Castagneti intensivi, opportunità o minaccia?

    castagna
    Record di redditività per gli impianti moderni realizzati per la gestione meccanizzata. Ma le varietà euro-asiatiche come Bouche di Betizac, le più adatte per i castagneti-frutteti, hanno bassa qualità e scarso appeal per i consumatori e rischiano di deprimere anche il mercato dei marroni. Da Castanea 2019 di Pergine Valsugana l’analisi economica e le politiche per sostenere una coltura ad alto valore storico, culturale e ambientale

    Quante castagne produce il nostro Paese? 55mila tonnellate secondo gli ultimi rilevamenti ufficiali (del decennio scorso), solo 26 mila tonnellate, in tendenziale calo, secondo le stime presentate a Castanea 2019 da Luciano Trentini del Centro studio e documentazione sul castagno.

    Leggi qui l'articolo di lancio di Castanea 2019

    Leggi qui l'articolo sul ripristino degli impianti tradizionali

    Leggi qui l'articolo sui problemi fitosanitari (in pubblicazione)

    Luciano Trentini a Castanea 2019

    Un vero peccato perchè l’interesse dei consumatori moderni per castagne e marroni è in crescita, anche per le importanti caratteristiche nutritive, offrendo nuove chance di mercato. E anche per l’importante ruolo ambientale e paesaggistico di questa preziosa risorsa arborea: a Castanea Carla Scotti di I-Ter ne ha mostrato il forte aumento di sostanza organica nei suoli dei castagneti, e quindi l’effetto anti climate change, misurato nell’ambito dei gruppi operativi “Castani-CO” e “Biodiversamente castagno” sostenuti dal Psr Emilia-Romagna.

    Reagire all’invasione

    Impianto intensivo di Castagno

    Un disallineamento tra offerta e domanda di cui approfittano i nostri competitor internazionali: il Portogallo ci ha superato arrivando a produrre 29mila t; la Turchia ci batte nettamente (63 mila t); Grecia (36 mila t) e Albania (6mila t) sono solo le ultime “scoperte” di chi rifornisce la nostra Gdo. L’Italia da tradizionale esportatore è così diventata (dal 2012, in piena emergenza cinipide) forte importatore. Tanto che nel 2018 l’invasione è arrivata a quasi 40mila t di castagne per un valore di circa 100milioni di euro. «Ma il pericolo maggiore – testimonia Trentini – è quello cinese». Le specie locali Castanea mollissima e C. crenata assicurano una stagione di produzione che va da settembre a febbraio e, nonostante la qualità sia minore, la capacità di assicurare prezzi competitivi e continuità di fornitura sta consentendo ai cinesi di aggredire il sempre più solido mercato europeo.

    La produzione europea di castagne (Fonte centro studi e documentazione sul castagno di Marradi)

    Come reagire? Da una parte cavalcando l’innovazione dei nuovi impianti superintensivi, dall’altra valorizzando il capitale storico, culturale e ambientale degli impianti tradizionali di collina e montagna.

    Record di redditività

    Alessandro Palmieri

    Per il primo punto, l’analisi economico finanziaria presentata da Alessandro Palmieri dell’Università di Bologna ha verificato l’assoluta convenienza dei moderni impianti intensivi di castagneto-frutteto che si sono affermati nella penisola iberica e cominciano ad apparire anche nel nostro Paese soprattutto in Piemonte (grazie anche all’azione dell’attivissimo centro regionale di castanicoltura del Piemonte diretto da Gabriele Beccaro). La redditività calcolata dall’Università di Bologna arriva a oltre 20mila euro ad ettaro ad anno per impianti di pianura che consentono la raccolta meccanica, assolutamente competitiva rispetto a qualsiasi altro sistema frutticolo (oggi spesso in crisi). La piena produttività si raggiunge attorno al 6 anno (oltre 6 t/ha), il pieno ammortamento attorno al decimo e la durata viene ipotizzata attorno ai 25 (tutti ancora da verificare). «Le cultivar più interessanti – afferma Palmieri – per tale innovativa tipologia di produzione sono gli ibridi euro-giapponesi, mentre per le varietà tradizionali europee sono in corso le prime coltivazioni sperimentali».

    Valerio Cristofori

    «Dopo la depressione – conferma Valerio Cristofori dell’Università della Tuscia – da “vespa galligena” anche il Lazio cerca di ricrescere». L’Arsial (azienda regionale di sviluppo agricolo del Lazio) ha così potenziato il suo centro dimostrativo di Caprarola (Vt) creando campi collezione varietali e impegnandosi per il miglioramento della gestione di impianti di zone ad orografia difficile per evitarne l’abbandono. «Anche la castanicoltura laziale si sta poi affidando, soprattutto nel viterbese, a nuovi impianti meccanizzabili a base della varietà Bouche de Betizac (Castanea sativa X C. crenata) scelta per la sua resistenza al cinipide».

    La patata bollente euro-asiatica

    «Bisogna difendere la qualità della Castanea sativa – ribatte Trentini – e spiegare che i marroni di origine italiana hanno una qualità e un sapore superiori». «La Bouche – aggiunge – è invece una castagna sì grossa, ma che sa di patata!». Una provocazione che ha suscitato l’applauso spontaneo della platea della sessione economica di Castanea 2019 moderata da Terra e Vita. «Sono convinto – commenta Giorgio Maresi della Fondazione Mach – della possibilità di mettere a punto una gestione intensiva anche per le varietà nostrane, occorre incentivare la sperimentazione in questo senso».


    Castanea 2019

    Castanea 2019, 7° convegno nazionale sul castagno, ha richiamato oltre 100 relatori da tutta Italia,da mercoledì 12 a venerdì 14 giugno presso l’Istituto Marie Curie di Pergine ValSugana (Tn) per seguire un programma articolato in 4 sessioni principali, poster pitch, poster ed eventi culturali e di intrattenimento. Tutto per favorire il progresso economico e scientifico di questa coltura

    All’evento, promosso ogni quattro anni dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI) e organizzato quest’anno da FondazioneMach con Luisa Palmieri come convener, ha partecipato anche Terra e Vita con la moderazione della sessione di economia e politica che ha offerto lo spunto per quest’articolo.

    Oggetto di analisi e confronto sono stati: metodi gestionali dei castagneti da frutto e dei boschi di castagno; sistemi di trasformazione del prodotto; progresso tecnologico di macchine ed attrezzature; sistemi innovativi di rilievo del patrimonio castanicolo (satellite, droni ecc.); valorizzazione dell’attività umana, del paesaggio e della biodiversità; nuove frontiere nel campo della nutraceutica e della tracciabilità del frutto fresco e dei suoi derivati; strategie di promozione e finanziamento.

    Terra e Vita ha partecipato come media partner a questo evento patrocinato dalle seguenti istituzioni ed associazioni: Provincia autonoma di Trento, Comune di Pergine Valsugana, Associazione Nazionale Città del Castagno, Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Istituto Marie Curie di Pergine Valsugana, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, Centro di Castanicoltura Regionale del Piemonte, Centro Studio e Documentazione sul Castagno di Marradi, APT Valsugana Lagorai.
    La prossima edizione di Castanea si terrà nel 2023 a Napoli, organizzata dall’Università Federico II di Portici.

    Castagneti intensivi, opportunità o minaccia? - Ultima modifica: 2019-06-17T04:30:42+02:00 da Lorenzo Tosi

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