incoraggianti emersi durante la presentazione dei risultati della ricerca dell’Osservatorio SmartAgrifood. Dall’agricoltura di precisione all’Iot, fino alla blockchain, ma di criticità ce ne sono ancora parecchie. Prime fra tutte le competenze e l’interoperabilità tra i sistemi

La strada per il settore agroalimentare sembra essere tracciata e a fare da apripista è l’innovazione digitale. Sono sempre di più gli attori della filiera, sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta, che ne riconoscono le opportunità. Ma non è tutto oro quel che luccica. I vantaggi ci sono ma i problemi da risolvere sono molti: il gap culturale, la formazione, l’interoperabilità tra le diverse tecnologie, una condivisione delle terminologie e dei mezzi a disposizione, ma anche un adeguamento delle infrastrutture e una maggiore connettività, aspetto che il contesto di emergenza in cui viviamo ha reso più che mai evidente.

Sostenibilità economica, sociale e ambientale

«Le tecnologie non sono uno dei fattori, ma il fattore che spingerà il settore verso una maggiore competitività, principalmente attraverso l’automazione delle attività e il supporto decisionale» lo chiarisce sin da subito Marco Perona, direttore scientifico dell'Osservatorio Smart AgriFood, durante la presentazione dei risultati dell’ultimo anno di ricerca “Il digitale è servito! Dal campo allo scaffale, la filiera agroalimentare è sempre più smart”.

 

 

I vantaggi, infatti, sono su più fronti. Filippo Renga direttore dell'Osservatorio Polimi: «l’innovazione digitale nell’agrifood riesce a garantire sostenibilità economica.Per esempio l’azienda agricola Agrisfera, impiegando macchinari connessi, riesce a ridurre l’uso di carburanti (risparmia circa 10 l di gasolio per ha, che equivalgono a un risparmio di circa 6 €/ha e circa 30 kg/ha di CO2 in meno). Ma la sostenibilità è anche ambientale e sociale».

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Potenzialità e criticità per le aziende agricole

La consapevolezza dell’esistenza di questi vantaggi da parte degli operatori è testimoniata dal fatto che il mercato dell’agricoltura 4.0 (termine che comprende soluzioni di agricoltura di precisione e di smart farming) sia in crescita. Andrea Bacchetti, direttore dell'Osservatorio, Università degli Studi di Brescia, ha precisato che «il mercato italiano vale è passato da 100 milioni a 370 tra il 2017 e il 2018, e quest’anno ha raggiunto i 450 milioni di euro ovvero un’incidenza del 5% del mercato mondiale. Il mercato cresce perchè cresce l’offerta, trainata soprattutto da attori tradizionali (86%) di alcuni principali settori: cerealicolo, ortofrutticolo e vitivinicolo. Tra le tecnologie abilitanti assume sempre più importanza il ruolo dei dati, dominano le tecnologie atte a gestirli (raccoglierli, memorizzarli ed elaborarli) in ottica di piattaforma, proprio per l’esigenza di un maggior supporto decisionale».

 

Dal lato della domanda, infatti, le imprese agricole cercano la sostenibilità delle produzioni, la consapevolezza delle dinamiche in atto nella propria azienda, la riduzione dei costi e la semplificazione del processo decisionale. Le soluzioni adottate dalle aziende principalmente sono: software gestionali, servizi di mappatura, sistemi di monitoraggio macchine e Dss.

I benefici ci sono e riguardano essenzialmente la riduzione degli input e del tempo di impiego dei macchinari, la riduzione delle ore di lavoro manuale e intellettuale.

Ma ci sono anche diverse criticità, legate principalmente alle competenze (tecnologiche ma anche manageriali), alla connettività e all’interoperabilità con i sistemi esistenti, ecc.

innovazione digitale«E stiamo parlando di aziende che comunque hanno già investito in innovazione – specifica Becchetti - quindi già mentalmente più predisposte a questo tipo di attività».

