Farm to Fork, Dorfmann: «Serve un approccio più bilanciato»

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Herbert Dorfmann, relatore all'Europarlamento della strategia Farm to Fork
L’Europarlamentare presenta il testo - di cui è co-relatore - adottato martedì dalla plenaria di Strasburgo, e definisce la posizione del Parlamento europeo riguardo la proposta della Commissione che punta a rendere la filiera alimentare europea più sostenibile. «Siamo all’inizio di un processo di riforma che porterà all’elaborazione di varie proposte legislative»

«La risoluzione sulla Farm to Fork votata dal Parlamento è un compromesso tra visioni divergenti». Esordisce così l’europarlamentare sudtirolese Herbert Dorfmann intervenendo nella sede romana del Parlamento europeo in occasione della presentazione del rapporto sulla Farm to Fork. Il testo, di cui Dorfmann è co-relatore, è stato adottato martedì dalla plenaria di Strasburgo e definisce la posizione del Parlamento europeo riguardo la proposta della Commissione che punta a rendere la filiera alimentare europea più sostenibile.

LA RISOLUZIONE NON LEGISLATIVA È STATA APPROVATA CON 452 VOTI A FAVORE, 170 VOTI CONTRARI E 76 ASTENSIONI.

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Strategia troppo poco attenta alla catena alimentare

«La strategia presentata alla Commissione europea a maggio dell’anno scorso era ed è abbastanza deludente. Perché si ferma troppo, di nuovo, a livello agricolo. Gran parte della strategia – specifica Dorfmann - parla infatti di agricoltura e non di catena alimentare. La cosa più evidente a conferma di ciò è che gli obiettivi numerici fissati sono tutti agricoli: la riduzione di fertilizzanti, di antiparassitari, di antibiotici. C’è solo un dato sulla catena, quello sullo spreco alimentare: in cui la strategia si pone l’obiettivo di una riduzione del 50%».

«Sospetto quindi che la strategia non abbia solo l’obiettivo di dare valore a tutta la catena, ma anche creare una situazione favorevole dove altri uffici, responsabili, commissari, a livello dell’Ue possano interessarsi di politica agricola. Questa a mio avviso è una tattica per interferire nella politica agricola».

«Abbiamo cercato - prosegue Dorfmann - di elaborare una relazione che non cambi la strategia di per sé, ma che dia un’indicazione chiara sulla posizione del Parlamento europeo e su quale potrebbe essere la posizione del Parlamento se la strategia venisse attuata». Come spiegato da Dorfmann, si tratta quindi dell’inizio di un processo che porterà all’elaborazione di varie proposte legislative.

Strategia Farm to Fork, qui i testi approvati dal Parlamento europeo

«Nbt sono una risorsa. Non ripetiamo gli stessi errori fatti con gli Ogm»

In merito alla riduzione di fertilizzanti e antiparassitari al centro del dibattito negli ultimi giorni prima del voto, Dorfmann specifica: «In Parlamento abbiamo detto sì - con una maggioranza risicata - ne sosteniamo la riduzione ma a due condizioni: che ci siano a disposizione dell’agricoltore valide alternative per poter produrre; e che non venga essere compromessa la fertilità dei suoli».

A riguardo Dorfmann spiega che un’opportunità può venire dalle nuove biotecnologie di miglioramento genetico, le New Breeding Techniques. «L’Italia è all’avanguardia in Europa su questo tipo di ricerca e, per la prima volta, il Parlamento ha detto con una grande maggioranza che è a favore di una legislazione nova, europea, su queste tecnologie, e che possono dare un importante contributo per la riduzione dei prodotti antiparassitari».

«Anche qui sono convinto che dobbiamo legiferare perché se non lo facciamo la ricerca pubblica se ne va, perché la ricerca ha bisogno di chiarezza, non può spendere soldi senza certezze. La fuoriuscita della ricerca pubblica ci porterebbe sullo stesso binario in cui ci siamo trovati anni fa con gli ogm classici. Oggi non dobbiamo ripetere gli stessi errori fatti in Europa sugli ogm».

Sostenibilità sì, ma…

«La filiera alimentare europea può giocare un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico e a favore di una produzione più sana ed ecologicamente sostenibile. Garantire alimenti di qualità, a prezzi accessibili, è da sempre uno degli obiettivi dell’Unione europea, ma non possiamo - puntualizza Dorfmann - sacrificare la sicurezza alimentare sull’altare della sostenibilità. In gioco c’è anche la nostra autonomia. Non avrebbe senso produrre pochi alimenti di lusso in Europa e importare il resto dai paesi terzi. Questo, tra l’altro, farebbe aumentare anche le emissioni inquinanti».

Un ruolo importante in merito ce l’hanno i consumatori, che secondo Dorfmann con il loro comportamento di spesa, «determinano il futuro sul mercato dei prodotti più sostenibili».

Il consumatore, incalza Dorfmann, «indirizza la catena alimentare. Se si vuole veramente una catena di più alto valore dobbiamo convincere il consumatore a comprare prodotti di qualità migliore a prezzi più alti. In questa catena l’industria della trasformazione ha una responsabilità importante. Tanti prodotti che vengono criticati perché troppo salati, grassi o pieni di zuccheri, sono il frutto di una trasformazione industriale. Qui entra in gioco il tema dell’etichettatura fronte pacco».

Il nodo etichettatura

In risposta alle preoccupazioni delle organizzazioni agricole presenti rispetto a un’eventuale introduzione a livello europeo del nutriscore, il sistema d’etichettatura francese per indicare gli alimenti considerati più sani, Dorfmann specifica: «condivido la forte opposizione in Europa rispetto a questa prospettiva. Bisogna trovare una soluzione e deve essere gestita a livello europeo. Il nutriscore esiste senza una legislazione europea. È un sistema che hanno inventato su criteri non trasparenti, di proprietà privata, non certo a favore del benessere del consumatore. L’etichettatura fronte pacco deve essere fondata sulla scienza».

«Vanno invece valorizzate - prosegue - le indicazioni geografiche, espressione della tradizione culturale europea. Hanno un’importanza economica non irrilevante e dobbiamo stare attenti che non ci sia spinta verso la semplificazione».

Farm to Fork e settore zootecnico, nessuna condanna ma criticità evidenti

La posizione di Dorfmann in merito è cauta. «Nella relazione siamo stati molto attenti ad affrontare questa tematica. Per quanto riguarda l’allevamento ci sono zone con un’intensità troppa alta, penso per esempio al Nord Europa, in cui la situazione crea una serie di problemi di sostenibilità. Nel testo, ad ogni modo, non è condannato nessun tipo di allevamento, bovino, suino, ecc».

«Per quanto riguarda carne, latte e derivati poniamo attenzione sempre e solo al consumo eccessivo. Abbiamo evitato di condannare il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari tout court. Anche qui penso però che non si possa negare che in alcune diete europee abbiamo un consumo di carne pro capite troppo elevato».

Farm to Fork, l’inizio di un processo di riforma

Dorfmann conclude mettendo l’accento sul fatto che «siamo all’inizio di un processo di riforma. Gli studi d’impatto sulla strategia hanno rimesso in discussione parte della proposta della Commissione. Il rapporto del Parlamento promuove un approccio più bilanciato. Bisogna continuare in questa direzione, per far prevalere la nostra visione anche sui singoli dossier legislativi».

 

 

Farm to Fork, Dorfmann: «Serve un approccio più bilanciato» - Ultima modifica: 2021-10-22T18:29:46+02:00 da Laura Saggio

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