Le tecnologie per l'agricoltura non sono videogames

Da sinistra in alto in senso orario: Giuseppe Elias (Gestione Aziende Bianchini ss - Società Agricola); Gino Mainardi (Innovation and Advanced Engineering, COBO Group), Massimo Ribaldone (Executive Vice President R&D, Same Deutz Fahr); Matteo Vanotti (Founder, xFarm)

Forse il nodo cruciale è proprio l’interoperabilità, non tanto l’immediato ritorno economico. Quello c’è se si ottimizzano gli investimenti: meno attrezzi ma tutti integrabili. L’esperienza di Giuseppe Elias, società agricola Gestione Aziende Bianchini, testimonia proprio questa difficoltà.

«Mi conforta il fatto che si parli sempre di più di gestione del dato e di piattaforme aperte, perché al momento si riscontrano ancora grosse difficoltà nella compatibilità di queste piattaforme. L’Isobus è una bella parola però ci sono ancora grossi problemi di interoperabilità. Faccio un esempio: quest’anno abbiamo acquistato un nuovo trattore sul quale abbiamo installato un nuovo sistema di guida satellitare di precisione. Tutto molto bello ma, una volta montato il sistema il trattore non sterzava a causa dell’incompatibilità di una valvola del sistema di guida con le specifiche richieste dal trattore. Insomma, il montaggio e la risoluzione del problema attraverso un piccolissimo aggiornamento dei software ha richiesto più di una settimana, facendoci rimanere indietro con le operazioni colturali.

Questo per chiarire che la strada da fare è tanta: c’è un grande problema di preparazione del personale, le tecnologie sono complicate e servono tecnici che in azienda ora non ci sono. Quindi le strade da seguire sono due: o la semplificazione dei sistemi o la formazione di tecnici, che non può essere solo a carico delle aziende agricole ma anche di chi offre le tecnologie. Non ne possiamo fare a meno perché il beneficio c’è, il sistema di guida satellitare non è un gioco, serve per avere dati utili ma che hanno bisogno di essere gestiti. La sfida ora è proprio affinare i sistemi di gestione di questa massa enorme di dati che produciamo. Queste tecnologie costano troppo per non essere sfruttate adeguatamente. Il sistema di guida satellitare però può dare delle risposte essenziali per l’azienda: quanto ci costano le operazioni e anche quanto ci costa una macchina quando non lavora in campo».

Cobo: una completa sensorizzazione dei mezzi

Una soluzione che va in questo senso è quella presentata da Gino Mainardi, Innovation and Advanced Engineering, COBO Group: «Il nostro lavoro è incentrato sulla sensorizzazione di tutte le risorse presenti in una azienda: mezzi, attrezzi, persone. L’obiettivo è la completa tracciabilità delle risorse e la sua totale automatizzazione. La raccolta dei dati avviene, infatti, tramite centraline attaccate alle prese di forza dei trattori e sensori attaccati agli attrezzi mezzi (kit Cobo easyfit predisposto anche per l’Isobus), qualunque essi siano. Il che permette di tracciare ogni singola operazione: numero di ore lavorate, consumi, mezzi impiegati, come sono stati utilizzati ecc.»

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Cobo Easyfit

 

Sdf: verso una maggiore connettività e interoperabilità

Nella stessa direzione va Massimo Ribaldone, Executive Vice President R&D, Same Deutz Fahr: «I macchinari sono sempre più intelligenti, ma stiamo lavorando a livello locale attraverso il sistema Isobus per massimizzare l’integrazione tra trattore e attrezzo, che al momento non sempre comunicano in modo ottimale. Questo insieme a un aumento della connettività delle macchine, grandi ma anche piccole, e quindi lo sviluppo di piattaforme che elaborino i dati e li mettano in connessione con l’azienda. Fondamentali in questo senso sono le startup come XFarm che producono applicazioni apposite. Un’altra parte consistente del lavoro riguarda le soluzioni a livello globale, che permette di dialogare con diversi attori della filiera. È il caso di Agrirouter, un data hub che collega e raccoglie i dati di macchine, sensori, advisor, e processi, per avere una tracciabilità completa della filiera.

Infine, ci sono due precondizioni all’utilizzo delle tecnologie: la formazione degli operatori e la capacità di investimento. Ora si pensa solo al ritorno economico ma a livello europeo si sta pensando in ottica di green deal e quindi sarà sempre più fondamentale poter certificare il risparmio anche in termini di emissioni e sostenibilità ambientale».

L’innovazione digitale non è un gioco - Ultima modifica: 2020-04-25T12:11:49+02:00 da Sara Vitali

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